Politica Economica
Segnali da cogliere per il mercato del lavoro
di Giorgio Pogliotti
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Nella stessa giornata dall'Istat arrivano due importanti report, strettamente collegati: il primo ci dice che a luglio la produzione industriale è entrata in territorio negativo, dopo due anni di crescita. Il secondo che nel mercato del lavoro tra aprile e giugno si conferma il trend di diminuzione dei disoccupati (per il quinto trimestre consecutivo) , con una consistente riduzione degli inattivi, e un incremento degli occupati (trainato dai contratti a termine e dagli indipendenti in forte ripresa).

Il confronto con 10 anni fa
Interessante il confronto con il secondo trimestre 2008, che evidenzia un numero degli occupati maggiore (+205mila), ma anche una trasformazione della composizione della forza lavoro che è invecchiata (a causa del calo della popolazione giovanile e dell'aumento dell'età pensionabile). Rispetto a dieci anni fa si contano mezzo milione di lavoratrici in più (anche se restiamo agli ultimi posti in Europa per il tasso di occupazione femminile) e 380mila lavoratori in meno, soprattutto nell'industria. Il Sud ha ancora 258mila occupati in meno rispetto ai livelli pre crisi.

L’esplosione del part time
Non siamo ai livelli di ore lavorate che si registravano prima della crisi, perché si è registrata un'esplosione del ricorso al part time, in larga misura involontario, visto che gran parte dell'occupazione riguarda alberghi, ristorazione e servizi. Ma questi dati non possono essere letti ignorando la precedente rilevazione Istat sul mese di luglio, che - come già accaduto a giugno-, ha messo in luce un calo degli occupati, soprattutto con contratti a tempo indeterminato, insieme a una ulteriore discesa del tasso di disoccupazione che si è attestato al 10,4%, sui livelli del 2012.

L’”effetto annuncio” del Dl Dignità
Luglio ha risentito del rallentamento della crescita del Pil, ma c'è stato anche un effetto annuncio delle misure del decreto legge “Dignità” che possono aver influenzato le decisioni delle imprese. Si tratta di segnali da cogliere in previsione della legge di Bilancio, perché dal rilancio degli investimenti infrastrutturali, una politica industriale a sostegno dell'innovazione e dalla riduzione strutturale del costo dei contratti stabili, si potranno ottenere risultati positivi per il mercato del lavoro.

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