Attualita
Addio a Paolo De Ioanna, civil servant e stratega delle politiche di bilancio
di Dino Pesole
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Dal 1948 le istituzioni di bilancio in Italia «sono caratterizzate da un vincolo potenzialmente rigido», e il dibattito di fiscal policy nel nostro paese continua a ruotare intorno alla definizione di meccanismi per il controllo della spesa «che appaiono formali e opachi». In uno dei suoi ultimi libri, scritto insieme a Chiara Goretti, dal titolo “La decisione di Bilancio in Italia”, Paolo De Ioanna ha indagato a fondo i meccanismi che governano il processo di formazione delle scelte di finanza pubblica.

Scomparso nella notte a 73 anni, De Ioanna lascia un notevole contributo di saggi e scritti, indispensabili per comprendere il percorso che passa dalle decisioni in materia di politica di Bilancio adottate dai governi all'approvazione dei documenti di finanza pubblica da parte del Parlamento.

Ma la sua non è stata solo un'attività di studioso. Nella lunga esperienza di civil servant ha preso parte in prima persona alla complessa elaborazione delle strategie di politica economica. Consigliere di Stato, ha ricoperto incarichi di rilievo in qualità di capo di Gabinetto con i ministri del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi e Tommaso Padoa-Schioppa. Nella sua esperienza di governo ha trasferito conoscenze e competenze acquisite prima nella segreteria della Commissione Bilancio del Senato poi come responsabile del Servizio del Bilancio di Palazzo Madama.

Analisi, studi, dossier in cui per anni si esaminavano nel dettaglio tutti i provvedimenti economici sottoposti all'esame del Parlamento, con riferimento sia a profili di copertura che a quelli di natura economica. Il tutto con il massimo rigore e indipendenza di giudizio. Esperienza amministrativa diretta che De Ioanna ha esercitato anche in qualità di segretario generale della Presidenza del Consiglio nei due governi D'Alema, dal 1998 al 2000.

Poi ha diretto l'Organismo indipendente di valutazione del ministero dell'Economia. Diversi gli articoli scritti per il Sole24Ore, in particolare sui delicati risvolti europei delle politiche di bilancio. De Ioanna è stato inoltre apprezzato docente al Master di Management Politico del Sole24Ore. Ironico, disponibile al confronto e alla dialettica su tematiche complesse che amava declinare alla luce della sua lunga esperienza ministeriale, De Ioanna non ha risparmiato critiche alla linea di politica economica adottata in sede europea negli ultimi anni. Di fronte all'onda populista, si pone ora il tema della tenuta degli assetti democratici in Europa. La tesi di De Ioanna è che la democrazia si salva «con istituzioni efficaci e inclusive, in grado di dare risposte concrete alle domande dei cittadini».

In sostanza, l'atteggiamento più corretto non è la demonizzazione delle ricette sovraniste, quanto interrogarsi sulle cause profonde di una costruzione europeista «che ha disancorato la formazione del consenso e la scelta nazionale delle priorità dalla possibile sintesi elettorale espressa dal contesto nazionale e dai connessi strumenti di politica fiscale, per ancorarla a vincoli esterni, complicati ed inefficaci, di marca intergovernativa, che hanno alimentato crisi, rancore e populismi». In particolare, occorre cominciare a costruire «una prima e limitata categoria di beni comuni europei assegnati alle scelte democratiche dei cittadini e sottratti ai mercati. Forse per questa strada si avrebbe il tempo di ricostruire un crinale destra – sinistra fondato sul confine tra pubblico e privato, tra beni dei cittadini e mercato, e non su quello tra europeisti e anti europeisti».

Quanto alle azioni concrete da mettere in campo, andrebbe sostenuta una linea di graduale revisione del contesto regolativo europeo, a partire dal Fiscal Compact e dal cosiddetto Fondo salva-Stati. Un piano comunitario di investimenti dovrebbe essere inoltre oggetto di un nuovo fondo, «da iscrivere direttamente nel bilancio comunitario, da finanziare con un entrata propria netta aggiuntiva e con obbligazioni di scopo garantite dalla Bce e dal futuro Fondo monetario europeo».

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