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Viaggio a Kaliningrad, la città di Kant che ospita i Mondiali
di Antonio Armano
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Tra le città russe che ospiteranno le partite dei mondiali ce n'è una che non si trova in Russia. Kaliningrad, sul mar Baltico, è territorialmente staccata dalla Federazione russa, anche se le appartiene. Una situazione molto singolare che in geopolitica si definisce “exclave” e la rende preziosa da un punto di vista strategico. Putin nei momenti di tensione con la Nato minaccia di installare i missili a Kaliningrad. Il presidente ha un legame speciale con la città perché la donna che ha sposato – Ljudmila - e gli ha dato due figlie viene da qui.

La coppia si era conosciuta a San Pietroburgo, allora Leningrado, studiando la lingua tedesca e si è separata nel 2013. Da un punto di vista storico Kaliningrad era conosciuta come Königsberg, ed era capitale della Prussia orientale nonché sfondo della vita regolare fino all'eccentricità di Immanuel Kant. L'Armata rossa l'ha conquistata durante la seconda guerra mondiale dopo scontri durissimi. Buona parte degli edifici è andata distrutta durante i combattimenti, compresa la cattedrale dove è sepolto Kant e il castello dei cavalieri teutonici. Tutti e due sono rimasti in rovina per anni finché la cattedrale è stata ricostruita e il castello è stato demolito per creare il palazzo dei Soviet, classico progetto faraonico sovietico che anche qui ha avuto una sorte fallimentare. Non è infatti mai stato utilizzato per problemi strutturali.

Ora si può dire che la cattedrale e il palazzo dei Soviet sono le due architetture più note e notevoli della città sul Baltico, mentre del castello restano solo foto seppiate. Kaliningrad durante il periodo sovietico era una di quelle città chiuse e inaccessibili - non solo agli stranieri - perché qui si trovano i cantieri navali Jantar. “Jantar” vuol dire ambra in russo e la resina fossile è una delle risorse della città. Con la dissoluzione dell'Urss e l'ingresso di Polonia e Lituania – gli stati confinanti – in Unione europea e Nato, Kaliningrad e il suo oblast' (regione) si sono trovate isolate. L'essere un territorio staccato dalla Russia non pesava così tanto quando Polonia e Lituania erano paesi socialisti sotto la sfera di influenza diretta o indiretta di Mosca. Poi è diventata una condizione difficile e si invoca un regime economico speciale, agevolazioni, finanziamenti per uscire dall'isolamento territoriale.

Turismo tedesco
Nonostante le tensioni, con la fine del comunismo Kaliningrad ha ripreso in parte l'identità storica tedesca. L'università è stata intitolata a Immanuel Kant e i turisti più numerosi sono quelli tedeschi, che vengono a visitare la città da dove sono stati cacciati i loro avi nel 1945. In alcuni ristoranti sono tornate ricette locali come la Königsberger klopse, polpette con salsa bianca ai capperi. Ma qui si potrebbe vivere di pesce - secco - e kvas, l'unica bevanda analcolica popolare in Russia, o birra. Bisogna dire che i tedeschi quando vengono a Kaliningrad, nonostante le klopse, hanno il dente un po' avvelenato.

La città di Kant
Forse l'unico tedesco che viene rispettato da queste parti è Kant, il cittadino più illustre. Non si può affermare che il filosofo sia molto popolare in Russia, se non come personaggio. Nel periodo sovietico era vietato e oggi non si può pensare a un pensatore più lontano dall'aria che tira col governo Putin. L'uomo forte e l'uomo fragile. Almeno fisicamente. Precursore della dichiarazione universale dei diritti umani, Kant è il filosofo della ragion pratica meno “pratica” che esista, cioè di un'etica basata su principi non negoziabili. “La legge morale dentro di me e il cielo stellato sopra di me”, è la sua frase più conosciuta, trasformata dal gruppo indie L'officina della camomilla in: “La legge morale dentro di me e la pozza di fango sotto di me” (Ti porterò a cena sul braccio della ruspa, prodotta da Garrinchadischi, tanto per stare in tema calcistico). Kant non amava viaggiare. Al massimo si è mosso in carrozza nei dintorni. Ma da morto ha compiuto un “viaggio” all'estero, visto che si è ritrovato prima in Unione sovietica e ora in Russia.

Figlio di un sellaio, delicatissimo di salute, fedele a una vita austera e rigorosa, forse inibito nel rapporto con le donne dalla figura della madre – delicata e ingombrante -, Kant nell'ultima parte dell'esistenza è stato colpito nella parte del corpo che aveva più forte. Vale a dire la mente. Si ipotizza che possa aver sofferto di Alzheimer e comunque sia andata ha avuto una vecchiaia travagliata. De Quincey, in un libretto crudele e delizioso, Gli ultimi giorni della vita di Immanuel Kant (Adelphi) descrive impietosamente le liti col domestico ubriaco Lampe, la testa che cade per il sonno sulla candela incendiando il cappello e altri particolari che sembrano il frutto di una prosa d'arte scatenata, ma invece sono la trasposizione narrativa delle memorie indiscrete degli allievi del filosofo.

La natura in città
Sopra Kaliningrad si trova una zona naturalistica molto bella, le dune e gli stagni della Kurškaja kosa, la Penisola dei curoni, una striscia di sabbia protetta dove nonostante i vincoli si trovano diverse dace di nuovi ricchi e potenti vari. E nella Kurškaja kosa si trova la “foresta danzante” che i russi con il loro black humour - chiamano anche “foresta ubriaca”. E' un boschetto con tronchi che descrivono strane evoluzioni, come appunto se stessero contorcendosi per un ballo. L'unica musica che si sente qui è il vento e potrebbe essere questo fattore atmosferico ad avere reso così particolari gli alberi. O forse un parassita. Ovviamente ci sono quelli che attribuiscono poteri magici al bosco e lo usano come sfondo di riti esoterici. Nei dintorni di Kaliningrad è morto in albergo, durante la campagna presidenziale del 2000, Anatolij Sobčak, il padre politico di Putin, primo sindaco di San Pietroburgo dopo la fine dell'Urss. Ormai il suo pupillo, da agente del Kgb in Germania orientale, era diventato il numero uno al Cremlino; e si dice che lo volesse togliere di mezzo. Non mancano mai sospetti sulle morti in Russia. Nessuna persona importante muore per cause naturali – da Gorkij a Esenin... - , ma questi sospetti danno la cifra della cultura politica contemporanea, tutt'altro che kantiana.

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