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Cinque offerte al Mise per il 5G
di Andrea Biondi
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All’appello al momento hanno risposto in cinque su 7: Tim, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Iliad. Nessuna offerta invece presentata da Open Fiber e Linkem, gli altri due operatori ammessi alla partecipazione (qualificati) alla procedura di gara per l’assegnazione di diritti d’uso delle frequenze nelle bande 694-790 MHZ, 3600-3800 MHZ e 26.5-27.5 GHZ.

Entra così nel vivo l’assegnazione delle frequenze necessarie per lo sviluppo del 5G. Oggi e domani si terrà una fase di training che vedrà coinvolte le strutture del Mise e i soggetti interessati all’asta. Giovedì alle 11 inizierà poi la fase dei rilanci veri e propri da cui si individuerà chi potrà portarsi in dote lo spettro necessario per far diventare realtà servizi innovativi che vanno dalle auto senza guidatore all'e-health alla realtà aumentata a servizio del turismo. Servizi molto importanti che si gioverebbero di un 5G in grado di consentire una velocità di 20 Gigabit al secondo in download e tempi di latenza nell'ordine dei millisecondi.

La banda 700 Mhz è considerata particolarmente pregiata (un po’ come la banda 800 nell'ultima gara per il 4G) da parte degli operatori, trattandosi di una frequenza bassa che ha un raggio di copertura molto lungo e che dovrebbe rivelarsi molto utilizzata per la copertura del territorio e di quei paesini e siti remoti la cui copertura può risultare particolarmente difficile. Contemporaneamente la frequenza 700 serve molto in ambito urbano perché riesce meglio a “bucare” i muri. Per questo è la costosa (oltre 2,3 miliardi di base d’asta). Sarà disponibile solo a metà 2022, quando sarà liberata dai broadcaster. In questa banda l’Agcom ha previsto, nel mettere a punto le regole per la gara, una riserva a favore di nuovo entrante (solo Iliad ne ha fatto richiesta e alla fine se l’è aggiudicata per 676,5 milioni di euro) . Quanto alla banda 26.5-27.5 Ghz (170 milioni a base d’asta) è la più adatta a garantire velocità elevate. Le frequenze 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz saranno disponibili da gennaio 2019. Avranno tutte durata a fine 2037.

Come dichiarato in serata dal Mise l’insieme delle offerte, da cui si parte per i rilanci, ha raggiunto i 2,48 miliardi: sostanzialmente il quantum richiesto dalla legge di Bilancio dello scorso anno. Mancano all’appello 400 milioni circa, aggiuntivi, previsti per frequenze in banda 700 (attigue a quelle del ministero della Difesa) a uso “Supplemental Downlink”, rimaste senza offerta. Sulla banda 700 invece, a quanto risulta al Sole 24 Ore, a rispondere presente sarebbero stati Tim e Vodafone. Nella banda 3.6-3.8 GHz le offerte sarebbero arrivate da Tim, Vodafone e Wind Tre, ma mancano offerte «per il blocco specifico», vale a dire uno dei due da 80 Mhz. Sul resto, la cosiddetta banda millimetrica, hanno puntato tutti.

Le carte saranno comunque scoperte ora con i rilanci. Per investimenti che faranno felici le casse dello Stato, ma accompagnati da più di un mugugno da parte delle telco, già alle prese con investimenti strutturali sulla fibra e con una pressione sui prezzi che si sta facendo sempre maggiore, con l’arrivo di Iliad.

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