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Alla scoperta della Georgia: meta low cost, in progress
di Sara Magro
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Cinque ore al cardiopalma. Il viaggio da Tbilisi a Kutaisi, a detta di tutti, dura massimo due ore e mezzo. Partendo alle 10.30, uno si immagina, c'è tutto il tempo per prendere l'aereo alle 16.30. Invece Google Maps propone circonvallazioni ancora in costruzione e la segnaletica indica la distanza per Kabul, Baku, Istanbul, Terun ma mai una volta per Kutaisi, la meta più ovvia per chi viaggia sull'unico tratto di autostrada georgiana. Non un cartello. Per l'aeroporto, Google suggerisce di svoltare a sinistra, la gente per strada fa segno a destra, e dopo un'ora di giro a vuoto, bisogna riconoscere la saggezza popolare. Senza navigatore, meglio affidarsi alle persone. Una metafora dell'esistenza: uno a zero per il fattore umano sulla tecnologia, anche se le multe per eccesso di velocità arrivano istantaneamente sul cellulare, appena il rilevatore si accorge! Ore 15.45 finalmente l'aeroporto, il controllo bagagli e passaporti. Per fortuna che è piccolo e poco trafficato.Così finisce il viaggio di 15 giorni in Georgia, ex stato dell'Unione Sovietica ancora destrutturato e spaesato.

Lungo le strade che non ci sono
Il paese è piccolo, 69700 kmq, come Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Ma con la mancanza di una rete viaria moderna sembra immenso. Spesso la strada non c'è, è al massimo uno sterrato, se non un sentiero dove si procede a passo d'uomo, con gli addominali in tensione, pregando Dio di non bucare. Solo pochi si avventurano su certe vie, regalandosi una vacanza slow e mai affollata. Ci vuole un 4X4, tassativo, altrimenti il raggio di esplorazione si riduce drasticamente, e sarebbe un peccato. Spesso le attrazioni turistiche suggerite dalle guide o dall'ufficio del turismo sono ingenue e deludenti. Si possono risparmiare senza rimpianti le cascatelle con passerelle per selfie e le grotte con i laser colorati. Invece parchi e monasteri medievali sono le mete da prediligere, tanto più belle quanto più remote: il numero di pellegrini è inversamente proporzionale al numero di passi da spendere per raggiungerle, lasciando argomento alla contemplazione. Kutaisi, sede del Parlamento georgiano dal 2012, è una capitale atipica, con poche strade asfaltate e la cattedrale di Bagrati che è stata tolta nel 2017 dal patrimonio Unesco per il restauro rozzo e l'incuria delle cappelle affrescate usate come deposito per secchi, ramazze e detersivi. Il ponte vecchio è chiuso, i marciapiedi sono pieni di buche e le pensioncine famigliari sono preferibili agli hotel pretenziosi, ma spesso sono in strade bianche dove trolley e scarpe traballano. La città non ha grandi attrazioni, se non la fontana degli animali, il teatro, il mercato centrale e alcuni ristorantini dove si mangia bene, come Paolo (5 Shota Rustaveli Ave), trendy e contemporaneo, e Story House (Pushkin Street), che sembra la sala da pranzo di una casa sia per il menu che per l'atmosfera, con la luce intima delle abat jour, i soprammobili, il pianoforte e la tv accesa su un film muto di Charlot.
Non si capisce se Kutaisi stia ricostruendo il suo prestigio o sia sospesa a tempo indeterminato.

