di Carlo Alberto Carnevale Maffé
a Dietro allo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il fantomatico creatore della prima e più diffusa crittomoneta, il Bitcoin, si nascondono in realtà Immanuel Kant, Nathan Rothschild e i Fratelli Panini. Perché una crittovaluta di successo richiede il concetto di legge universale, il controllo dei flussi e una massa critica di liquidità di scambi tra pari. Filosofia, finanza e figurine, insomma. Una crittovaluta è sogno kantiano di legge positiva universale, che inverte il processo di nascita tradizionale delle monete: non più imposizione su base nazionale con un perimetro geografico definito, bensì espressione d'una comunità globale di affinità elettive, ovvero fondate sulla libera scelta.
Ma se la scelta di aderire a una crittomoneta è libera, e non forzosa come nelle "fiat money" degli Stati nazionali, le sue conseguenze successive sono invece precostituite e obbligate. Perché una crittovaluta è essenzialmente una piattaforma tecnologica, un protocollo standard universale di scambi finanziari, una specie di "Tcp/Ip della moneta": per garantire grande libertà d'adozione all'esterno, impone vincoli insuperabili nel meccanismo interno di scambio.
Ed ecco quindi che per dare disciplina di legge universale a una crittovaluta, l'imperativo categorico kantiano viene qui tradotto nelle ferree leggi della "blockchain", ovvero della catena che tiene traccia di tutta la storia di transazioni effettuate. Le monete alternative sono sempre esistite, anche nella storia recente: ma è l'invenzione e il perfezionamento della blockchain che rende le nuove crittovalute un'invenzione di portata storica, con funzionalità superiori alle valute tradizionali.
La blockchain è infatti una straordinaria istituzione economica, un'anagrafe universale dei processi finanziari. È il motore fondamentale della fiducia che costituisce il collante della comunità di coloro che adottano la crittomoneta, in quanto garantisce l'accountability dell'intero sistema globale di scambi. È questo "engine of trust" a produrre l'energia gravitazionale che attira la massa critica di adozione, e supplisce al ruolo regolatore dello Stato in un ambito dove non esiste una giurisdizione legale tradizionale applicabile.
L'European Banking Association si è premurata di segnalare che le crittomonete non garantiscono la protezione dei risparmiatori. Si potrebbe facilmente ironizzare sul fatto che, nell'attuale disastrato contesto della finanza ufficiale europea, l'unica cosa a essere davvero garantita è l'abuso sistematico della loro ingenuità da parte delle autorità finanziarie che intendono imporre il "bail-in" in caso di default bancari. Ma l'affermazione di Eba è solo parzialmente corretta: la blockchain offre garanzie di non ripudiabilità delle transazioni teoricamente più elevate dei metodi tradizionali.
E qui entra la famosa massima di Nathan Rothschild: «Non importa quale burattino sieda sul trono d'Inghilterra: chi controlla i flussi di moneta controlla l'Impero. E io controllo di flussi di moneta». Il controllo della blockchain è cruciale per garantire la fiducia di tutti gli attori dello scambio: conferisce a chi lo controlla un potere immenso. Nel caso di Bitcoin, non averlo attribuito a un'autorità centrale, bensì a un modello distribuito, è la prova che qualcuno ha ben compreso la storica lezione del Barone Rothschild. E che quindi non ha inteso affidare all'arbitrio di un gruppo di persone, siano essi speculatori finanziari o banchieri centrali, o un insieme ben amalgamato dei due, il controllo dei flussi.
È tuttavia scorretto etichettare le crittovalute come iniziative politicamente anarchiche: in realtà esse sono straordinari strumenti per la fondazione di nuove istituzioni finanziarie. Non hanno bisogno nemmeno di essere rivoluzionarie, perché non necessariamente nascono con lo scopo di sostituire le istituzioni esistenti. Sono semplicemente schumpeteriane, ovvero incarnano un processo di distruzione creativa. La cultura libertaria che solitamente permea i suoi profeti è piuttosto un enzima per alimentare un elevato ritmo di scambi sociali, e non una necessaria precondizione ideologica.
Questo perché una crittovaluta è anche una conversazione tra amici, come quella che ha decretato il successo storico delle figurine Panini: mezzo di scambio, ma anche occasione quotidiana di gioco e confronto, che offre alta liquidità e velocità di circolazione entro il circuito d'accettazione. Una crittomoneta come bitcoin ha bisogno di essere sistematico argomento di discussione, sui media, anche a costo di far leva su notizie controverse o preoccupanti quali il fallimento di Mt.Gox, perché non ha la forza impositiva del monopolio statale né il budget di comunicazione di una banca o di un circuito di pagamento tradizionale, ma può vivere e diffondersi solo con la conoscenza e la consapevolezza di chi voglia adottarla. Solo continuando a parlarne ne faremo una piattaforma di conversazione finanziaria universale. Efficiente, trasparente, indipendente. E magari così avremo un po' meno bisogno di attendere i vaticini delle conferenze stampa da Francoforte o Washington.