Attualita
Giuseppe Perrone, l’Ambasciatore in Libia dichiarato «persona non gradita» da Haftar
di Andrea Carli
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Una missione non facile, ma di grande importanza strategica per gli interessi dell’Italia. Gennaio 2017. Dopo due anni dalla chiusura, sotto il governo Gentiloni - ministro degli Affari esteri allora era Angelino Alfano - riapre l’ambasciata italiana in Libia, a Tripoli. È una mossa per rafforzare il sostegno al governo di unità nazionale libico guidato da Fayez al Serraj. L’Italia è l’unico paese europeo a mantenere aperta una sede diplomatica nel Paese del Nord Africa. È una scelta forte, considerata la situazione non facile dal punto di vista della sicurezza. Si tratta di decidere a chi affidare il compito di gestire questa sede diplomatica. La scelta ricade su Giuseppe Perrone.

Diplomatico di lungo corso, di recente è stato dichiarato «persona non gradita» dal parlamento di Tobruk , soggetto sotto il controllo politico dell’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar. Entrato in carriera diplomatica nel 1990 dopo la laurea in scienze politiche all’università di Torino, Perrone ha servito presso l’Ambasciata d’Italia ad Algeri durante il decennio nero del terrorismo e la non facile transizione del Paese verso la democrazia.

Nella seconda metà degli anni Novanta era presso l’Ambasciata d’Italia a Washington, esperienza che lo ha visto sviluppare le relazioni culturali tra i due paesi. Rientrato alla Farnesina, si è occupato delle relazioni politiche con i Paesi del Medio Oriente, prima di passare alla Presidenza della Repubblica (durante il mandato del Presidente Ciampi) nell’Ufficio del Consigliere diplomatico.

Tornato a Washington nel 2006 ha guidato l’Ufficio politico dell’Ambasciata d’Italia, continuando a seguire i prioritari dossier del Nord Africa e del Medio Oriente fino al 2011, quando è stato nominato Console Generale d’Italia a Los Angeles. Nel 2014 è tornato a Roma con l’incarico di Vice Direttore Generale per gli Affari Politici/ Direttore Centrale per il Mediterraneo ed il Medio Oriente, seguendo da vicino la crisi libica. Dal gennaio 2017 è a Tripoli.

In un’intervista al Libya's Channel, Perrone ha detto che la Libia ha bisogno di tempo per andare al voto, in quando ad oggi non ci sono le condizioni per garantire lo svolgimento democratico delle elezioni. L’intervista è stata criticata dal generale Haftar, che ha considerato le parole del diplomatico un’ingerenza negli affari interni della Libia, paese sovrano. Il comandante dell’Esercito nazionale libico (Libyan National Army) ha detto di ritenere l’ambasciatore italiano «non più gradito alla maggioranza dei cittadini libici e che la politica dell’Italia nei confronti della Libia necessiti di radicali riforma e cambiamento, sulla base del pieno e letterale rispetto dell’accordo di amicizia con la Libia». Ne è scaturita una polemica anti italiana.

Haftar, che controlla la Cirenaica, si contrappone al Consiglio presidenziale guidato a Tripoli da Fayez al Serraj, interlocutore della comunità internazionale e dell’Italia. Spalleggiato ufficiosamente da Francia, Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti, il generale è dell’idea che se si dovesse andare alle urne in tempi stretti, avrebbe la meglio sul rivale Serraj. Di qui il polverone scatenato dal generale dopo le dichiarazioni di Perrone. Il ministro degli Affari esteri Moavero ha annunciato che andrà presto in Cirenaica per incontrare Haftar. All’Ambasciatore italiano in Libia il compito di avvicinare le parti.

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