Politica Economica
Boccia: senza euro sarebbe la fine dell’Italia. Il governo metta al centro il lavoro
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L'uscita del nostro Paese dall'euro? «Una cosa assurda e inconcepibile, sarebbe la fine dell'Italia in termini economici». Dice così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «Serve un'economia forte e una politica forte» per il leader degli industriali intervenuto stamani a margine dell'assemblea dell'Unione degli industriali della Provincia di Varese. «Serve avere chiaro che abbiamo bisogno di un governo che sia a vocazione europeista, che non significa non affrontare le grandi riforme di cui l’Europa ha bisogno».

E «serve un governo che abbia una grande attenzione per il lavoro e l'occupazione. Siamo in un momento delicato della vita del Paese, non dobbiamo fare errori, dobbiamo anche moderare i termini», secondo Boccia per il quale «la prima urgenza per le imprese è avere una dotazione infrastrutturale all’altezza del Paese». Le altre richieste alla politica sono «di affrontare la questione dei tempi della giustizia penale e civile, di rimettere la questione giovanile al centro, oltre che le pensioni, e ripartire dalla formazione dei lavoratori, dentro e fuori le fabbriche, partendo da una flat tax per i lavoratori italiani, che è la riduzione del cuneo fiscale».

«Come si può competere con Cina e Usa senza euro?» In un contesto di alta competizione internazionale «pensiamo di rispondere alla sfida con Cina e Usa uscendo dall’Europa e dall’euro? Ma qualcuno in politica conosce l'abc dell'economia per difendere l'industria italiana?». L'appello del presidente degli industriali alla politica è perciò di «moderare i termini», va bene «elevare il confronto serrato» ma «cerchiamo di non andare oltre». «In questo momento il Paese ha bisogno di soluzioni, non di conflitto tra istituzioni. Un conflitto tra istituzioni non porta mai del bene al Paese», sottolinea Boccia, rispondendo a chi chiede un commento sulla minaccia di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica. A parere di Boccia i toni vanno abbassati «perché siamo in una fase delicatissima e uno spread che aumenta, per errori che potremmo fare come Paese dal punto di vista tattico di politica economica, lo pagherebbero le imprese e le famiglie italiane e in questo momento nessuno se lo può permettere».

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