Scienza
Il global warming è un pericolo reale. E a rimetterci sono anche gli alberi di Natale
di Franco Sarcina
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Molte zone d'Italia e d'Europa sono nella morsa del caldo ormai da qualche settimana, con conseguenze che vanno dai frequenti incendi alla situazione critica di boschi e foreste a causa della siccità, come nelle Ardenne dove nei vivai è avvenuta una vera e propria moria di pini e abeti destinati a diventare alberi di Natale. Ma questo fenomeno è semplicemente dovuto a un insieme di contingenze casuali o il global warming esiste veramente, con il rischio che questi eventi diventino più frequenti, statisticamente parlando, di anno in anno?
Ebbene, gli scienziati sembrano essere d'accordo: il fenomeno del riscaldamento globale esiste, e ha raggiunto negli ultimi anni il suo apice. Ecco alcuni numeri, tratti dalla 28esima ricerca sullo State of the Climate, realizzata dallo statunitense National Oceanic and Atmospheric Administation statunitense, pubblicati pochi giorni fa.

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Numeri allarmanti
Innanzitutto, la concentrazione di gas serra (principalmente biossido di carbonio, metano e ossido di diazoto) ha raggiunto nel 2017 un nuovo livello record. Il solo biossido di carbonio ha raggiunto una concentrazione di 405 parti per milione, non solo la più alta mai registrata negli ultimi 38 anni, cioè da quando le moderne procedure di misurazione sono attive, ma, si stima in base ai rilievi effettuati sui carotaggi dei ghiacci antartici, a dei livelli che sembrano essere ai massimi da 800.000 anni a questa parte.

Una delle prime conseguenze del riscaldamento globale è la crescita del livello dei mari, dovuta innanzitutto allo scioglimento dei ghiacci presenti in Artide e in Antartide. Secondo la medesima ricerca, rispetto al 1993 il livello dei mari è mediamente salito di 7,7 centimetri, con un incremento di circa 3,1 cm per decennio; parallelamente, nel 2017 la massima copertura del ghiaccio presente nell'Oceano Artico ha raggiunto il suo minimo in 38 anni. Nel continente antartico, il primo marzo 2017 l'estensione dei ghiacci ha raggiunto il suo record negativo fin dall'inizio delle osservazioni via satellite, avvenuto nel 1078: 2,1 milioni di chilometri quadrati.

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La temperatura superficiale media sia delle terre emerse che degli oceani è cresciuta nel 2017, rispetto alla media del periodo 1981-2010, a seconda del set di dati considerato, di 0,38 o 0,48 gradi Celsius, e questo fa sì che il 2017 sia il secondo o il terzo anno più caldo di sempre, considerando il periodo in cui sono a disposizione rilevamenti della temperatura paragonabili (cioè a partire circa dalla fine del XIX secolo).

Gennaio-giugno 2015-2018: i sei mesi più caldi di sempre
Questi dati, già impressionanti per loro, non tengono conto di quanto successo nei primi sei mesi dell'anno in corso. Secondo un altro studio, realizzato insieme dal Goddard Institute for Space Studies della Nasa e dalla Columbia University, la media delle temperature registrate sulla superficie terrestre tra gennaio e giugno di quest'anno è stata la terza più calda fin da quando queste registrazioni sono disponibili, ovvero fin dal 1880. Ma c'è di più: i primi sei mesi degli ultimi quattro anni (2015, 2016, 2017 e 2018) sono stati tutti i più caldi mai registrati, a livello mondiale, fin dalla data di inizio delle rilevazioni. «Quando un record viene battuto una volta, è un colpo di fortuna. Quando succede di nuovo, è una coincidenza. Quando capita tre volte, è una tendenza, ma quando succede ogni anno, è indice di un movimento», ha commentato Sarah Green, chimica ambientale presso la Michigan Technological University, sentita da mashable.com.
Insomma, la tendenza pare ormai chiara. E si tratta di un fenomeno non circoscrivibile solamente ad un'area del nostro pianeta, ma generale. Sarah Green fa infatti notare che in un sistema chiuso come quello terrestre, «in una situazione di clima stabile, alcune superfici sono più calde e altre sono più fredde», cosa che invece non è accaduta, appunto, negli ultimi quattro anni rispetto ai periodi precedenti.

Anomalie europee e un Natale “spoglio”
Oltre alle conseguenze globali, il caldo che stiamo soffrendo senza tregua ormai da settimane oltre a colpire la maggior parte dell'Italia sta creando situazioni anomale anche in diversi Paesi d'Europa e altrove nel mondo, come la perdurante siccità che ha colpito Cape Town. Per esempio a Rovaniemi in

Finlandia le tempertature hanno superato i 30 gradi centigradi, un caldo assolutamente anomalo per quelle latitudini. E la mancanza di piogge sta mettendo in crisi i vivai delle Ardenne, dove sono prodotti l'85% degli alberi di Natale del Belgio.
Il vivaista Jonathan Rigaux ha dichiarato all'emittente pubblica nazionale che in diversi vivai sono morti fino al 30% degli alberi destinati a diventare alberi di Natale e che, se la siccità dovesse durare altre tre o quattro settimane la produzione dinale sarà in seria crisi, “o perché gli alberi saranno morti o perché saranno inadatti dal punto di vista visivo”.
L'ufficio meteorologico belga ha classificato la situazione attuale come «estremamente secca» per la maggior parte del Paese, e le precipitazioni si avvicinano ai record stabiliti nel 1976 per il periodo di 90 giorni più secco mai registrato.

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