Italia
Pagamenti più semplici con app e carte contactless
di Enrico Netti

Il contante si evolve, cambia sotto la spinta dei suoi alter ego digitali e delle app. Oggi è disponibile quasi un intero alfabeto di strumenti alternativi a monete e banconote: l’offerta spazia dalla A di Apple pay alla V di Vodafone pay senza dimenticare la S di Satispay e Samsung pay, la T per Tim pay e Tinaba, la M di Mobilepay di 3, la P di Poste pay per citare alcuni esempi di piattaforme tra le più diffuse in Italia. Da pochissimo anche il circuito Bancomat, utilizzato da 37milioni di italiani, si è aperto ai sistemi di pagamento virtuale: a seguito di un accordo con Jiffy, ha lanciato BancomatPay per trasferimenti di denaro peer to peer, pagamenti con smartphone e acquisti online.

Trasferimenti semplici

In Italia, le soluzioni per i pagamenti contactless via app sono, nel complesso, più di venti. Ed è solo la punta dell’iceberg: non va dimenticata, infatti, l’offerta che proviene dal sistema bancario.

l comune denominatore di tutte queste soluzioni dematerializzate sta nell’unione tra la semplicità d’uso dello smartphone, la sicurezza e la velocità nel trasferire di denaro. Un passaggio che può avvenire tra cliente e negoziante, ma anche tra persone fisiche, senza troppe complicazioni: nel primo caso, infatti, basta appoggiare lo smartphone al Pos abilitato dell’esercente; nel secondo, invece, è sufficiente selezionare dal’agenda del proprio dispositivo il contatto dell’amico, con relativo Iban collegato, cui inviare il denaro. Noiosi tecnicismi a parte il risultato non cambia: con lo smartphone, via app, si può pagare praticamente ogni cosa, in un istante e a volte con commissioni minime.

«Nella prima parte dell’anno abbiamo registrato una maggiore frequenza di utilizzo dei pagamenti via smartphone - spiega al Sole 24 Ore Valeria Portale,direttore dell’osservatorio Mobile payment & commerce del Politecnico di Milano -. In particolare Apple pay e Samsung pay stanno crescendo sia come numero di utenti che frequenza d’uso ma il fenomeno notiamo resta concentrato soprattutto nelle grandi città». Per il momento pesa sul mercato l’assenza di Google pay perché «stranamente non ha ancora costruito la propria rete di accordi con il mondo bancario» sottolinea Valeria Portale.

Commissioni e servizi

Interessante il modello adottato da Satispay che ha creato un circuito di pagamento via app alternativo a quello bancario: il cliente, infatti, paga direttamente negozianti e privati con la app, attingendo a un borsellino virtuale che può essere ricaricato, tramite Iban, via conto corrente.

Nell’ottica di facilitare l’ingresso nel circuito anche per i piccoli esercizi commerciali, la società, fondata da Alberto Dalmasso, ha scelto di fissare a soli 20 centesimi la commissione per gli importi superiori ai dieci euro, azzerandola, invece, per quelli inferiori. E, fino ad oggi, ha attratto oltre 44mila negozi e più di 1.500 siti di e-commerce.

Per cercare di fare dimenticare agli italiani portafoglio e monetine bisogna avere il coraggio di essere “disruptive”. Satispay, in questo senso, guarda oltre i pagamenti classici: la app è arricchita con la funzione “risparmi”, quella di “cashback” che riaccredita nel borsellino del cliente una data percentuale dell’importo saldato con Satispay o a “PagoPa” per saldare con lo smartphone tasse, multe, il bollo dell’auto, la mensa scolastica e altri servizi pubblici. Tra pochi mesi, promette il fondatore e ad Dalmasso, sarà la volta dell’integrazione verso strumenti di risparmio come fondi pensione, Etf e piani individuali di risparmio.

Fattore sicurezza

Quando si parla di contanti dematerializzati, affiora spesso una domanda: quanto sono sicuri i pagamenti con le app?

Se per saldare importi inferiori ai 25 euro, i cosiddetti micropagamenti, basta il contatto tra il Pos e lo smartphone, senza che vi sia alcuna “barriera”, per spese maggiori i livelli di sicurezza sono molteplici. E spaziano dall’inserimento di una password o un Pin al riconoscimento biometrico, come l’impronta digitale o la scansione dell’iride.

A questi si aggiungono livelli di sicurezza relativi al dispositivo: dal Pin, che deve essere digitato al momento dell’accensione, fino ai c hip “sicuri”. Le informazioni sensibili del wallet, inoltre, non vengono memorizzate sullo smartphone ma “viaggiano” criptate, sotto forma di gettone.

C’è il rischio di perdere ( o vedersi sottrarre) il dispositivo, certamente. Un rischio forse inferiore - data l’elevata frequenza di utilizzo dello smartphone - a quello di perdita o furto di carte di credito, bancomat o contanti nel portafoglio.

23 AGOSTO 2018
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