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I troll russi colpiscono di striscio l’Italia: solo 1500 i tweet sospetti
di Biagio Simonetta
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Nove file Excel da circa 100 megabyte l'uno. Al loro interno poco meno di 3 milioni di tweet che dimostrerebbero la consistenza di una delle costole più importanti del capitolo Russiagate: la propaganda su Twitter che potrebbe aver influenzato le ultime elezioni americane. A pubblicarli sul servizio di hosting GitHub sono stati quelli di Fivethirtyeight.com, sito americano di informazione guidato da Nate Silver. Una mole corposa di dati che fa parte dell'incartamento a disposizione del procuratore Robert Mueller, uomo a capo della commissione d'inchiesta sulle interferenze russe alle elezioni che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca.

Un lavoro difficile, quello di Mueller. Dimostrare la reale portata dell'interferenza russa è un capitolo spinoso. Provare, però, che in Russia operava una vera e propria fabbrica di troll – associati alla Internet Research Agency con sede a San Pietroburgo - capace di generare circa 3 milioni di tweet pro Trump è un dato significativo. E quanto meno potrebbe dire che il tentativo di influenzare l'elettorato c'è stato ed è un fatto incontrovertibile.

Il focolaio italiano
Grazie ai file pubblicati su GitHub, nelle scorse ore è emerso anche un piccolo focolaio italiano. Nei file contenenti i tweet sospetti, infatti, compaiono circa 1500 post che – in qualche modo – strizzano l'occhio a temi cari ai movimenti populisti italiani (Lega e Movimento 5 Stelle per intenderci). Non dei tweet veri e propri, ma dei retweet su argomenti cari agli ambienti politici giallo-verdi. Un caso su tutti, quello relativo alla fake news sul figlio dell'ex ministro Poletti: in mezzo alla bufera per la storia dei finanziamenti pubblici ricevuti dal giornale

che dirigeva, in Rete circolò una news secondo la quale Poletti Jr rispondeva alle accuse insultando gli italiani. News del tutto falsa, creata ad arte e rilanciata – con un retweet – da uno degli account fabbricati dalla Internet Research Agency. Insomma, a differenza di quanto fatto verso le elezioni Usa, dove sono accusati di creare vere e proprie fake news capaci di influenzare l'elettorato americano, per l'Italia i troll russi si sarebbero limitati a retwittare di tanto in tanto qualche tweet relativo ad argomenti populisti verso i quali il Cremlino non ha mai nascosto la sua simpatia. Una sorta di occhiolino, di abboccamento.

Va detto che per numeri e classificazione degli account, il paragone fra l'eventuale incidenza sulle elezioni Usa e quelle italiane non sta in piedi. Gli account ufficiali di Lega e Movimento 5 Stelle, inoltre, risultano del tutto estranei all'accaduto. E non è un caso che al momento non ci siano inchieste che puntano in queste direzioni. 1500 tweet su 3 milioni sono un bicchier d'acqua svuotato nel Mediterraneo. Soprattutto se spalmati in sei anni (dal 2012 al 2018). Il Russiagate, insomma, non pare al momento avere ricadute su Roma. Ma i tweet “italiani” raccontano di un interesse ormai certo delle aziende nate all'ombra del Cremlino verso i movimenti populisti di tutto il mondo. Anche quelli italiani. Il database dimostra l'attenzione dei troll russi verso diversi appuntamenti elettorali (tra gli altri anche il referendum per la Brexit). Segno evidente che nella nuova geopolitica, le carte giocate online sono fondamentali. E che la Russia, in questo scenario fatto di bit, ha messo gli occhi ovunque.

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