Sicurezza e Privacy
Google, Big Query per le aziende avrà funzionalità di machine learning
di Antonio Dini

Da San Francisco. C'è poi l'enorme capitolo della sicurezza. Perché il 95% degli attacchi alle aziende inizia con una email di phishing. Gmail, il servizio di posta sia consumer che aziendale di Google utilizzato da 1,4 miliardi di utenti attivi, blocca più di 10 milioni di messaggi al minuto. La nuova versione aggiunge composizione smart, modo Confidential (blocco dei messaggi, verifica, blocco stampa, cancellazione automatica) e altre funzioni che sono tutte basate sulla pervasività dell'intelligenza artificiale anche all'interno di questa divisione.
Assieme a questo c'è il tema dell'integrazione con i servizi di altri produttori (Lifesize, Skype for business, Polycom, Cisco), la compatibilità con le app delle generazioni precedenti.
Ma la novità maggiore soprattutto per le piccole aziende con grandi ambizioni, è il servizio di machine learning a disposizione degli analisti dei dati: BigQuery, il database online di Google, capace di raccogliere fino a 5 petabyte di data con più di 28 milioni di miliardi di righe dei record, è basato sulla tecnologia SQL, che fino a questo momento creava problemi per esportare e lavorare all'analisi sofisticata dei Big data. Invece adesso acquista le funzionalità di Machine Learning come BigQuery ML che sono a loro volta basate sul lavoro di AutoML realizzato dal team di Intelligenza artificiale guidato dalla scienziata di origini cinesi di Google, Fei-Fei Li. Risultato? I data analyst possono continuare a lavorare con SQL senza dover imparare niente di nuovo riguardo al machine learning e al tempo stesso possono sfruttarne le capacità.
Nella parte a maggior contenuto tecnologico ci sono anche le novità annunciate da Eyal Manor sulla Cloud Services Platform, cioè lo strumento di automazione e gestione dei container e dell'infrastruttura, basato su Kubernetes e sulla possibilità di connettere i microservice (la versione scalata, compatta e ridotta degli applicativi aziendali) in maniera trasversale sul cloud di Google, su quello aziendale e di altri fornitori oltre che sui sistemi di server interni alle aziende: parte della capacità di integrazione viene grazie anche ad alleanze strategiche come quella con Cisco, che implementa le soluzioni open source studiate da Google.
Sul fronte dei database aziendali un discorso analogo avviene grazie anche alla collaborazione di Google con Oracle o con Iron Mountain per le attività di ricerca documentale e allo sviluppo di una serie di aggiornamenti per le soluzioni di database nel cloud di Google, evoluzione per le aziende su cui Google lavora da anni ma basate su soluzioni tecnologiche nate internamente alla casa di Mountain View.
Infine il capitolo sicurezza delle tecnologie di base. Google sta implementando una serie di misure trasversali, spesso basate sull'apprendimento automatico, per difendere il proprio cloud e l'attività dei suoi clienti da attacchi verso la rete, tentativi di compromettere i server reali e virtuali, i container sui quali girano le applicazioni dei clienti, fino ad arrivare alle chiavette generatrici di codice (simili a quelle rilasciate dalle banche per l'accesso ai conti correnti online) che permettono di implementare soluzioni di autenticazione a due fattori che rendono più sicuro il punto di entrata nel cloud di Google.
A novembre dello scorso anno Google aveva avviato un programma sperimentale chiamato “Advanced Protection” per utenti ad alto rischio come dissidenti, politici, giornalisti che devono proteggere le proprie fonti. La soluzione toccata tutti i prodotti di Google: da Gmail a Google Drive, da YouTube a Google Maps. In questa modalità ultra-sicura l'autenticazione richiede per forza un codice tramite chiavetta oltre alla password per poter accedere alla propria identità e limita moltissimo la possibilità di collegare altre applicazioni di terze parti a quelle di Google.
Adesso una soluzione analoga viene portata in maniera più sistematica su tutti i prodotti di Google per le aziende, in modo tale da proteggere non solo la G Suite (il lato applicativo) ma anche tutti gli altri Google cloud services e nel suo insieme l'identità aziendale di chi utilizza i servizi di Google Cloud.

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