Tariffe low cost per hotel (semplici) e ristoranti dalla cucina casalinga
È comunque un punto di partenza rassicurante, dove si incontrano persone gentili, che non cercano di spennare il forestiero disorientato. Ovvio, al turista costa tutto di più, ma non in modo sfacciato. La cena più cara per due costa 40 gel (si fa diviso 3, quindi circa 17 €), un tre stelle pulito - come il Crown Hotel - costa 150 gel a notte. I prezzi sono allettanti, la vacanza è slow, le persone sono accoglienti e si fanno in quattro per mostrare il bello del paese che al turismo si sta aprendo timidamente, e vive ancora di agricoltura e pastorizia. Pomodori, cetrioli e angurie sono saporiti, il formaggio fresco fila sulla pizza bianca katchapuri, i kimkali ripieni di brodo e carni miste sono misteriosi e squisiti. Poche cose, cucinate e servite con cura casalinga ovunque. Sempre le stesse, più o meno, ma così gustose e sane che non annoiano. No, la nouvelle cuisine non è ancora arrivata, ed è ancora lontana. L'autenticità è la caratteristica della Georgia, che non può mentire sul suo passato, con casermoni e fabbriche sovietiche abbandonate a pascoli di mucche, cavalli e greggi, come Rustavi, brutale ma affascinante. Non ci sono campi coltivati ordinati, e villette a schiera con le siepi. Prevale ovunque la natura, smisurata, selvatica, indomita, dalle montagne del Grande Caucaso al confine con la Russia al deserto di colline fino all'Azerbaigian, dalla steppa rurale che porta in Armenia e Turchia al Mar Nero dove si affacciano la mondana Batumi e, appena fuori, lidi e baie solitarie.

Le tappe da non perdere
Almeno la prima volta, per capire la straordinaria varietà geografica del Paese, ci sono alcune tappe obbligate, anche se non esaustive. Da Kutaisi si raggiungono i monasteri di Gelati, centro della vita religiosa e accademia neoplatonica nel 1106, e Motsameta dove è sempre in corso un matrimonio, un battesimo, una cerimonia ortodossa. Verso sud si passa per Akhaltsikhe, città del cantante Aznavour, prevalentemente armena, vicina al confine turco e modello di convivenza pacifica con i georgiani. È anche un esempio dei cambiamenti in corso: di fronte al negozio vuoto del barbiere – gli hipster non sono ancora arrivati, anzi, più probabilmente se ne sono già andati – e di finte Nike da pochi soldi, ci sono i primi b&b. Sono timidi tentativi, anche se il castello, unico patrimonio storico, è stato restaurato come un gioco Lego per bambini. Nulla a confronto del monastero rupestre nella valle di Vardzia, una specie di Matera dell'Est, da visitare o da contemplare nel suo insieme dalle camere e dalla piscina del Vardzia Resort, una delle rare soste che si avvicina al nostro concetto di lusso. Il viaggio procede verso ovest, a Davit Gareja, con 15 monasteri disseminati in un paesaggio lunare di colline a strati colorati fino all'Azerbaigian. Si risale verso il Kakheti, la regione vitivinicola dove l'uva si coltiva da 8000 anni, e da altrettanti si fa il vino in ceramica, come testimoniano alcuni frammenti d'anfora dell'epoca. Ovunque organizzano degustazioni, persino nella meravigliosa Cattedrale di Alaverdi, dove il patriarca si saluta con l'inchino e il baciamano.

Dentro il parco nazionale
Pochi chilometri e si entra nel Parco Nazionale del Tusheti, raggiungibile solo con una strada che a detta dei Georgiani non è solo la più sconnessa del Paese, ma del mondo intero: 70 chilometri di guadi, cascatelle, salite fino a 3200 metri, e discese interminabili tra greggi infendibili, per un totale di 5 ore. Con l'autista locale, abituato al percorso ne bastano tre, ma se guidi tu, alla fine del percorso, tra esplosioni di fiori e montagne coperte di moquette morbidissima, ti senti un viaggiatore vero. La meta è Omalo, uno dei piccoli villaggi abitati solo in estate, con una popolazione che osserva la religione animista in recinti sacri inviolabili, alleva cavalli (anche per passeggiate nel parco) e vive di turismo offrendo rifugi semplici a gestione famigliare come la Guesthouse Lasharai dove la mezza pensione costa 200 gel a coppia, meno di 70 € al giorno. La fatica del percorso è ripagata dal buon cibo, dalle passeggiate su prati e all'ombra dei boschi, dalla panorami sconfinati e scoscesi, dalla vita bucolica, da stellate indimenticabili.

