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Il patrimonio dei Ceo tech accusa il colpo Datagate: 30 miliardi bruciati in una settimana
di Biagio Simonetta
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Il diretto interessato, ovvero Mark Zuckerberg, è quello che perde di più: oltre 10 miliardi in una sola settimana. Ma lo scandalo Cambridge Analytica ha trascinato in rosso un po' tutti i titoli delle grandi aziende tecnologiche, con conseguenti perdite ingenti nei patrimoni dei loro Ceo. Così, sbirciando fra le stime della Bloomberg Billionaires Index, ci si accorge abbastanza facilmente che per i primi otto paperoni dell'industria tecnologica, l'ammanco sfiora i 30 miliardi di dollari. Una montagna di soldi bruciati nel giro di una settimana, sotto i colpi di uno scandalo internazionale che è tutt'altro che chiuso.

Zuckerberg, dicevamo, è quello che paga di più. E sembra abbastanza ovvio. Il giovane Ceo di Facebook, settimo uomo più ricco al mondo grazie al suo impero con sede a Menlo Park, dal 18 marzo (giorno in cui il caso Cambridge Analytica è scoppiato a livello globale) è visto ridursi il suo patrimonio da 75,3 miliardi di dollari a 65,1. Oltre 10 miliardi di differenza, dovuti al crollo del titolo di Facebook.

Il conto delle perdite
Ma è altrettanto interessante constatare come anche gli altri Ceo del settore siano in perdita, pure se le cifre sono più contenute: Bill Gates (fondatore di Microsoft) perde 2 miliardi, come Jeff Bezos (Ceo di Amazon). Sono 3, invece, i miliardi persi dall'investitore Warren Buffett e dai due fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin. Sul fronte cinese, infine, il fondatore di Alibaba, Jack Ma, perde 1,5 miliardi, mentre il Ceo di Tencent, Pony Ma, di miliardi ne perde 4. Sono perdite derivanti dall'andamento dei vari titoli che hanno subito indirettamente la storia di Cambridge Analytica.

L’Ue dà due settimane a Zuckerberg
Sul fronte giudiziario, intanto, si registra la richiesta da parte della Commissione europea a Facebook di fornire «entro le prossime due settimane” chiarimenti sulle questioni sollevate dallo scandalo Cambridge Analytica . La richiesta porta la firma della commissaria europea alla Giustizia, Vera Jourova. L'Ue, in sostanza, vuole capire «in che modo i dati degli utenti di Facebook siano caduti nelle mani di terzi senza il loro consenso». Sul fronte britannico, invece, Zuckerberg ha deciso di non presentarsi davanti al parlamento londinese, dove era stato chiamato a rispondere dello scandalo. È invece stato ascoltato il whistleblower Christopher Wylie, l’uomo che ha fatto scoppiare il caso con le sue dichiarazioni. Wylie non ha nascosto di temere per la sua vita.

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