Politica
Di Maio-Salvini alla prova di un nuovo patto politico
di Lina Palmerini
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Non basta il contratto per superare questo giro di boa della legge di bilancio. Pure se Salvini pensa che sia l’ultimo tempo di complicate trattative con l’Europa, visto che è certo della vittoria dei sovranisti a maggio, intanto c’è da saltare l’ostacolo e non c’è troppa scelta. O si punta dritti al caos finanziario andando alla guerra con Tria, l’Ue e i mercati - ma i danni anche politici potrebbero superare i benefici - oppure si deve arrivare a un nuovo patto tra i due leader che dia una versione aggiornata di quel contratto.

Rilanciando l’alleanza con un piano quinquennale delle misure già sottoscritte, con tanto di scaletta temporale degli interventi e delle risorse da stanziare che rassicuri gli elettori sulle promesse e rassicuri pure i grillini che continuano a temere strappi a sorpresa del ministro dell’Interno. Un piano di legislatura da presentare con il bilancio che dia avvio alle prime riforme senza sballare i conti e concentrando il negoziato con l’Ue sugli investimenti in infrastrutture. A questo stanno lavorando a Palazzo Chigi il premier e il sottosegretario Giorgetti per mettere in sicurezza la maggioranza e la stabilità finanziaria.

E su questa strada si sta incamminando Salvini che ieri è stato molto rassicurante, ha detto che le regole saranno rispettate, non ha parlato di sforare/sfiorare il 3% concedendo allo spread anche un piccolo ribasso sotto quota 290 che pure era stata toccata. Insomma, si è portato avanti rispetto al suo alleato Di Maio nella strada della rassicurazione. Per esempio, nel programma radiofonico Mattino24 su Radio 24, ha frenato sulla flat tax dicendo di non poter «pretendere che l’anno prossimo tutti paghino il 15% di tasse» ma che ci sarà «un primo passo». E ha pure “sdoganato” il gasdotto Tap perché «i benefici superano i costi». Tutte distanze su cui dovrà arrivare a una mediazione con Di Maio.

Da quello che si sa dai più stretti collaboratori, i rapporti tra i due - anche a livello personale - sarebbero eccellenti. Solo che Salvini sembra reggere meglio il rapporto con il suo partito, dove non ha opposizione interna, e con il suo elettorato che ha avuto la sua “parte” con la linea dura anti-sbarchi e lo sta premiando con un incremento nei sondaggi (l’ultimo Swg lo dà al 32%, 4 punti sopra i 5 Stelle). Più delicata è la situazione di Luigi Di Maio sia perché ha al suo fianco Di Battista e Fico, ansiosi di logorare un po’ il rapporto con la Lega, sia perché il rapporto con il blocco sociale grillino si declina più con l’economia che con la sicurezza-immigrazione. E di carne al fuoco il ministro dello Sviluppo ne ha messa tanta: reddito di cittadinanza, Ilva, Tap e Tav.

Per questo l’assalto di Luigi Di Maio al 3% ha un’urgenza diversa mentre Salvini sembra aver già capito che quella battaglia porterebbe alle dimissioni di Tria e a un avvitamento della crisi sia politica che finanziaria. Conviene ai due leader affrontare la campagna per le europee gestendo il caos dopo averlo provocato? A Palazzo Chigi c’è chi suggerisce la strada della prudenza e di un piano che non rinneghi le promesse ma le diluisca fino alla fine della legislatura.

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