Scienza
Tanta voglia di tornare sulla Luna, a 49 anni dal primo sbarco
di Leopoldo Benacchio
Img Description

Sulla Luna, che fra pochi giorni ci regalerà uno spettacolo meraviglioso:la più lunga eclissi del secolo , ci vogliono tornare tutti, gli indiani, i cinesi, gli israeliani e anche parecchi “privati”, come vengono chiamati oggi gli imprenditori dello spazio in Usa. Ma gli unici che ci sono stati, e ci sono stati per davvero checché se ne dica, sono loro, i magnifici astronauti delle missioni Apollo di Nas a fra la fine dei '60 e la metà dei '70 del secolo scorso.
E fu in quella notte del 20 luglio 1969, 49 anni fa, che il mondo rimase affascinato e col fiato sospeso per quel che vedeva, malamente e in bianco e nero, alla televisione in piena notte da noi. Incredibilmente da qualcosa di molto simile a un bungalow di metallo da campeggio uscivano due uomini e posavano il piede sul nostro satellite.

L’uomo sulla luna
Il loro saltellare, dovuto per metà alla gravità ridotta della Luna e per metà all'euforia che li prese, diede a tutta la magnifica avventura un senso di leggerezza che aiutò a superare il momento storico. Se dobbiamo scegliere un'icona di quell'impresa lunare, che tenne il mondo intero col fiato sospeso non solo quella notte ma per vari giorni fino al ritorno, la migliore è proprio quell'impronta di stivale da astronauta calcata sulla spessa coltre di polvere lunare. Oltretutto è senz'altro ancora lì, a causa della completa assenza di vento sul nostro satellite.

Da Von Braun a Kennedy
Era un'impresa ritenuta impossibile, ma la volle il giovane e molto amato presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, che lanciò la corsa al nostro satellite con un leggendario discorso nel 1961, davanti a una platea stupefatta: vogliamo la Luna, disse, e la vogliamo entro la fine del decennio. La vogliamo non perché sia facile, ma perché è molto, molto difficile.

Una sfida incredibile, al limite dell'impossibile o, ai tempi, del ridicolo. I grandi contendenti, l'Unione Sovietica erede di Stalin in un mondo diviso esattamente in due dalla cortina di ferro, erano in vantaggio strepitoso sugli Usa: primo satellite lo Sputnik, primo uomo ad orbitare attorno alla Terra, Yuri Gagarin, prima sonda automatica ad arrivare sulla Luna e la lista sarebbe lunga.

La sfida la raccolse però Wernher Von Braun, il padre delle terribili V2 tedesche che bombardarono Londra nella Seconda guerra mondiale. Passato, e perdonato, agli americani con i suoi ingegneri in camicia bianca riuscì nell'impossibile, costruì il razzo vettore più potente della storia, il magnifico Saturno V, decise la migliore strategia di missione assieme ad altri e sviluppò anche i mezzi di allunaggio veri e propri, che visti oggi sembrano incredibilmente rudimentali e fragili. Ma gli “ingegneri di von Braun” come era chiamata la classe da lui formata era gente che osava, che si prendeva grosse responsabilità e che decideva.

Missione compiuta
Sulla Luna Apollo 11 ci arrivò, alle 22,18 italiane del 20 luglio, con qualche brivido come il blocco di un computer per sovraccarico o il consumo spropositato di carburante, non preventivato. Uscirono dal LEM, il modulo di atterraggio, alle 4,56 italiane del giorno seguente, fecero la famosa impronta e due ore buone di passeggiata, raccolsero una ventina di chili di pietre e polvere lunare da riportare indietro e lasciarono sul nostro satellite degli specchi, grazie ai quali anche oggi possiamo calcolare la distanza Terra Luna con enorme precisione, grazie al laser sparato continuamente dalla Terra.

Al ritorno fu un delirio di festeggiamenti, l'America aveva dimostrato l'impossibile conquistando la Luna in un tempo ridicolmente breve, come voleva il suo presidente che purtroppo non vide mai questo enorme successo, venne ucciso a Dallas dimostrando che non si può mai essere veramente amati proprio da tutti.


Apollo 11 riportò gli Stati Uniti davanti all'Unione Sovietica, che non riuscì più a riprendere la leadership e nella gara si svilupparono tecnologie che ricaddero in ogni campo della nostra vita e di cui ancora oggi beneficiamo, dalle telecomunicazioni alla miniaturizzazione dell'elettronica, vera carta vincente nell'impresa. Anzi se una critica si può fare è che negli ultimi decenni viviamo molto di quelle glorie, continuiamo a perfezionare ma non “inventiamo” nulla di nuovo.


La Luna nella cultura e nella storia dell’uomo
In Italia all'epoca le reazioni furono varie, la Luna d'altronde da Ariosto a Leopardi a Pulcinella, che ci va nientemeno che con un veliero, è sempre stato molto affar nostro. Nel 1969 anche scrittori importanti si cimentarono nel commentare l'impresa, come Eugenio Montale, che scrisse un articolo rimasto famoso sul dilemma che si dibatteva in seguito all'allunaggio: quel che era successo toglieva o meno fascino e poesia al nostro satellite? Montale si mise fra i due partiti, quello degli scrittori Zanzotto e Ceronetti, politicamente anche schierati verso l'Unione Sovietica, che erano ostili all'impresa, in senso poetico si intende, e il grande Calvino che con le sue Cosmicomiche non poteva che essere a favore.

Chi sarà il prossimo uomo o donna a posare il piede sul satellite, di che colore sarà la sua pelle, e che cosa sarà lì a fare. Siamo diventati adulti, Marte probabilmente non riguarda la nostra generazione ma quella dei nostri figli, accontentiamoci di tornare sulla Luna che ha sempre acceso desideri e fantasie. Una bella pagina di immagini dell'impresa di Apollo 11 è oggi sul sito Nasa

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni