Politica
Di Maio: «A Taranto manca un museo della Magna Grecia». E invece c’è
di Domenico Palmiotti
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«Taranto non ha musei degni della Magna Grecia». Parlando alla trasmissione televisiva «Cartabianca», il vice premier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio scivola sulla città dei due mari a distanza di pochi giorni dall’accordo sull’Ilva, al Mise, tra Arcelor Mittal, nuovo investitore, e sindacati metalmeccanici. Perchè Taranto un importante museo dedicato alla Magna Grecia ce l’ha da diversi decenni, è conosciutissimo da studiosi e archeologi, è un museo nazionale e con la riforma Franceschini gli è stata anche riconosciuta autonomia. Un «privilegio» che spetta a siti del calibro di Pompei.

L’incidente diplomatico con il MarTa
L’attuale direttrice, Eva Degl’Innocenti, rientra infatti nel gruppo di nomine - furono scelti direttori anche dall’estero - che l’ex ministro dei Beni culturali Dario Franceschini fece tre anni fa. Con Bianca Berlinguer , Di Maio parla dell’intesa raggiunta il 6 settembre al Mise e rilancia sulla legge speciale per Taranto dopo il passaggio sull’Ilva. Giorni fa, in Puglia, Di Maio aveva detto che lavorerà per portare a Taranto nuovi investitori perché l’area è «un deserto» (e intanto i turchi di Yilport, tredicesimo operatore mondiale, sono prossimi ad insediarsi nel porto e a rilanciare il molo polisettoriale dopo l’abbandono di Evergreen) mentre in Tv dichiara che il rilancio della città pugliese passa da Università, che c’è già assieme al Politecnico, entrambi decentrati da Bari, turismo e cultura.

La disputa via Twitter
«Quella è l’area con i reperti archeologici più grande della Magna Grecia e non ha musei degni di quell’area», afferma Di Maio. A stretto giro, gli risponde sul social Twitter la direttrice Degl’Innocenti: «Egregio ministro Luigi Di Maio, sarei molto onorata di poterla accogliere nel museo archeologico più importante della Magna Grecia, che ha sede proprio a Taranto, uno dei musei archeologici più importanti al mondo».

Degl’Innocenti, toscana, guida il museo da fine 2015 e prima di venire a Taranto dirigeva musei in Francia. A Degl’Innocenti tutti riconoscono una politica di valorizzazione del museo e di apertura alla città con una serie di iniziative.
Il MarTa, come si chiama in sigla il museo di Taranto, «sta andando bene», spiega al Sole 24 Ore. «L’anno scorso abbiamo avuto circa 80mila visitatori, quest’anno non abbiamo ancora i numeri perchè i bilanci li facciamo alla fine, ma c’è stata una buona estate in termini di afflusso. Il Museo sta crescendo e si sta imponendo. Stiamo per partire con la nuova stagione degli eventi», annuncia il direttore.

La nuova stagione del MarTa
«Il 22 e il 23 settembre terremo al MarTa le Giornate europee del patrimonio, il 28 settembre la Notte europea dei ricercatori, il 14 ottobre la Giornata delle famiglie al museo, che è un’iniziativa europea, assieme alla Giornata della cultura ebraica». Ma il piatto forte, per ora, è l’allestimento entro fine anno di una mostra sulla ceramografa apula tra mito e morte. «Sarà un evento importante - annuncia Degl’Innocenti - perchè esporremo al pubblico reperti sinora custoditi nei depositi del museo. Reperti che erano in alcuni musei americani, tra cui quelli di Boston e Los Angeles, erano stati trasferiti lì illecitamente e sono rientrati in Italia grazie all’azione congiunta dei carabinieri del nucleo patrimonio artistico e dei ministeri degli Esteri e dei Beni culturali. Una parte di questa mostra sarà dedicata ai reperti e un’altra all’attività dei carabinieri che si occupano delle nostre opere d’arte».

Se anche la Legge speciale c’è già
È da luglio 2016 che il MarTa sta conoscendo una stagione positiva. L’avvio è coinciso con l’inaugurazione del secondo piano e la fine dei lavori di ristrutturazione che avevano obbligato il museo a restare chiuso per alcuni anni. Quella del 2016 fu un’inaugurazione salutata da una folta delegazione del Governo di allora: dal premier Renzi, che adesso attacca su Twitter Di Maio («E niente... Di Maio non ne azzecca una», afferma riferendosi alla scivolata sul museo), ai ministri Franceschini e Delrio e ai sottosegretari De Vincenti e Bellanova.

Ma anche la legge speciale di cui parla Di Maio per Taranto, esiste già. Anzi, ce ne sono ben due: una del Parlamento, di marzo 2015, ed una, più recente, della Regione Puglia, di indirizzo strategico a proposito dell’economia del territorio. La legge nazionale ha dato a Taranto il contratto istituzionale di sviluppo attraverso il quale sono stati assegnati all’area, tra nuove erogazioni e riprogrammazione di vecchi fondi non spesi, più di 900 milioni di euro, la metà dei quali - stando al bilancio del Governo precedente - risulta spesa o impegnata. Risorse postate su opere portuali, bonifiche ambientali, potenziamento delle apparecchiature sanitarie e riqualificazione urbana.

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