Domenica
Rivoluzionare la Scuola. Una proposta
di Armando Massarenti

Inutile girarci intorno: se si vuole guardare a una reale, lungimirante, fuoriuscita dalla crisi che attraversa il Paese, il ministero chiave, quello che ha davvero in mano il nostro futuro, insieme a quello dell'Economia, è il Miur, il ministero per l'Università e la Ricerca. Il premier Matteo Renzi ha collegato saggiamente il progetto del senatore a vita Renzo Piano, esposto sulla Domenica del 26 gennaio, del «rammendo delle periferie» alla necessità di una modernizzazione e ristrutturazione diffusa dell'edilizia scolastica.

Su come questo impegno, anche economico, possa essere messo a frutto per ripensare la scuola a partire dai suoi luoghi fisici ha scritto acutamente Franco Lorenzoni sul numero scorso, suscitando l'immediato interesse dello stesso Renzo Piano. Segno che nell'aria aleggia un rinnovato spirito di riforma, consapevole della necessità di sperimentare strade nuove che ci liberino da schemi vetusti. I problemi della scuola sono immensi, ma a ben vedere uno dei principali riguarda la valorizzazione del merito tra il personale docente e la possibilità di immettere forze nuove, competenti, innovative, al passo coi tempi. Ne è ben consapevole il ministro Stefania Giannini, cui vorrei avanzare una proposta, invitandola, a partire da essa, a esporre ai nostri lettori i suoi progetti per la scuola. Esattamente trent'anni fa, nel 1984, venivano introdotti in Italia i dottorati di ricerca. Un'ottima cosa, sulla carta. E in effetti, coloro che in questi anni sono stati ammessi a uno o più dottorati costituiscono una élite culturale importante. Verso la quale però, manco a dirlo, il sistema Italia si è dimostrato assai inconcludente e irriconoscente.

Perché allora non risarcirli regalando loro la possibilità di entrare nella scuola per partecipare, insieme ai migliori docenti, a un grande esperimento per rinnovarne insegnamenti e metodi? Potrebbero, a seconda della loro specializzazione, o essere ammessi direttamente a insegnare, oppure utilizzati per rinnovare le stesse basi dell'insegnamento. L'obiezione principale a questa proposta è che nessuno ha insegnato loro a insegnare. Ma in realtà questa è una carenza generale del nostro sistema. Ben pochi all'università si preoccupano degli aspetti didattici. Dunque l'esperimento deve essere diretto anche alla soluzione di questo problema. Mettiamo insieme le menti migliori, fuori e dentro la scuola, per ragionare e sperimentare su come si possa far scattare nelle nuove generazioni la scintilla che accende la voglia e la felicità di imparare a essere cittadini consapevoli del proprio tempo.

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