Europa
Riforma del copyright alla battaglia decisiva. Bruxelles: «Ora o mai più»
di Beda Romano
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - È un voto dall'esito incerto quello che il Parlamento europeo terrà mercoledì a Strasburgo sulla controversa direttiva che dovrebbe regolare il diritto d'autore nella nuova era di Internet. Il testo presentato dalla Commissione europea ha spaccato i partiti, avvelenato gli animi, scatenato la reazione sia dei fornitori di servizio sulla Rete che delle case editrici. La partita è tanto politica quanto economica in una fase in cui i media sono sotto pressione in molti paesi del mondo.

La proposta dell'esecutivo comunitario risale al 2016. L'obiettivo è di imporre una forma di remunerazione ai contenuti editoriali online. Per decenni, se non per secoli, la produzione culturale, sia essa letteraria, cinematografica o giornalistica è stata remunerata. Con Internet, molto è diventato gratuito, indipendentemente dalla qualità, tanto che numerose case editrici sono oggi in difficoltà finanziaria.
Sul pacchetto legislativo, il Consiglio ha trovato una propria posizione nei mesi scorsi. Ora tocca al Parlamento europeo. In giugno, la commissione affari giuridici ha approvato un proprio mandato negoziale con cui affrontare la trattativa con i Ventotto e la stessa Commissione. Il testo è stato rivisto, rendendolo più restrittivo, in particolare per quanto riguarda la remunerazione dei diritti d'autore. Il voto in commissione mostrò 14 deputati a favore, nove contrari e due astensioni.

Al voto su ciascun emendamento
In luglio la plenaria dell'assemblea aveva due possibilità: fare proprio il mandato preparato dalla commissione affari giuridici oppure rimettere in discussione il mandato e consentire la presentazione di nuovi emendamenti con un nuovo dibattito. Fu scelta questa seconda strada. Nel voto di mercoledì il Parlamento dovrà votare emendamento per emendamento. Si tratta di un passaggio legislativo insolito: tendenzialmente, infatti, la plenaria conferma tacitamente il mandato votato in commissione.

L'esito del voto è difficile da prevedere. Non solo perché i partiti sono spaccati, ma perché è probabile che il testo sia approvato con emendamenti confusi e contradditori tra loro, rendendo difficile lo stesso negoziato con i Ventotto. Da un punto di vista puramente giuridico, il Parlamento ha anche facoltà di respingere la proposta comunitaria d'emblée oppure rimandare lo stesso testo dinanzi alla commissione affari giuridici perché metta a punto un nuovo mandato negoziale.

Parlamento a fine corsa
Sul futuro dell'iniziativa comunitaria pesa il prossimo voto per il rinnovo del Parlamento europeo in maggio. Nel caso di rinvio del testo alla commissione affari giuridici per un nuovo mandato negoziale i tempi rischiano di allungarsi e la fine del trilogo, del negoziato Commissione-Consiglio-Parlamento, difficilmente potrebbe terminare prima della fine di questa legislatura. In luglio, in plenaria 318 deputati avevano bocciato il mandato negoziale, 278 lo avevano approvato, e 31 si erano astenuti.

Lobby in azione
Il voto di mercoledì è solo un passaggio dell'iter legislativo, non certo l'ultimo. La partita ha scatenato un dibattito acceso. Numerosi deputati hanno denunciato la straordinaria pressione di molti lobbisti, in particolare i fornitori di servizio come Google ma anche coloro che temono per la libertà della Rete. Sul fronte opposto, le case editrici e gli artisti. Questo fine settimana 200 personalità francesi hanno firmato una lettera aperta in difesa del diritto d'autore.

Coloro che temono per la libertà di Internet hano raccolto prima dell'estate fino a 700mila firme a favore della bocciatura della riforma. Evidentemente, il tema non ha solo risvolti economici, ma ha anche politici. La Rete è ritenuta al tempo stesso una fonte di informazione scadente, ma anche un baluardo della libertà d'espressione. Tra le varie cose, la proposta di Bruxelles prevede limiti al caricamento di video su YouTube (articolo 13) e il pagamento di diritti per la riproduzione di articoli (articolo 11).

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