Startup
«Anche l’Italia può giocare nel business la sfida dell’Ai?» 
di G.Coll.

«L'intelligenza artificiale è una rivoluzione che può partire anche dall'Italia. Noi ne siamo la prova». Così Uljan Sharka, 26enne imprenditore albanese da dieci anni in Italia. Ha fondato e dirige Igenius, attiva nell'intelligenza artificiale applicata al business e che ha chiuso da poco un round da 7 milioni di euro.

La startup conta un team internazionale al 70% italiano con un centinaio di professionisti distribuiti su Milano, Londra, San Josè e la Svizzera. L'headquarter è a Milano, in piazza Cavour. «Abbiamo trasformato la città come hub di attrazione, partendo dalle persone e lavorando sul prodotto. Oggi siamo rilevanti nelle traiettorie internazionali».

Igenius ha lanciato il primo consulente virtuale al mondo sui dati nel business. Si tratta di Crystal, che già nel nome punta ad una AI trasparente. È stato rilasciato al TechCrunch di San Francisco nel 2016 e oggi raggiunge oltre 20 Paesi, adottato prevalentemente negli Stati Uniti e in Inghilterra da 30mila imprese e decine di multinazionali.

Per Sharka l'equazione vincente sta nel capitale umano. «Siamo una startup, ma ragioniamo sin dal primo giorno come una grande impresa. Per noi prima vengono le persone, poi l'azienda e infine i prodotti». In questo modo si gioca una partita globale. «La componente tecnica vale quasi zero senza quella creativa. L'AI si applica bene con la semplicità, con l'usabilità. Per esempio la nostra applicazione ha una interfaccia chiara. Non a caso nella squadra abbiamo anche chi ha studiato arte».

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