Startup
Primomiglio: entro fine anno nuovo fondo da 80 milioni per la space economy
di Gianni Rusconi
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L'obiettivo dichiarato è esplicito: investire in spin-off, startup e Pmi innovative che operano a tutto tondo nell'ambito dello spazio, sia a livello di infrastrutture sia in termini di applicazioni terrestri abilitate da sistemi spaziali. L'idea di Primomiglio Sgr di lanciare entro fine anno un nuovo fondo di venture capital per avviare finanziamenti seed ed early stage in questo settore nasce, anche, dalla stretta collaborazione avviata con l'Agenzia Spaziale Italiana, che di questo progetto sarà “cornerstone investor”, e Fondazione E. Amaldi, che supporterà il team di investimento nelle attività di scouting e advisory. «Punteremo soprattutto sulle realtà italiane - conferma Gianluca Dettori, Presidente della società di gestione – con un target di raccolta di 80 milioni di euro e la volontà di essere operativi con i primi investimenti già nel 2019”.
La scelta di puntare sulla space economy si spiega abbastanza facilmente. «È un segmento a rapidissima trasformazione ed accelerazione, che sta drasticamente riducendo i costi legati ai lanci e si sta aprendo in modo sostanziale ai privati. E l'Italia è il sesto Paese al mondo nella produzione di ricerca scientifica in ambito spaziale e il terzo contributore europeo al budget e alle missioni dell'Esa (European Space Agency, ndr)», dice ancora Dettori. L'industria spaziale, se guardiamo ai numeri evidenziati da Primomiglio, ha toccato in effetti quota 327 miliardi di dollari nel 2017 ed è destinata a crescere fino ai 2.700 miliardi stimati per il 2045. Cifre iperboliche, dunque, che hanno indotto alcune star dell'universo tecnologico come Elon Musk, numero uno di Tesla, Jeff Bezos, Ceo di Amazon e Richard Branson, fondatore del Gruppo Virgin, a dare vita a nuove aziende come Space-X, Blue Origin e Virgin Galactic. Un mercato che può fare anche la fortuna di startup in grado di lavorare lungo tutta la filiera e di elaborare le grandissime quantità di dati prodotte dai satelliti per sviluppare servizi destinati a diversi settori, dalla logistica all'agricoltura, dalle telecomunicazioni alla meteorologia.
Dei 6,3 miliardi di dollari investiti in startup spaziali negli ultimi vent'anni, fa giustamente notare Dettori, l'80% sono avvenuti negli ultimi tre. Solo nel 2017, stando ai dati pubblicati da Space Angels, gli investitori privati hanno finanziato le imprese commerciali di questa industry con 3,9 miliardi, e di questi il 40% è stato sottoscritto da 120 fondi di venture capital. Negli ultimi otto anni, inoltre, il valore complessivo delle exit (acquisizioni o quotazioni) effettuate dalle startup ha toccato quota 25 miliardi di dollari. Un mondo in forte espansione, per l'appunto, in cui l'Italia non gioca da ultima della serie. Il nostro settore aerospaziale produce 1,6 miliardi di euro di fatturato l'anno con 250 aziende operative, la stella delle nostre startup, D-Orbit, ha appena siglato un contratto di fornitura con il colosso dei lanci spaziali ArianeSpace e le iniziative di promozione e sviluppo non mancano. Vanno in questa direzione il nuovo fondo di Primomiglio ma anche l'acceleratore Spark Me di Matera e il progetto di call aperta – dal valore di 1,9 milioni di euro e co-finanziato dall'Agenzia spaziale italiana, dall'Esa e dall'impresa locale Openet Technologies - che mira a selezionare 20 aziende (preferibilmente in fase di scaleupche) attive sulle tecnologie spaziali.

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