Politica Economica
Airbnb, 100mila euro di multa per gli abusivi. Arriva il codice indentificativo per le case
di Marzio Bartoloni
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Il ministro del Turismo Gian Marco Centinaio lo ha promesso da subito: «Basta con le praterie con poche regole» diventate sterminate nell’era della sharing economy grazie anche all’avvento delle piattaforme on line (solo Airbnb in Italia ha 360mila annunci e 8 milioni di arrivi lo scorso anno). E ora il Governo si prepara alle contromisure: tutte le strutture ricettive, comprese le case affittate on line, dovranno munirsi di un codice identificativo. E per chi non lo utilizzerà scatteranno multe fino a 100mila euro, «come accade in Inghilterra», ha ribadito Centinaio.

GUARDA IL VIDEO - Case Airbnb: un codice identificativo e multe salate per gli abusivi

Oggi l’Italia incassa, secondo i dati ufficiali di Bankitalia, quasi 40 miliardi dai turisti stranieri, «facendo riemergere il sommerso - ha spiegato Centinaio in una intervista al Sole24 Ore - sono convinto che possiamo quasi raddoppiare queste cifre». Il ministro ha infatti ribadito come la lotta all’abusivismo nel turismo sia fondamentale: «Stiamo lavorando ad un progetto per fornire un codice identificativo per le strutture ricettive, per far sì che chi lavorerà in legalità avrà il codice identificativo e quindi potrà promuovere e vendere le proprie strutture anche sui siti on line, chi invece non avrà il codice identificativo vorrà dire che sarà un abusivo». E dovrà pagare sanzioni salate: «L’obiettivo è dare le stesse multe dell'Inghilterra: 100mila euro di multa a chi opera senza codice identificativo».

INFODATA / Airbnb, l’1% degli inserzionisti gestisce o possiede più di dieci alloggi

L’obiettivo di fondo è quello di far emergere il sommerso e far pagare le tasse a tutti: oggi chi affitta una casa anche su piattaforme on line dovrebbe pagare la cedolare secca (il 21%). La legge in Italia impone all'intermediario di intascare e girare direttamente all’Agenzia delle Entrate il 21% da ogni transazione. Ma l’adempimento non è stato rispettato da tutti gli operatori e la stessa Airbnb ha fatto ricorso al Tar. E così anche per la frenata delle piattaforme on line la riscossione nel 2017 è stato un flop. Il gettito atteso era di 83 milioni, ma nelle casse pubbliche sono entrati soltanto 19 milioni. «Sarà difficile fare controlli a tappeto - ha ammesso il ministro Centinaio - ma l'obiettivo è lavorare affinché l'illegalità nel turismo venga meno. L'Italia è il paese al mondo che ha più illegalità in questo settore».

Lo strumento del codice indentificativo è utilizzato già in altri Paesi, come l’Inghilterra e la Francia e anche in Italia si sta sperimentando: in Lombardia una delibera ha previsto che dallo scorso primo settembre per chi affitta stanze o interi appartamenti su piattaforme come ad esempio Airbnb (trentamila gli annunci pubblicati in regione) scatta l'obbligo di indicare sugli annunci di pubblicità, promozione e commercializzazione un codice identificativo di riconoscimento (Cir), con multe da 2500 euro per chi non si mette in regola. In pratica attraverso il codice si garantisce che l’host ha dato comunicazione di inizio attività al Comune di competenza e ha adempiuto a tutti gli obblighi previsti. Tra gli adempimenti previsti dalla nuova legge regionale per le case e appartamenti per vacanze oltre alla comunicazione di inizio attività e all'ottenimento delle credenziali per la trasmissione dei dati turistici, i gestori devono, tra l’altro, anche accreditarsi per la denuncia degli ospiti in base alle indicazioni dell'autorità di pubblica sicurezza, rispettando alcuni standard qualitativi essenziali oltre ovviamente alle norme in materia fiscale e di sicurezza.

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