Startup
Startup italiane in Cina, con Marco Polo Program raccolti 2,4 milioni
di Gianni Rusconi
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La terza edizione del programma ideato da H-Farm come ponte fra le startup italiane e il Paese del Dragone è decollata da poche settimane con gli stessi obiettivi delle due precedenti: creare una corsia preferenziale di accesso al mercato locale attraverso una “call for ideas”, di fatto sempre aperta, che ha in Qwos, uno dei più importanti intermediari cinesi per gli investimenti privati all'estero, il partner di riferimento. Il requisito per far parte del progetto Marco Polo? Essere operative da almeno tre anni nel settore di competenza, essere iscritte nell'apposito Registro delle imprese innovative ed avere un piano per esportare il proprio “Made in Italy” su scala internazionale, mettendo nel mirino la Cina. Le prospettive sono facilmente immaginabili: mettere un piede in un Paese dove i finanziamenti destinati alle nuove aziende tech hanno raggiunto quota 58,8 miliardi di dollari nel 2017 e 19,1 miliardi solo nel primo trimestre di quest'anno.
Il programma è stato lanciato a settembre 2016 e la terza edizione nasce sotto i migliori auspici: la dozzina di startup che ha partecipato alle prime due edizioni ha infatti raccolto fino a oggi 2,4 milioni di euro di investimenti cinesi. A ciascuna impresa è andato un contributo di 200mila euro, grazie al cofinanziamento effettuato da due investitori selezionati da Qwos (100 mila euro l'uno), in cambio di una quota societaria che non supera il 12%. Per facilitare il proprio percorso di sviluppo, le startup selezionate potranno contare anche sulla collaborazione siglata a novembre scorso da H-Farm con Tuspark (Tsinghua University Science Park), un colosso accademico con sedi in 20 città e capace di alimentare con tecnologie e capitali propri un ecosistema di un migliaio di nuove aziende. Come confermano i responsabili dell'acceleratore digitale di Roncade H-Farm, dove le startup neo candidate “studieranno” e si formeranno per prepararsi allo sbarco in Cina, uno dei cardini del programma è quello di avvicinare le startup ad investitori che operano in settori affini e collegati a quello dell'impresa stessa, sfruttando come abilitatore tutti gli strumenti messi a disposizione da Italia Startup Visa, il sistema messo a punto dal Mise per favorire la concessione dei visti di ingresso per lavoro autonomo per i soggetti stranieri che vogliono investire nella Penisola.
Chi sono le startup che hanno scommesso sulla Cina? PubCoder, che ha sviluppato un software editoriale per realizzare contenuti digitali complessi, ha fatto da apripista. Fra le aziende selezionate per la prima edizione del programma vi sono quindi realtà impegnate sul fronte dei dispositivi elettronici wireless ed indossabili per il mondo della salute, del benessere e della sicurezza come Avanix, specialisti nel campo dei motori di ricerca sui dati crittografati come Cryptolab o ancora startup che hanno puntato sulla blockchain per sviluppare un sistema in grado di generare una prova d'autore legalmente valida (in tutta Europa e nei 172 Paesi che aderiscono alla Convenzione di Berna) per le opere di musica, programmazione, scrittura, moda, foto, illustrazione e molto altro come Patamu.
La seconda tornata del Marco Polo Program ha visto invece emergere startup attive in altri settori ancora, a cominciare dal food. La Comanda, per esempio, è una startup nata dall'idea di Carlo Brianza e Andrea Gaggi, due manager di lungo corso in Nokia. La prima prova sul campo del dispositivo Click'N'Pizza, oggetto connesso da attaccare al proprio frigo per ordinare con un solo comando la pizza e altri cibarie, è stata condotta negli Usa all'interno delle catene Pizza Hut e New York Pizza. Ora all'orizzonte c'è la Cina, dove la startup ha messo piede partecipando al recente alla tappa di Shanghai del Consumer Electronic Show. Sul cibo punta anche Eattiamo, un portale di e-commerce su cui è possibile trovare l'offerta dei piccoli produttori e attivare un abbonamento per ricevere a casa una selezione dei piatti disponibili. Il suo network conta attualmente 80 produttori e nel 2016 è sbarcata sul mercato americano dando vita a una community con oltre 20mila utenti.
Costruire telescopi, radiotelescopi e relativi componenti per osservare l'universo è invece la missione di PrimaluceLab, prima startup al mondo ad aver installato un proprio radiotelescopio al “centro” Very Large Arrey, in New Mexico, per fini di ricerca didattica. I suoi clienti provengono da tutto il mondo e i loro brevetti hanno copertura internazionale. Nell'education è impegnata invece Feel Center. Combinando principi matematici e strumenti emozionali come il teatro di impresa, il cinema e vari format di edutainment crea progetti formativi per le aziende e per le scuole. Fra i suoi “sponsor” c'è Rai Cinema.
App Tripper, infine, è una startup che ha sviluppato una guida non convenzionale per i turisti e gli amanti dell'arte: l'app suggerisce infatti agli utenti dei percorsi personalizzati in base alle proprie emozioni e consente di condividere i propri stati d'animo con i membri della community. La società ha inoltre disegnato progetti che sfruttano la realtà virtuale e la realtà aumentata all'interno di musei e in tal senso si spiegano le collaborazioni strette con il Museo degli Uffizi e i Fori Imperiali. In attesa di rendere emozionale il patrimonio artistico cinese.

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