Tbilisi una piacevole scoperta
Così come è appagante arrivare alla fine a Tbilisi e scoprire, a sorpresa, una città moderna, viva, giovane, esuberante che finalmente chiarisce le idee sulla direzione scelta dalla Georgia di oggi. La capitale, ancora ferita dall'ultima guerra con la Russia nel 2008, ha optato per il modello occidentale. Motore del cambiamento è una generazione di quarantenni visionari, come Kakha Kaladze, il neo eletto sindaco ex difensore del Milan, e Temur Ugulava fondatore dell'Adjara Group, la prima catena georgiana che si ispira agli innovativi Ace Hotels, Freehand ed Edition americani, e fa parte della prestigiosa associazione internazionale dei Design Hotels. Per il progetto, Ugulava ha richiamato in patria da New York due brillanti trentenni, Valeri Chekheria, nominato CEO del gruppo, e Levan Berulava Managing Director. Insieme hanno aperto nel 2012, il primo Rooms Hotel a Kazbegi, un villaggio di montagna nell'omonimo parco nazionale, lungo la strada militare che porta fino al confine russo. Non dev'essere stato banale trasformare una colonia sovietica estiva in un hotel di lusso, ma il risultato è sorprendente, con salotti, librerie, camini, manifesti propagandistici dell'URSS e almeno metà delle camere con vista sui 5000 metri sempre innevati del Katzbeg. Un hotel così non si era mai visto in Georgia, e il suo successo è stato tale che nel 2014 hanno aperto a Tbilisi, in un'ex casa editrice. Anche il Rooms della capitale è il gioiello dell'ospitalità: contrasti di colori, stile eclettico e vintage, librerie protagoniste con volumi di storia, d'arte, di fotografia. Potrebbe essere la scenografia di un film di Wes Anderson. E il gruppo continua a crescere. Nel 2016 è arrivato Fabrika, un ostello con spazi social e un cortile con varie attività, tra cui un ristorante di ramen, laboratori d'arte e una sartoria con una collezione propria e uno stendino di abiti da lavoro sovietici trovati nel magazzino della fabbrica di confezioni di cui l'hotel ha preso il posto. Da quando è arrivato Fabrika, il quartiere ha ripreso vita e oggi è pieno di piccoli locali e murales bellissimi che adornano le facciate fatiscenti di palazzi in attesa di nuova destinazione. L'ultimo hotel del gruppo è Stamba, inaugurato a maggio negli spazi ancora vuoti dell'immensa casa editrice. All'ingresso, sembra un giardino di cemento con lo scheletro dell'edificio a vista, il nastro trasportatore dei quotidiani appeso al soffitto, e piante rigogliose che sbucano dalle cantine. Davanti, un muro di libri e dischi, migliaia, che separano la reception dell'hotel da quella del casino Aviator aperto 7 giorni e 24 ore. Di fianco invece c'è il ristorante, con bar, cortili, un anfiteatro, e tanti spazi da allestire che, dicono, saranno dedicati al coworking e a un museo sulla multimedialità. Il personale è giovane e parla bene inglese. Quasi tutti provengono da licei artistici o scuole di cinema, un po' perché in Georgia ancora non esiste la formazione alberghiera di alto livello e un po' perché lo spirito del gruppo è creativo e così dev'essere chi ci lavora. Certo gli alberghi del gruppo Adjara, a cui nel 2019 si aggiunge un nuovo Rooms tra le montagne del Kokhta- Mitarbi e prossimamente altri sul Mar Nero, hanno movimentato la scena di Tbilisi, ospitando tutti i vip di passaggio in Georgia, comprese Ivanka Trump e la Loren che rischiavano di contendersi la suite, e diventando sponsor degli eventi di musica elettronica nei club famosi come quelli di Berlino

D'altra parte anche i quartieri bohemien della città vecchia sono in pieno revival con ristoranti di ricerca e moderni, come Café Littera (13 Machabeli St), nel cortile della casa degli scrittori, il Café Leila (18 Shavteli St), ristorante vegetariano con interni in stile moresco e i tavolini in un vicolo pedonale, e Keto and Kote (3 Zandukeli Dead End), ristorante georgiano con una terrazza che guarda dall'alto la città e il fiume Mtkvari che l'attraversa. Come si addice alle capitali, anche la città vecchia con le terme, la moschea e i vicoli acciottolati ha il suo skyline contemporaneo, affidato a due architetti italiani: Massimiliano Fuksas che ha firmato il palazzo degli uffici amministrativi e il Music Theatre and Exhibition Hall nel parco Rike, completato nel 2016 ma mai inaugurato, e Michele De Lucchi, che ha progettato il palazzo presidenziale e il ponte pedonale della Pace che idealmente collega il passato a un futuro di modernità. Work in progress.

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