Startup
Intelligenza artificiale, Europa indietro
di Enrico Netti
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Rivoluzione intelligenza artificiale. È quella su cui si stanno concentrando le risorse del venture capital e dei governi del mondo. Un partita che soprattutto si gioca tra Usa, Cina, Europa e Israele: si concentra qui il maggiore numero di start up, quasi 3.500, che stanno esplorando le nuove frontiere dell’Ia. Quelle Usa sono 1.393, circa il 40%, che precedono l’Europa con 769 start up, Cina a quota 383 e precedono di poco Israele a 362 start up. Conta poi avere una strategia chiara e di lungo periodo. È quanto evidenzia il report «Intelligenza artificiale. Una strategia per le start ups europee». I dati sono aggiornati all’aprile 2018 scandagliando in profondità in mondo delle start up attive nel segmento della Ia e il report è realizzato da Roland Berger con il fondo di venture capital Asgard.

Non sorprende più di tanto la posizione dell’Europa che sconta la frammentazione delle varie politiche nazionali. «Mentre Usa e Cina hanno realizzato veri e propri ecosistemi su cui si è sviluppato il nuovo settore l’Europa non è riuscita ad esprimere una visione organica nonostante una rilevamente massa critica - spiega Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger -. Inoltre l’Europa non è stata ancora in grado di adottare soluzioni Ai in settori chiave come l’energia, l’automotive, costruzioni, agricoltura e Pa. Contro ogni aspettativa robotica, IoT e guida autonoma sono sottorappresentate nella Ue». Spicca la posizione dell’Inghilterra, unica nazione della Ue nella top 5 mondiale: nel Regno Unito, con 245 realtà, ci sono più start up per l’Ai di Francia (109) e Germania (106) messe assieme. Una vantaggio temporaneo perché la Brexit scompaginerà gli equilibri. In questo scenario l’Italia si colloca in 19esima posizione con solo 22 start up.

Le frontiere dell’Ia sono esplorate da colossi Usa come i Gafa (Goggle, Amazon, Facebook e Apple) e cinesi Bat (Baidu, Alibaba e Tencent). Veri e propri ecosistemi chiusi che al loro interno hanno tutto quanto occorre per la ricerca: infrastrutture It, risorse tecnologiche e finanziarie, dati, potenti motori di ricerca e un forte brand che attira i ricercatori.

C’è la rincorsa dell’Europa per non perdere questo “treno”. Recentemente la Commissione Europea ha proposto un piano di investimento con una dote di 23 miliardi l’anno per la ricerca e i programmi innovativi e il report evidenzia che almento un miliardo dovrebbe essere destinato all’Ia. Il suggerimento di Marinoni è di creare un percorso a tre tappe per lo sviluppo di un ecosistema paneuropeo a supporto di queste tecnologie. In più un primo passo è creare programmi fiscali e sociali per agevolare l’accesso al mercato europeo e attrarre capitali internazionali. Il punto cruciale è l’accesso ai finanziamenti che finora resta limitato. «In media si registrano operazioni da 3 milioni di dollari in Francia e 2 milioni in Germania contro i 10 degli Usa e i 36 della Cina - rimarca il partner di Roland Berger -. Per migliorare l’Europa dovrebbe incoraggiare gli investimenti delle grandi aziende diversificando le fonti dei finanziamenti in innovazione». Da qui l’idea della realizzazione di una agenzia Ue per l’innovazione che favorirebbe l’ecosistema Ia in Europa. Analogamente si deve giocare la carta dell’attrattività di ricercatori e imprenditori stranieri, favorendo la circolazione dei team e il trasferimento tecnologico.

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