Startup
La startup che ripensa gli affitti brevi. E si allea col colosso Airbnb
di Giampaolo Colletti
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La sharing economy allarga la filiera con nuove proposte e soluzioni che integrano servizi e tecnologie all'avanguardia. E che talvolta nascono anche in Italia, creando valore e generando occupazione.
È questa la storia di Sweetguest: un'intuizione geniale, rafforzata da una tecnologia proprietaria e che prima non esisteva sul mercato. Così due imprenditori italiani under 30 hanno messo in piedi una realtà oggi leader negli affitti brevi e invidiata da mezzo mondo, diventata in poco tempo unico partner di Airbnb in Italia e protagonista di due round milionari.
La tecnologia per gli affitti brevi
«Siamo nati sulla scia di Expò 2015 e sull'aumento esponenziale degli affitti a Milano. Abbiamo iniziato a gestire case con Airbnb e abbiamo notato che mancava un software gestionale che potesse aiutare i profili privati. Così abbiamo deciso di costruirlo noi, quel software», racconta Edoardo Grattirola, 29enne nato a Sondrio e oggi residente a Milano, in tasca una laurea in economia multinazionale e un passato da business controller in azienda. Insieme a Rocco Lomazzi, 30enne milanese con un passato nel campo immobiliare, è il co-fondatore di Sweetguest. L'idea alla base della startup è quella di migliorare la gestione degli affitti, migliorandone la visibilità sul portale Airbnb per i proprietari degli appartamenti. Che peraltro sono in costante aumento: il 60% ha deciso di affittare il proprio appartamento finora libero da inquilini da meno di due anni. A fotografare il fenomeno è stata una recente ricerca promossa da Uniplaces, brand leader in prenotazioni online di alloggi per studenti.
L'Italia è oggi tra le mete preferite sul portale americano leader degli affitti brevi Airbnb: nel corso dello scorso anno sono stati quasi 8 milioni i visitatori, con un guadagno medio di oltre 2000 euro per ogni host. «L'Italia ha una miriade di operatori che gestiscono poche case perché da sempre c'è stata una barriera tecnologica. Quella che stiamo vivendo è una nuova primavera per questo mercato. Ecco perché abbiamo pensato di diventare consulenti del proprietario di casa».
I due round milionari e l'espansione
La società è stata protagonista di due exit milionarie, la prima da 1 milione di euro nel 2016 da parte di R204 Partner e Giulio Valiante, l'altra più recente nella primavera 2018 da 1,5 milioni di euro. L'headquarter è su Milano e oggi vede impegnate una quarantina di persone e altre cinquanta come collaboratori esterni. I profili sono prevalentemente di programmatori e data scientist, con una età media di 28 anni. La crescita ha spinto all'apertura di altre tre sedi in grandi città italiane: Firenze, Roma, Venezia. Fino ad oggi la startup ha gestito oltre 550 immobili e accolto 44.000 ospiti tra Milano, Firenze, Roma, Venezia, il Salento, la Liguria.
La chiave per competere su un mercato anche globale è nel software, che si chiama Booking Booster ed è stato sviluppato internamente: è in grado di garantire l'85% di occupazione. Consente di ottimizzare il posizionamento e la redditività degli annunci. E quindi di riflesso ottimizzare la visibilità online del profilo. Una tecnologia che permette di monitorare la gestione delle prenotazioni. Inoltre i proprietari hanno accesso a una dashboard personale con le informazioni relative all'affitto dei propri immobili: dalle prenotazioni ai prezzi, fino ai ricavi. È stata poi creata anche una app per i responsabili dei check-in, che potranno gestire il flusso di informazioni e monitorare lo stato delle case direttamente dal proprio smartphone.
Ad oggi Sweetguest è stata nominata da Airbnb come unico professional co-host in Italia. Una qualifica che la colloca insieme a sole altre quattro società in Europa che hanno ottenuto questo titolo. «Di fatto ottimizziamo l'esperienza per tutti i proprietari di casa. Ci occupiamo anche delle pratiche burocratiche, dai contratti agli allacci. Un profilo di consulenti evoluti del proprietario di casa», precisa Grattirola.
La startup nell'ultimo anno sta crescendo ad un ritmo elevato. Segno che anche può esistere una via tutta italiana alla sharing economy immobiliare. «Abbiamo creato valore per oltre 6,3 milioni di euro per i nostri clienti».

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