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La creatività guida la rinascita di Atene: come artisti, designer e artigiani stanno lanciando il futuro del Paese
di Chiara Beghelli
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L’identità un po’ da cartolina di una città ancorata al suo passato arriva fino all’ingresso di villa Deligeorgis, al culmine della sontuosa scala di marmo che ne tradisce le origini d’autore (opera di Ernst Ziller, architetto dei palazzi più lussuosi dell’Atene di fine Ottocento). All’interno, sopra un camino pacatamente neoclassico, irrompono i colori e le forme iperpop di un quadro di Kenny Scharf. Insieme a quelle di altri tre artisti contemporanei statunitensi, le opere di Scharf fanno parte della mostra che ha inaugurato, all’inizio di giugno, la nuova galleria Allouche Benias: il progetto del gallerista newyorchese Eric Allouche ha ridato nuova vita alla villa, edificio magnifico e abbandonato nell’elegante quartiere Kolonaki, dove ampio spazio è riservato ai giovani talenti del Paese. «Vogliamo essere fra i primi ad assistere alla rinascita della città», ha detto Allouche la sera dell’apertura.

Rinascita di Atene come emblema di quella di un Paese uscito lunedì dai rigori di otto anni di commissariamento, ancora sanguinante di gravi ferite, ma attraversato dalle correnti di una rinnovata marea di creatività, peculiare nella sua capacità di erigere sul suo passato, che sia un palazzo o una tecnica artigianale, le fondamenta del futuro. «Se l’uomo non arriva al bordo del precipizio, non gli cresceranno le ali sulla schiena», scrisse Nikos Kazantzakis. Le stesse che rendono la Nike di Samotracia una delle opere più potenti e commoventi della storia dell’arte.

Rinnovamento nei quartieri

Oltre Kolonaki, oltre gli angoli così turisticamente perfetti della Plaka, i negozi di via Ermou, piazza Syntagma, ci sono quartieri in fermento che rendono Atene una città-startup, un laboratorio di rinnovamento urbanistico e sociologico: uno dei bandi più recenti del progetto Poli2, lanciato dalla municipalità per recuperare aree abbandonate e rivolto solo ai residenti, è una “call for ideas” per 10 negozi nella centralissima Stoa Emboron (“via dei negozi”) di via Voulis, chiusi dalla crisi. Requisiti imprescindibili sono l’innovazione e il legame con l’identità di Atene, gli stessi canali energetici che alimentano i nuovi quartieri “cool”: per esempio Pangrati, ai confini sud-orientali, densamente abitato attorno allo storico stadio Panathinaiko, con i suoi parchi centenari e le piazze dove si affacciano concept store, club, librerie.

Se Spondi, ristorante due stelle Michelin, si trova lì dal 1996 avrà i suoi buoni motivi. A nord dell’Acropoli, poi, si trova Metaxourgeio, ex distretto di setifici caduto in disgrazia e fino a poco tempo fa regno solo di negozietti, dove fra palazzi cadenti e ricoperti di graffiti si moltiplicano spazi innovativi come Bios, fusione di cinema, teatro, ristorante e club. Poco più a sud c’è Gazi, zona che prende il nome dalle raffinerie chiuse nel 1984, oggi trasformate nell’hub “Technopolis”, spazio da 30mila metri quadri con museo industriale dove assistere a spettacoli di danza fra fornaci e camini.

Evoluzioni sostenute dal sindaco, Georgios Kaminis, promotore anche di una “digital road map” per la città, per farla diventare sempre più smart grazie ad app che monitorano lo stato di manutenzione dei parchi e cassonetti per un riciclo “intelligente” (si tratta dei primi progetti usciti dall’Athens Digital Lab, lanciato a ottobre). Un entusiasmo che ha attratto anche Elon Musk, in procinto di inaugurare un hub di ricerca e sviluppo di Tesla ad Atene.

La moda ispirata all’antichità

«Graecia capta ferum victorem cepit»: con questa frase Orazio intendeva dire che, se Roma aveva conquistato la Grecia, ne fu a sua volta conquistata dalle sue arti. E se di certo la Grecia non è mai stata uno dei Paesi chiave della moda globale, alcuni marchi “made in Greece” si stanno affermando grazie alla loro esplicita ispirazione all’antichità. Nel 2012, in piena crisi, Ancient Greek Sandals presentò la prima collezione di sandali in pelle uguali a quelli indossati dalle statue delle divinità dell’Olimpo.

La direttrice creativa, Christina Martini, ha raccontato che i musei sono la sua prima fonte di idee, che poi diventano scarpe fatte a mano in una piccola manifattura e che sempre più spesso si vedono ai piedi di star e nelle selezioni delle e-boutique più celebri. Le stesse che vendono le creazioni di Zeus+Dione, brand che riprende i nomi dei genitori di Afrodite: fondato da Dimitra Kolotoura e Mareva Grabowski (la moglie del leader di Nea Democratia, Kyriakos Mitsotakis, oppositore del governo Tsipras) nel duro 2013, firma abbigliamento e accessori che riprendono il patrimonio greco nell’estetica e nella realizzazione.

La seta è tessuta a Soufli, i ricami vengono fatti ad Argos e Metsovo, la maglieria nelle Cicladi e a Creta. Successi che hanno ispirato persino il museo d’arte cicladica di Atene: a maggio ha messo in vendita una capsule collection di 14 designer greci ispirata a opere in esposizione. Un altro successo, sold out in pochi giorni.

A casa i marmi del Partenone

Tutto esaurito, come quest’estate in molte isole: Mykonos, in particolare, sta per chiudere una stagione dorata, sostenuta anche dall’inaugurazione di Nammos, villaggio dello shopping dove i marchi del lusso globale hanno aperto i loro pop-up store. Ma c’è un fatto che supera tutti gli altri nel confermare che la Grecia è all’inizio di una nuova fase della sua lunga storia: a maggio il comitato dell’Unesco che si occupa di opere d’arte contese fra Paesi, per la prima volta dal 1984, quando il caso è entrato nella sua agenda, ha sottolineato l’importanza del ritorno ad Atene dei marmi del Partenone, venduti da Lord Elgin nel 1817 al governo britannico. E per la prima volta anche la Francia ha preso posizione a favore del rimpatrio. Anche questa è una delle luci che stanno iniziando a rischiarare gli anni bui della crisi. È il luminoso tempo che verrà sognato da Kostantinos Kavafis: «Stanno i giorni futuri innanzi a noi, come una fila di candele accese dorate, calde e vivide».

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