Politica
Crollo ponte, Toti: per la ricostruzione utili leggi urgenti, ma faremo anche senza
di Vittorio Nuti e Alessia Tripodi
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«Tutti i provvedimenti urgenti che il Governo volesse varare sarebbero di aiuto, ma credo si possa fare anche in legislazione ordinaria». Così il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, risponde a chi gli chiede se per accelerare l’abbattimento e la ricostruzione del ponte Morandi, crollato a Genova lo scorso 14 agosto, servano leggi urgenti da parte dell’esecutivo.

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Rixi (Mit): per Genova norme ad hoc prima della Finanziaria
A Toti, che parlava a margine della presentazione del 58esimo Salone Nautico di Genova, in corso a Milano nella sede del Sole 24 Ore, ha risposto a stretto giro il sottosegretario del ministero delle Infrastrutture Edoardo Rixi, anche lui presente alla conferenza stampa. I provvedimenti speciali per la città ligure, ha annunciato Rixi, arriveranno «prima della Finanziaria», forse già entro la metà di settembre. Tra le ipotesi allo studio, più che una legge speciale, quella di inserire una norma esclusiva per Genova in una legge già in vigore «per fare in modo che ci siano meno tempi morti». Nella legge di Bilancio 2019, ha aggiunto Rixi, «metteremo i soldi, che ci sono già», per «fare le opere» per «fare in tempi rapidi un monitoraggio che non è stato fatto su infrastrutture del Paese». Per la ricostruzione del ponte, ha concluso Rixi, verrà fatta un'Associazione temporanea di imprese «in cui ci saranno anche Fincantieri e altri, probabilmente anche Cdp. Si andrà a vedere come sarà organizzato, la cosa più importante è che si ricostruisca bene e in fretta».

Toti: piano e abbattimento entro 60 giorni
Parlando con i giornalisti Toti ha spiegato di aver chiesto ad Autostrade un piano di abbattimento di ciò che resta del viadotto, anche perchè «i tempi non sono più dilatabili, stimiamo 30 giorni per la definizione del piano di abbattimento e altrettanti per attuarlo». «È un piano complesso, occorrono ancora esami che devono essere fatti entro la fine della settimana»,■ ha aggiunto il governatore, che per gli sfollati ha assicurato una «sistemazione entro settembre».

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Sarebbero utili deroghe a legge appalti
Per velocizzare i tempi «è evidente che le imprese hanno bisogno - ha sottolineato Toti - il ponte ha una contrattualistica di appalti difficile da mettere a regime». «Se ci fossero deroghe alla legge sugli appalti e se la zona rossa diventasse zona economica speciale sarebbe un bene», ha aggiunto, ribadendo che «provvedimenti per accelerare i tempi sarebbero d’aiuto, ma ce la caveremo anche senza».

Rapido piano di abbattimento e contributi a sfollati
Secondo il governatore, due mesi per definire il piano di abbattimento e per attuarlo sono una tempistica «ragionevole» e si sta lavorando «per comprendere quali rischi quel manufatto ancora in piedi pone al quartiere sottostante». Poi bisognerà affrontare la questione delle famiglie che che abitavano le case sotto al ponte e capire se è possibile farle rientrare o se è necessario fornire loro nuove abitazioni. «Il ritorno delle persone nelle proprie non dipende dalla politica, dal sindaco, dal presidente della regione e neppure dal governo, dipende da cosa diranno gli esperti», ha detto Toti, ribadendo che, una volta capito quante case dovranno essere demolite, poi scatterà il piano di indennizzi previsto dalla legge. «Intanto - ha detto - è previsto un contributo per la sistemazione autonoma, che varia da 500 a 1.500 euro a famiglia, per chi vuole trovare una sistemazione temporanea in attesa di quella definitiva».

Ricostruzione spetta ad Autostrade
«Non vedo alternative a un cantiere aperto e pagato da Autostrade perché gli spetta, non solo moralmente ma anche giuridicamente» ha quindi precisato Toti parlando della ricostruzione del viadotto. Secondo il presidente della Regione Autostrade «è l’unico interlocutore possibile in questo momento» e il ponte «deve essere costruito da un consorzio di imprese che veda certamente la presenza di una mano pubblica di Cassa depositi e prestiti in maniera importante, a garanzia di sicurezza per tutti e di quell'impegno statale che non deve mancare». Anche se il vicepremier, Luigi Di Maio, parlando ieri alla Festa del Fatto Quotidiano ha detto chiaramente che «Cassa Depositi e Prestiti non entrerà mai nell'azionariato della società Atlantia».

Pd: per Genova legge speciale ma anche Zes e aiuti alle Pmi
Il dibattito sul futuro del nodo autostradale del capoluogo ligure e dell’economia della città registra anche il rilancio delle misure proposte già ad agosto dal Pd e oggi tema di un incontro sulle conseguenze del crollo del ponte Morandi convocato dai gruppi dem di Regione, Comune e Parlamento a piazza De Ferrari a Genova. Oltre ad una legge speciale per Genova, le proposte dem prevedono la creazione di una Zona economica speciale (Zes), tempi certi per la demolizione e la ricostruzione del ponte, ammortizzatori sociali per le piccole aziende, nuove soluzioni per migliorare la viabilità e realizzazione di opere considerate assolutamente necessarie come la Gronda e il Terzo Valico. Le principali richieste del Pd, ha spiegato il capogruppo in Regione Giovanni Lunardon, sono essenzialmente tre: «Costruire il ponte il più rapidamente possibile e accelerare la realizzazione del Terzo Valico e della Gronda» e «una legge speciale per Genova in cui si dica, tra le altre cose, che tutti i danni, diretti e indiretti, devono essere pagati da Autostrade» in modo che «le risorse nazionali vengano utilizzate per misure strutturali».

Confindustria Genova: tempi certi per ricostruzione
All’incontro promosso dal Pd hanno partecipato molte associazioni di categoria, tra cui Confindustria Genova, il cui presidente Giovanni Mondini ha chiesto «tempi certi» per la ricostruzione del viadotto Morandi. «Ho ricevuto moltissime telefonate dall'estero in questi 15 giorni, tutti chiedono di conoscere i tempi. È difficile dare garanzie, ma un conto è poter dire che entro due anni avremo un ponte nuovo, un altro l'incertezza che regna oggi». ha spiegato Quanto alla Zona economica speciale (Zes) a Genova, che piace anche agli Spedizionieri genovesi, Mondini ha ipotizzato, in subordine, se la Zes non fosse realizzabile, una Zona logistica semplificata, con semplificazioni amministrative appunto, per far ripartire gli investimenti.

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