Italia
Con la blockchain le competenze diventano moneta intellettuale
di Franco Amicucci e Matteo Bertazzo
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BlockchainItalia, il manifesto per un nuovo bene pubblico digitale, lanciato da Marco Bentivogli e da Massimo Chiriatti, apre una grande opportunità per valorizzare l’aggiornamento dei sistemi formativi e delle competenze.

Leonardo Becchetti ha già sottolineato sul Sole del 14 agosto la necessità di un nuovo “patto sociale” per vivere e crescere nella nascente società blockchain con una formazione rigorosa delle competenze, come strumento di elevazione sociale.

Già alla fine del 2017 il Joint Research Center della Commissione europea, nello studio Blockchain in Education dimostra come la blockchain e le digital credential rappresentano l’opportunità di trasformare le competenze in una nuova forma di “moneta” come misura del capitale sociale e intellettuale.

Il messaggio che il nostro futuro e la nostra sicurezza dipenderanno dalla solidità del “conto corrente intellettuale”, cioè dalle competenze acquisite e spendibili nella vita e nel lavoro è sottinteso nel manifesto BlockchainItalia, ma va ben evidenziato e dovrà rappresentare uno dei filoni più importanti di sperimentazione.

Il primo naturale passo nell’applicazione della blockchain all’education è quello della notarizzazione dei certificati, realizzato in particolare dal Mit Media Lab con il progetto Blockcerts che ha portato alla definizione di uno standard aperto per la loro scrittura e verifica in blockchain in modo trasparente e indipendente dalla specifica tecnologia utilizzata. In ambito universitario, sfruttare la blockchain per notarizzare i certificati di laurea permette di annullare le possibilità di falsificazione, di individuare in modo certo chi ha emesso un certificato e a chi è stato assegnato, velocizzando le operazioni di verifica grazie alla disintermediazione.

Le digital credential nascono proprio per poter rappresentare digitalmente le competenze e i risultati raggiunti da un individuo in un determinato contesto formativo di tipo formale, non formale o informale. Sono dichiarazioni digitali emesse da un soggetto, normalmente una istituzione o una organizzazione, che sulla base di propri criteri di valutazione riconosce determinate competenze ad una persona - lo studente o lavoratore - al termine di ogni percorso di formazione.

La più diffusa forma di digital credential sono gli Open badge, già adottati in Italia da vari atenei (per prima l’Università di Milano Bicocca). Proprio a giugno 2018 la Crui, nell’ambito dell’iniziativa “Università digitale”, ha indicato gli Open badge e la piattaforma Bestr (di Cineca) come riferimenti nazionali per la rappresentazione e l’attestazione di competenze. Ad oggi il 15% degli atenei consorziati in Cineca ha già adottato Bestr (che sarà presto integrato con blockchain) e il 23% dei badge assegnati agli studenti è stato riconosciuto all’interno degli Student information system come crediti formativi universitari.

Molte aziende italiane, come Tim e Ovs, grazie alla collaborazione tra Bestr e Skilla, hanno iniziato a utilizzare gli Open badge come nuove forme di certificazione della formazione e motivazione e ingaggio delle persone alla formazione.

L’estensione dell’utilizzo della blockchain a tutte le nuove forme digitali di apprendimento formali e non formali, permetterà di registrare in modo sicuro e decentralizzato le digital credential acquisite e di realizzare un personal ledger formativo in cui custodire i risultati del Lifelong and lifewide learning.

In ambito aziendale, partendo dalle grandi aziende dotate di una corporate academy interna, la disponibilità di una blockchain delle competenze può finalmente tracciare i risultati della formazione e confrontare e selezionare i profili in modo veloce per programmare percorsi di crescita del personale.

Sfruttando gli smart contract, funzionalità avanzata della blockchain, si aprono nuovi scenari in cui l’esecuzione di un contratto su una digital credential permetterà a un individuo di accedere a nuove opportunità lavorative o formative, arrivando a una possibile automazione del mondo del recruiting o della creazione dei gruppi di lavoro all’interno di una azienda.

Come sottolineato da J. Philipp Schmidt, direttore dell’area Learning innovation al Mit Media Lab, anche in ambito education l’utilizzo della blockchain è soltanto in una fase iniziale e le potenzialità sono molto grandi, perché, oltre a tracciare, autenticare, proteggere e far riconoscere le competenze acquisite, stimola le persone al continuo aggiornamento.

Dobbiamo però essere consapevoli di un limite del nostro Paese. La parola blockchain, come la maggior parte delle innovazioni che stanno rivoluzionando il mondo, è conosciuta da una minoranza e la maggior parte di chi la conosce la identifica solo con i bitcoin.

C’è un enorme problema di alfabetizzazione digitale, per raggiungere uno standard minimo di competenze digitali di base per tutte le persone. È un nuovo imparare a leggere e scrivere. È questa la sfida, urgente, che tutti i sistemi formativi pubblici e privati possono raccogliere.

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