Fintech
La corsa dei grandi fondi ai big Fintech: le startup nel mirino di dieci venture capital
di Gianni Rusconi
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Attualmente sono oltre 25 le startup tecnologiche della finanza assunte al titolo di unicorni, e sono attive in quattro continenti diversi. I nomi più noti sono quelli di Coinbase e TransferWise, le cui valutazioni sfiorano gli 1,6 miliardi di dollari, senza ovviamente dimenticare Robinhood, la piattaforma di trading a commissioni zero che ha conquistato quattro milioni di consumatori negli Stati Uniti e fatto lievitare il suo valore a 5,6 miliardi di dollari nell’ultimo round di finanziamenti, chiuso a maggio. E gli investitori che stanno dietro queste aziende? CB Insights li ha mappati mettendo in fila i venture capital con il maggior numero di startup fintech da un miliardo di dollari in portafoglio. In testa alla classifica dei fondi più attivi c’è Ribbit Capital, che ha dalla sua partecipazioni in una decina di unicorni dopo aver investito in oltre 40 nuove imprese fintech: il 24% delle società in cui ha investito, dati alla mano, ha quindi raggiunto lo status di unicorno e fra queste spiccano l’indiana PolicyBazaar e la banca digitale inglese Revolut. Alle spalle di Ribbit troviamo Andreessen Horowitz, SV Angel, DST Global, Institutional Venture Partners e Qed Investors, che detengono partecipazioni in cinque unicorni; quattro investitori hanno immesso capitali in tre startup miliardarie del fintech e sono Kleiner Perkins Caufield & Byers, Google Ventures, Thrive Capital e General Catalyst.

Cb Insights ha elaborato una seconda graduatoria, evidenziando i fondi di vc che hanno scommesso in operazioni seed e round Series A e che dovrebbero, quindi, avere ritorni di capitale superiori in caso di exit future. A dividersi il primo posto di questo ranking sono Index Ventures e SV Angel, ciascuno con quattro investimenti early-stage in fintech che sono cresciute fino a diventare unicorni: realtà come Funding Circle, specialista dei prestiti alle pmi avviata probabilmente all’Ipo entro la fine dell’anno, o come iZettle (acquisita da PayPal per 2,2 miliardi di dollari) e Adyen (sbarcata in Borsa il mese scorso con una capitalizzazione di 8,4 miliardi). QED Investors, invece, ha visto quotarsi GreenSky (entrata sui listini con una capitalizzazione di 4,2 miliardi) e ha completato investimenti early stage nella banca digitale brasiliana Nubank e nella startup californiana del peer to peer lending Social Finance (SoFi).

E in Europa? Una recente indagine del portale finanziario gomedici.com, invece, ha fotografato la situazione delle operazioni in ambito fintech del Vecchio Continente: dal primo gennaio al 30 maggio di quest’anno la raccolta delle startup ha superato i 3,1 miliardi di dollari e circa la metà dei capitali distribuiti dai VC (in 165 round) hanno avuto come destinatari le imprese britanniche. Londra, insomma, domina ancora il panorama degli investimenti davanti ad altri hub in forte crescita come Parigi e Berlino, che hanno spinto, rispettivamente, 415 e 389 milioni di dollari verso Francia e Germania. Quanto ai settori del fintech preferiti dai venture, l’insurtech, un po’ a sorpresa, si piazza all’ultimo posto catturando solo il 7% degli investimenti. Poco meglio è andata finora alle startup della blockchain, a cui è andato l’8% dei finanziamenti, mentre si conferma solida l’attrattività del comparto lending, che si è accaparrato il 25% dei fondi distribuiti, circa 770 milioni di dollari.

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