Politica
La svolta moderata di Salvini per consolidare il primato della Lega
di Barbara Fiammeri
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Matteo Salvini dice di non credere ai sondaggi che danno la sua Lega saldamente al comando tra le preferenze degli italiani con 4 punti in più del M5s. Un atteggiamento prudente, volto soprattutto a non irritare ulteriormente l’alleato di governo e il suo omologo pentastellato Luigi Di Maio. Il sorpasso però è ormai acclarato e per Salvini adesso il principale obiettivo è consolidarlo in vista delle europee della prossima primavera. Il ministro dell’Interno lo fa ancora una volta sfruttando il tema “sicurezza”. In questo caso però non si tratta né di ordine pubblico né di allarmi legati a possibili ondate migratorie.

La “pacifica” invasione del campo pentastellato

Salvini vuole rassicurare gli italiani e chi a Bruxelles e sui mercati osserva attentamente le mosse del governo, che il leader del primo partito in Italia, non ha alcuna intenzione di scassare i conti pubblici. Una svolta moderata alla quale si accompagna una “pacifica” invasione del campo pentastellato. Salvini (si veda l’intervista sul Sole 24 ore di oggi) rilancia la riforma della Fornero, ma non più in nome degli aspiranti pensionati ma soprattutto per consentire una ripresa dell’occupazione giovanile - «per ogni 62enne che va in pensione si libera un posto e mezzo di lavoro per i giovani» - intervenendo su un tema che è il core business dell’attuale inquilino di via Veneto, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Che peraltro deve guardarsi le spalle anche come ministro dello Sviluppo. Un esempio? Mentre il leader dei pentastellati non ha ancora pronunciato un verdetto sul Tap, Salvini incontra l’ex premier britannico Tony Blair, oggi consulente dell’azienda chiamata a realizzare il gasdotto in Puglia, affermando subito dopo che «con il massimo rispetto nei confronti dell’ambiente e degli ulivi» i benefici sulla bolletta energetica che deriverebbero dal completamento del Tap sono decisamente maggiori dei costi.

Quella dimenticanza sul reddito di cittadinanza
Salvini, dopo aver imposto la sua linea sul fronte migranti con effetti rilevanti anche sulla politica estera (vedi il vertice con Orban e il duro botta e risposta con Macron), ora ci riprova dettando alla viglia del confronto con l’alleato le sue priorità, tra le quali (e non è certo una dimenticanza) non c’è il reddito di cittadinanza. Una strategia che impone a Di Maio &co. di alzare i toni (vedi l’attacco alle agenzie di rating) per tentare di riconquistare la scena. Ma è un’operazione complicata. Anche perché al contrario di Salvini, che nel suo partito detta legge, Di Maio deve tener conto dei tanti mal di pancia tra i pentastellati acuiti dalla perdita sia pure lieve di consensi tra gli elettori e che emergono ogni qual volta si tratta di fare i conti tra le posizioni originarie del Movimento e l’onere delle decisioni che comporta il Governo: vale per il Tap come per l’Ilva fino ai vaccini o all’immigrazione.

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