Europa
Il processo a Orbán spacca l’Europarlamento (e il governo italiano)
di Alberto Magnani
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Il capo di imputazione è chiaro: aver violato lo stato di diritto. Il verdetto, e le sue conseguenze, ancora no. Domani l’Europarlamento, riunito in plenaria a Strasburgo, voterà una proposta di risoluzione per l’attivazione dell’articolo 7 del trattato sulla Ue contro l’Ungheria di Viktor Orbán . Una decisione che potrebbe sfociare, sul lungo periodo, nella sospensione del diritto di voto di Budapest nel Consiglio Ue.

L’accusa, contenuta nelle relazione delll’eurodeputata olandese dei Verdi Judith Sargentini (Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni), è di aver «violato i valori fondanti dell’Unione europea», infrangendo diritti basilari in materia di migranti, costituzione e libertà civili. Orbán è intervenuto oggi a Strasburgo, con toni non esattamente concilianti. In attesa del verdetto di domani, l’Eurocamera si spacca. Con ripercussioni sugli stessi gruppi politici e le loro affiliazioni nazionali.

Come funziona l’articolo 7
L’articolo 7 del trattato è una procedura che si attiva quando si sospettano violazioni dei valori comunitari. L’iter è abbastanza lungo: la risoluzione firmata da Sargentini per «verificare i comportamenti dell’Ungheria» va al vaglio del Parlamento europeo, che la deve approvare con un minimo di due terzi dei deputati; se il Parlamento europeo dà il via libera, il Consiglio dei ministri europeo deve decidere con un consenso di almeno quattro quinti di procedere con gli accertamenti. Se si rilevano delle violazioni, lo stesso Consiglio può decidere all’unaminità (escluso il Paese indagato) di comminare delle sanzioni, fino alla sospensione del diritto di voto in sede europea. Con la legislatura a fine corsa nel 2019, è difficile che si arrivi davvero a una multa per Orbán. Il voto ha un valore più che altro politico, anche se non è chiaro quali siano gli equilibri interni al Parlamento Ue. Anzi.

Dall’Austria al Ppe, tutti gli imbarazzi del voto ad Orban
In teoria la sfida sul tavolo dovrebbe consumarsi fra il blocco delle forze filo-Ue e quella dei sovranisti, il dualismo che si prefigura in vista delle elezioni del prossimo maggio. Ma le posizioni emerse finora sono molto più varie di quanto suggerirebbero le rispettive famiglie politiche, a partire da quella più in bilico in attesa di domani:il Partito popolare europeo, il gruppo di centrodestra che ospita al suo interno forze che vanno dalla Cdu di Angela Merkel a Fidesz, il partito nazionalista dello stesso Orban. I popolari sono combattuti da tempo sulla linea strategica da adottare nei confronti del cosiddetto gruppo di Visegrad, il blocco di governi sovranisti dell’Europa dell’Est. La spaccatura fra chi invoca l’espulsione di Orbán e chi tenta il dialogo con la destra nazionalista si riproduce ora, su scala maggiore, nel voto di domani. Il cancelliere Sebastian Kurz , considerato come un esempio della destra che strizza l’occhio al blocco di Visegrad, ha annunciato che gli europarlamentari del suo partito (Freiheitliche Partei Österreichs) voteranno per l’attivazione dell’articolo 7 contro Orban. Forza Italia, dice al Sole 24 Ore un portavoce del Ppe, sembra invece essersi schierata compatta in difesa di Orban.

Il Ppe spaccato opta per la libertà di voto
Il tedesco Manfred Weber, leader dei Popolari al Parlamento e candidato alla presidenza della Commissione europea, ha rimandato qualsiasi dichiarazione di voto del suo gruppo all’incontro di stasera con Orbán. «Non abbiamo raggiunto un compromesso ed è per questa ragione che domani nel Ppe ci sarà libertà di voto sull'articolo 7», ha detto Weber al termine dell’incontro.

Il “derby” fra Lega e Cinque stelle
Il Ppe non è il solo a dividersi al suo interno. I rappresentanti europei di Lega e Cinque stelle, i due partiti che formano la maggioranza italiana, si avvicinano al voto con intenzioni diverse. Raggiunto dal Sole 24 Ore, un addetto stampa dei Cinque stelle fa sapere che al momento non è stata definita una linea unitaria. Ma a quanto si apprende dai media presenti alla plenaria, gli eurodeputati del partito dovrebbero coalizzarsi per il via libera alla procedura. All’estremo opposto la Lega di Salvini, alleato di Orban in vista del 2019, è sbilanciata - per ovvie ragioni - a difesa del leader ungherese e contro l’attivazione dell’articolo 7. «Orban è un EROE (in maiuscolo nel testo, ndr) che lotta contro l'Europa delle lobby e dei finanzieri alla Soros» fa sapere l’eurodeputa leghista Mara Bizzotto in un comunicato stampa diramato dopo l’intervento del premier ungherese. La divergenza di vedute potrebbe tradursi in una crisi in almeno due momenti diversi della procedura. Il primo è domani, quando i voti dei Cinque stelle potrebbero rivelarsi decisivi per il via libera alla risoluzione. Il secondo arriverebbe quando e se la procedura passerà al Consiglio dei ministri Ue (cioè i governi), dove il voto italiano sarà uno solo. Quello della Lega, o quello dei Cinque stelle?

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