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Gran Premio di Monza, Vettel sbaglia e spiana la strada ad Hamilton
di Alex D'Agosta
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Dopo questa Monza, all'autodromo più famoso d'Italia e del mondo insieme a Indianapolis, è chiaro che Vettel non dormirà più sonni tranquilli prima dei prossimi sette gran premi. Qualcuno inizia a pensare che stia sprecando troppe occasioni considerando che probabilmente nessuno dei suoi predecessori ha mai avuto una Ferrari così competitiva dal 2007, l'anno del secondo mondiale di Raikkonen.

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E allora perché non vince più regolarmente? Oggi c'è stato forse un altro problema di immaturità o nervosismo: dopo una partenza a favore di Raikkonen, tutti hanno visto che si è toccato con Hamilton alla prima curva della variante della Roggia, quando l'inglese lo ha sorpassato all'esterno, approfittando di una sua “distrazione”. Una manovra rischiosa, è chiaro che due non ci passano bene lì, lo sanno anche i teenager con la Playstation. È un problema di sezione della pista e di angolo della prima curva a sinistra di quella chicane. Dettagli da pilota a parte, era un punto lento e, più importante, era un momento non cruciale della gara.

La realtà è che Vettel non ha saputo decidere di far passare senza stress Hamilton, perché era ancora concentrato su un tentativo non riuscito di sorpasso su Kimi. Aveva però tutta la gara davanti per rimediare e mostrare quanto fosse veloce la sua rossa. E invece ha dovuto sfruttare tutti i cavalli che gli hanno saputo dare da Maranello solo per risalire dall'ultimo posto, perché il contatto non necessario con la Mercedes è stato giudicato solo un incidente di gara, quindi senza penalità. E allora, con le proprie forze, ha rimontato fino al quinto posto. Per fortuna il gap con i primi era contenuto, così ha beneficiato della penalità di cinque secondi comminata a Verstappen, proprio come negli Usa dei 2017, facendolo retrocedere dal terzo al quinto posto, regalando così il terzo gradino del podio a Bottas.

Valtteri, lo scudiero senza vergogna che ha accettato suo malgrado di “rallentare” la concorrenza e fa quello che serve come da contratto, accettando lo statement della squadra per favorire il capitano, the hammer, come lo chiamano dal suo box. Un nickname così popolare da apparire anche in un banner luminoso a bordo pista, perché la comunicazione dei nuovi proprietari americani della Formula 1 sa bene come sostenere i personaggi. Ma nulla può contro l'amore e la passione dei Tifosi, con la T maiuscola come scrivono i giornalisti esteri. Che oggi hanno sofferto anche più delle peggiori ipotesi: con una prima fila Ferrari si sperava che almeno uno dei due ce la facesse ad agguantare i 25 punti. E invece il bottino è mesto: un secondo e un quarto che mettono nei guai la lotta al mondiale.

La grande delusione per lo sbaglio di Vettel ha delle conseguenze pesanti sulle chance mondiali del quattro volte campione tedesco. Ora il divario sale a quaranta punti e il non più giovane aspirante campione Ferrari ha perso l'inerzia della bellissima prestazione di solo una settimana fa in Belgio. Una gara perfetta che tutti si aspettavano anche oggi, ma è probabilmente la sua gestione del nervosismo a essere ancora protagonista: l'onta di aver fatto fare non solo la pole position al suo compagno di squadra, ma anche un doppio record che andrà su tutti gli annali, è stata forse troppo forte. Già, perché ieri Raikkonen ha contemporaneamente ottenuto il record della pista di Monza al cronometro, ma ha anche realizzato la media sul giro più alta mai registrata in Formula 1. Insomma, Raikkonen pilota più veloce nel tempio della velocità e come conduzione sul giro secco in assoluto è davvero tanta roba da digerire quando chi divide il box con il finlandese deve essere la prima guida, perché ormai unico dei due ad avere i punti per ambire al titolo.

Ma parliamo di Raikkonen. Purtroppo non ha vinto ma è stato davanti per gran parte della gara. La macchina era senz'altro la migliore: non si può dire lo stesso delle gomme e della loro gestione. Seppure “delicato” nella guida come Hamilton, Raikkonen è rientrato ai box per l'unico cambio effettuato con troppo anticipo rispetto alla Mercedes, che è riuscita a tener dentro il campione in carica ben nove giri di più senza farlo perdere troppo e, razionalmente, senza ambizione di conquistare la testa della corsa al rientro. Hamilton ha fatto bene il suo lavoro e ha passato Raikkonen con una staccata magistrale sul rettilineo principale mandando in scena due curve dopo il rettifilo a velocità più alta e con uno sterzo più chiuso: insomma, pur in una giornata in cui il finlandese non ha risparmiato di mostrare gli attributi, Hamilton ha dimostrato tutto il suo valore e si è portato a casa una vittoria che non è affatto immeritata. Ormai è uno specialista di Monza, lo dicono anche i numeri: solo lui e Schumacher lo hanno vinto per cinque volte. Suo anche il giro più veloce sul finale, quando le gomme di Raikkonen erano apprezzabilmente messe peggio anche agli occhi del rallenty messo a disposizione del pubblico televisivo.

Insomma i Tifosi oggi con i lori fischi al momento del podio sono stati poco sportivi e non hanno capito che la Mercedes ha fatto realmente una gara migliore. Ma siccome Imola non c'è più da tempo, è anche l'unica occasione italiana per mostrare il proprio affetto alla Ferrari che, comunque, merita di essere instancabilmente sostenuta perché matematicamente ancora tutto è possibile. Solo che come dice Arrivabene ai microfoni: “non arretreremo di un centimetro, si lavorerà ancora a testa bassa credendoci fino all'ultimo”. Certo, questo è l'abc per chi lavora a Maranello da sempre e per sempre. Portare a casa il risultato però è un'altra storia. Si parlava di revisione di piloti, perché Raikkonen poteva lasciar posto forse a Leclerc, tornando nel 2019 in una rinnovata McLaren con i motori Honda che necessita di esperienza e immagine di un ex campione dopo l'addio di Alonso. Però Rosberg a Sky, scherzando, ha detto che il mare rosso della premiazione gli ha dato un tuffo al cuore. E Alonso deve uscire dalla Formula 1 per mancanza di stimoli e risultati, in quanto a ben vedere non è più stato nel team giusto nell'anno giusto da tanto tempo ormai. A proposito, come non citarlo. Lui che a Monza girava tanto all'inizio della sua carriera con la Minardi oltre 17 anni fa, oggi ci ha girato per l'ultima volta, ma non ha visto la bandiera a scacchi: qualificato comunque “dietro”, ha dovuto parcheggiare ai box facendosi sentire da tutto il mondo per radio con un “che vergogna”.

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