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Aurora corre verso i cent’anni, obiettivo export all’88% (chissà perché proprio 88?)
Adriano Moraglio

Aurora, la storica azienda torinese produttrice di penne stilografiche, corre verso i cent’anni di attività (li festeggerà nel 2019) con l’ambizione di rafforzare ulteriormente la quota export del suo fatturato. Obiettivo 88 per cento.

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Torino 22-10-2015 foto Maurizio Bosio:REPORTAGE ALLA FABBRICA DI PENNE AURORA

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Non sono casuali il numero e la meta prefissati. Vediamo perché.

“Aurora – spiega il presidente e ad Cesare Verona (nella foto) –

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è un’impresa internazionalizzata, che vuole essere glocal, una di quelle aziende che si definiscono piccole multinazionali tascabili: il suo fatturato già deriva per il 60% dalle vendite all’estero. Siamo presenti in oltre 50 Paesi del mondo. Ma penso che noi ci caratterizzeremo sempre di più come un’azienda che opera sui mercati esteri, almeno fino a quando non arriveremo all’88% di vendite fuori Italia. Per noi, dire 88% non è un caso, perché è un numero mitico per Aurora, che ricorda la famosissima “88” (nella foto)

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disegnata nel 1947 da Marcello Nizzoli e che continuiamo ancora oggi a produrre a settant’anni di distanza. Noi ora non siamo più l’Aurora che faceva penne stilografiche e a sfera per un pubblico di massa; costruiamo, invece, prodotti di alta artigianalità nel retail e, soprattutto all’estero, penne speciali per progetti speciali. Per esempio, per celebrare con una penna l’inizio dell’attività di un nuovo presidente della Repubblica o ricorrenze o eventi che riguardano uno Stato o una famiglia reale”.

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“Anche in Italia – prosegue Cesare Verona – operiamo ora su singoli eventi o manifestazioni, come nel caso della penna particolarissima che realizzeremo per l’edizione 2017 del Celebrity fight night Italy, un evento benefico organizzato dalla Muhammad Ali Enterprises in collaborazione con Andrea Bocelli i cui proventi permetteranno di supportare alcuni dei programmi più importanti che la Fondazione Andrea Bocelli sviluppa e sostiene sull’isola di Haiti. Sarà un appuntamento internazionale anche per Aurora, che attirerà grande attenzione da personalità estere: penso che sarà un americano ad aggiudicarsela, perché sarà americano almeno il 70% dei partecipanti che alzerà la mano con una proposta di acquisto”.

Fatto cento il fatturato estero di Aurora, un 20% riguarda progetti di penne (stilografiche ma anche a sfera) commissionati in Europa; il 30% invece deriva da vendite nelle Americhe, il restante 50 da realizzazioni per clienti in Medio ed Estremo Oriente. Le penne Aurora celebrano eventi dal Portogallo alla Russia, dall’India alla Cina al Giappone. L’azienda con stabilimento in strada Abbadia di Stura 200 a Torino (nella foto),

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vende anche in Australia, Paese che pesca le sue origini dalla cultura europea. “Ma contiamo anche su una ancora piccola presenza in Africa – aggiunge il presidente e ad di Aurora – continente dalle grandi potenzialità inespresse nel campo della scrittura manuale, che pensiamo di coltivare nel tempo. Negli Usa abbiamo festeggiato quest’anno i 25 anni di collaborazione con il nostro importatore e per l’occasione abbiamo realizzato un pennino innovativo, superflessibile (l’Aurora flex nib).

“Nelle Americhe – prosegue Verona – vendiamo non solo su progetti speciali ma anche nel retail, come a Messico City, dove abbiamo una nostra boutique particolarmente apprezzata da una clientela abbiente che considera una penna stilografica un oggetto di particolare valore”.

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Per Cesare Verona c’è spazio e futuro per la scrittura a mano: “Paradossalmente, nel pieno dell’era digitale, vedo emergere a livello globale una sorta di rebound, un rimbalzo a favore della scrittura a mano che esalta il gusto del tatto e del tratto personale. Se parlo di Aurora parlo di penne che senti tra le mani, con le quali provi il piacere di farle condurre dai tuoi pensieri… Inoltre, mi viene da osservare di non essere mai entrato in una riunione dove non ci fosse una penna. Questo mi fa dire che apparecchi digitali e penne sono oggetti che, di fatto, convivono e continueranno a convivere. Una bella penna, poi, è un oggetto che si usa come si può indossare una bella cravatta o una bella scarpa. La sfida dei prossimi anni sarà di avvicinare sempre più persone alla scrittura manuale, un percorso che è già cominciato se si considera che la media dell’età dei ostri clienti si sta abbassando, ad esempio negli Usa, Paese che apprezza particolarmente le penne con roller. Per quel che riguarda la tipologia produttiva noi stiamo puntando a numeriche basse, come si conviene ai progetti speciali, in genere 1.919 stilografiche che ricordano la data di fondazione di Aurora, il 1919 per l’appunto”.

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Quanto alle vendite in Italia, si può dire che, osserva il presidente Verona, “abbiamo ripreso parte del terreno perduto con un riposizionamento dell’azienda e con nuove strategie di sviluppo. Lo stesso trend degli ultimi mesi mi fa essere moderatamente ottimista sul mercato italiano di Aurora. Vendiamo presso negozi specializzati in penne, un centinaio su circa 9mila in Italia e in circa 300 cartolerie. Il cambio di rotta nella produzione, sempre più orientata alla realizzazione di progetti di nicchia, ha impresso una spinta di specializzazione e artigianalità nelle lavorazioni, coniugata con la tecnologia e il “saper fare” tradizionale di Aurora, specie da quando nell’area aziendale è operativo il museo “Officina della scrittura”.

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“Qui – aggiunge Cesare Verona – abbiamo creato un luogo dove si può vedere e toccare con mano un sogno imprenditoriale come quello concretizzato da Isaia Levi, il fondatore di Aurora, e poi da Giovanni Enriques fino a mio padre Franco (nella foto)

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e ora a me”.

Cesare Verona, per tirare fuori Aurora dalle secche della crisi italiana e di settore, ha dovuto reinventarne il ruolo e la mission. Con una sfida: “Nell’imminenza dei primi cento anni di vita desidero impostare questa azienda perché possa arrivare ai 200 e non sentirli, come si dice. E’ un cammino di rilancio che ho potuto impostare negli ultimi cinque anni e grazie a questo cammino di crescita abbiamo chiuso il 2016 con un fatturato di poco sotto i 10 milioni. E diamo lavoro a una cinquantina di persone. Abbiamo modificato tanto, salvaguardando anche tanto della nostra tradizione; abbiamo favorito la nascita di nuove professionalità in azienda, lavorato molto su nuovi materiali e sui pennini, rivisitato il nostro marketing. In questi anni abbiamo anche diversificato l’offerta: non solo strumenti di scrittura, ma anche pelletteria, carta e orologi. Con questo spirito – conclude il presidente e ad di Aurora – ci avviciniamo al traguardo centenario”.

13 LUGLIO 2017 | 09:07
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