Lavoro
Dis-Coll «utile» solo per 60mila collaboratori
di Matteo Prioschi
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La Dis-Coll veniva riconosciuta ai collaboratori iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell'Inps che, secondo i dati contenuti nell'Osservatorio sui lavoratori parasubordinati dell'istituto di previdenza, nel 2015 erano 400.961. In realtà gli iscritti alla gestione separata sono oltre 1,1 milioni ma da questi vanno tolti circa 500mila sindaci e amministratori e 50mila borsisti e assegnisti, oltre ai collaboratori che svolgono anche altre attività e quindi non sono iscritti in via esclusiva.

Per aver diritto al sussidio erano necessari almeno 3 mesi di contributi nell'anno precedente la disoccupazione e la durata del contributo era pari alla metà dei mesi di contribuzione registrati nel periodo dal 1° gennaio dell'anno precedente la cessazione della collaborazione e l'evento stesso.

E qui sta il vero nodo, perché la maggior parte dei lavoratori non riesce a coprire un periodo di contributi tale da ottenere un trattamento congruo. In base ai dati del 2015, per esempio, 265mila collaboratori hanno versato al massimo 5 mesi. Di questi, 96mila sono iscritti ma non hanno versato, perché non hanno lavorato. Quelli che possono vantare 12 mensilità sono solo 60mila.

Dunque la Dis-Coll, seppur apprezzabile nell'intento di fornire anche a questi lavoratori un sostegno durante i periodi di inattività, ha un meccanismo penalizzante a fronte della precarietà di questo tipo di occupazione, perché la maggior parte dei potenziali beneficiari con difficoltà arriva a coprire il requisito dei 3 mesi di contribuzione. Inoltre, i redditi sono modesti e di conseguenza anche l'importo del sussidio.

Peraltro si deve ricordare che la contribuzione alla gestione separata dell'Inps è soggetta al rispetto del minimale contributivo. Ciò significa che per aver riconosciuti 12 mesi di lavoro/contributi è necessario guadagnare e versare un determinato importo minimo che nel 2015 erano rispettivamente di 15.548,00 euro per quanto riguarda il reddito annuale e di 398,02 euro per i contributi mensili. A fronte di versamenti inferiori, il numero di mesi viene riparametrato. Ciò significa che magari si lavora 8 mesi ma ne viene accreditato, a fini pensionistici, un numero più basso.

10 FEBBRAIO 2017
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