Italia
Macchine «alla «spina» su una difficile strada ancora tutta in salita
di Simonluca Pini
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Ritorno al futuro. Anzi al passato. L’auto elettrica affonda le sue radici nella storia dell’automobile visto che nel 1989 fu una vettura elettrica, la Jamais Contente, a superare per la prima volta il muro dei 100 km/h. Poi la tecnologia prese la via della benzina e del gasolio, ancora oggi imbattibili per praticità e convenienza. La trasformazione epocale, quella dell’affermazione dell’automobile alla spina è però ormai avviata ed è un percorso tracciato, anche se irto di ostacoli e dubbi.

Una strada che è guidata da un mix di sane esigenze ambientali, prese di posizione ideologicamente viziate (la “guerra al diesel”) e interessi industriali che spesso hanno passaporto cinese. Va detto che la storia dell’automobile è costellata di salti tecnologici imposti Ex Lege (come lo scarico catalizzato), di innovazioni dirompenti frutto di continui ingenti investimenti, come i 10 miliardi messi sul piatto dal Gruppo Hyundai (quinto costruttore al mondo) per produrre 28 modelli verdi che saranno lanciati entro il 2020 o i 10 miliardi di Daimler per dieci modelli elettrici a marchio EQ. Sta di fatto che i costruttori puntano a un salto tecnologico con diversi gradi di elettrificazione, che si traduce in modelli elettrici puri, ibridi, plug-in hybrid, e mild hybrid con rete a 48V che riduce emissioni e consumi di benzina e diesel e fa accedere alle Ztl. Le cose però stanno cambiando, non per merito degli incentivi ma per il progredire di tecnologie e investimenti: per una mobilità di massa a zero emissioni (locali) servono convenienza all’acquisto e tanta autonomia, con le case che puntano ai 500 km di autonomia per ridurre al minimo la range anxiety, ovvero la paura di rimanere a “secco” di km.

Infatti sono disponibili (lasciando perdere le lussuose Tesla) vetture da circa 300 km di autonomia, come la nuova Leaf di Nissan, con punte fino a 500 anche per modelli quasi abbordabili come la Chevrolet Bolt/Ampera-E. Intanto crescono le reti di ricarica in termini di dimensione e di tecnologia come. Addirittura, Porsche sostiene che riuscirà a ricaricare la sua prima elettrica, la Taycan, finora nota come Mission E, in 15 minuti per avere 400 km di autonomia. L’industria accelererà anche perché di fronte ci sono normative (Euro 6D) sulle emissioni che renderanno sempre meno conveniente produrre motori diesel.

Non a caso nel il piano industriale Fca 18-22 ha deciso di abbandonare il diesel e di puntare verso elettriche ed ibride. E questo, va ribadito nonostante che il diesel sia virtuoso per emissioni di CO2, e gli euro 6 siano assolutamente puliti; del resto anche gli euro 4 Fap e i Euro 5 non erano quei i mostri ambientali che la vulgata popolare o gli studi di “scienza condivisa” di qualche onlus nata d’improvviso vogliono fa credere. Comunque siamo di fronte un cambiamento epocale.

L’elettrificazione però, come accennato prima, risponde a due paradigmi ben diversi: elettriche pure e ibride a vari gradi di commistione tra pistoni ed elettroni. Con le elettriche pure la filiera produttiva cambierà drasticamente, visto il minor numero di componenti presenti a bordo. Prendendo l’esempio di Volkswagen, con 30 modelli Bev (elettrici puri) entro il 2025, i suoi fornitori tradizionali subiranno cali produttivi da milioni di euro.

Insomma l’elettrico puro potrebbe essere un vero tsunami per l’industria automotive (europea soprattutto) e per i suoi occupati, compresa la parte legata alla manutenzione: addio a cambi olio e tanto altro, con la scomparsa (tra molto tempo) di intere strutture produttive e mestieri.

Con le ibride invece la filiera addirittura si amplia con i nuovi attori legati alla trazione elettrica che si andranno ad aggiungere a quelli tradizionali. Proprio i modelli plug-in hybrid guideranno la transizione, grazie all’autonomia aumentata a 100 km/h, mentre le mild-hybrid renderanno ibride, almeno sulla carta di circolazione, modelli a benzina e gasolio nonostante il motore elettrico non abbia un apporto reale. A tutto questo bisogna aggiungere l’arrivo di nuovi attori, perché l’auto del prossimo futuro avrà come protagonisti hi-tech company leader nelle batterie come Samsung Sdi, LG o Panasonic.

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