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Scienza
Servono nuove forme di cooperazione
di Francesca Cerati
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Con l’arrivo della terapia digitale è lecito chiedersi se questa nuova strategia terapeutica rappresenti un’opportunità o una complicazione nella gestione della salute. «Si tratta di una nuova opportunità - risponde Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali all’Iss -, ma sarebbe sbagliato considerarla come la maggiore delle opportunità a nostra disposizione attualmente. L’uso di una app a fini medici porta con se necessariamente l'uso da parte del paziente di almeno uno smartphone. Attraverso tale strumento il paziente può entrare in contatto diretto con il medico, ma questo fatto da solo non è necessariamente un progresso se non è associato alla strutturazione di una organizzazione molto robusta e attenta attorno a paziente e medico. Bisogna passare con decisione a un’organizzazione sanitaria che si basi sul lavoro in team e con condivisioni di responsabilità, compresi i produttori di software e app». E siamo strutturati in Italia per l’introduzione nel prontuario delle terapie digitali? «Attualmente no - continua Gabbrielli - Tuttavia, c’è un forte impegno per progredire il più rapidamente possibile. I problemi sono principalmente di ordine organizzativo e soprattutto amministrativo. Occorrono forme nuove di cooperazione tra pubblico e privato. Si tratta di fare un grande lavoro culturale su questo punto».

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