Fintech
La blockchain più vecchia? La si trova nascosta dentro il New York Times dal 1995
di P.Sol.
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Che la blockchain di bitcoin e delle altre criptovalute non fosse una scoperta del tutto nuova, ma che si trattasse dell’evoluzione di una serie di tecnologie concorrenti a creare un sistema decentralizzato e senza intermediari era ben noto. Ma sorprende senz’altro che la prima “catena dei blocchi” fosse nascosta fin dal 1995 tra le pieghe delle pagine cartacee del quotidiano per antonomasia, il New York Times. Nello specifico all’interno di una rubrica della pagina degli annunci, che funzionava da registro distribuito - fisico e non ancora digitale - dei blocchi crittografati.

GUARDA IL VIDEO / Blockchain questa sconosciuta, come si “crea” in azienda

Tredici anni prima che il Bitcoin fosse inventato, diventando la prima applicazione di massa della blockchain, stando a quanto ricostruito da Vice Motherboard, il sistema era infatti stato adottato da Surety, una società di timestamping, che offre cioè un servizio di certificazione di tempi e orari dei documenti simile al timbro dell’ufficio postale. La “timbratura” è effettuata tramite un sigillo crittografico che identifica il singolo documento che viene conservato per il cliente.

Esattamente come succede nella blockchain, dove documenti o transazioni vengono trasformati in hash, la striscia di codice che cela l’identità digitale crittografica nascosta, per poi essere trasferiti nei “blocchi” che vengono agganciati in maniera immutabile alla “catena dei blocchi”, il registro digitale distribuito impossibile da manipolare e che quindi certifica in maniera certa i contenuti. La blockchain di Bitcoin garantisce le transazioni della criptovaluta, ma può essere utilizzata allo stesso modo per la notarizzazione, per garantire cioè orari e consegne di documenti.

Con la blockchain di Bitcoin la garanzia dell’immutabilità dell’hash dei singoli documenti o transazioni avviene attraverso un registro digitale condiviso e distribuito a tutti i nodi della rete. Come faceva invece Surety nel ’95 a legittimare i registri detenuti sui suoi server? La società ha risolto il problema con uno stratagemma tutto fisico: ogni settimana veniva creato un hash, un codice crittografico che conteneva tutti i documenti”timbrati” e lo pubblicava sul New York Times, nella sezione”Notices & Lost and Found” degli annunci a pagamento, una volta a settimana a partire appunto dal 1995.

Secodo Surety, il sistema «rende impossibile a chiunque - Surety compresa - di retrodatare il timestamp o a convalidare documenti elettronici che non fossero la copia esatta dell’originale». Il ruolo della catena dei blocchi come registro distribuito lo faceva il quotidiano con il suo oltre mezzo milione di copie. Impossibili da falsificare una a una.

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