Politica
Di Maio-Salvini chi pagherà il prezzo della mediazione
di Lina Palmerini
Img Description

Dalla nascita del Governo a oggi, a guardare i sondaggi, è stata più che una luna di miele. Consensi in crescita per la Lega, piccoli cedimenti e poi recuperi per i 5 Stelle, insomma un esordio di successo che ha annichilito un’opposizione già a pezzi. E in effetti è complicato costruire un’alternativa quando l’umore del Paese è così vicino a un Governo. Ora però, con la prima riunione sulla legge di stabilità, si anticipa la discussione sul nocciolo politico di questa alleanza anche per evitare il rischio di arrivare a settembre senza mediazioni e con le agenzie di rating che incombono. Il nocciolo per Di Maio e Salvini è come si fa a mantenere il consenso. Perché le manovre economiche questo sono, la scelta politica che più di tutte misura il rapporto con l’elettorato che non è fatto solo di condivisione emotiva ma di rappresentanza di interessi. Si potrebbe dire che la domanda riguarda più Salvini: lui dal 4 marzo ha quasi raddoppiato i suoi voti con una volata che forse è più emotiva e quindi più labile. Paga la sua esposizione sull’immigrazione, il braccio di ferro sugli sbarchi e sull’Europa ma con l’autunno fatalmente l’agenda si sposta sull’economia. E il rischio è che quei consensi con la velocità con cui sono arrivati, rapidamente si perdano se gli impegni di impronta leghista verranno meno.

Parliamo della flat tax o del superamento della legge Fornero mentre per quel che si sa Di Maio ha già affidato a Boeri la missione di trovare risorse – attraverso il taglio delle pensioni d’oro – per il reddito di cittadinanza. Ciascuno dei due vicepremier, insomma, ha la sua caccia al tesoro. Tanto più Salvini che è già pressato dalla sua base al Nord per il decreto dignità e per il braccio di ferro dei 5 Stelle sull’Ilva o sulla Tav e Tap. Frenate che sono guardate con diffidenza da quel mondo produttivo che invece vorrebbe una Lega in grado di azzerare la cultura dei veti sulle infrastrutture e dei sospetti verso l’impresa.

La riunione di oggi quindi comincia a mettere sul tavolo, innanzitutto, la mediazione tra Salvini e Di Maio: se questa sia possibile e a che prezzo. Al prezzo di rinunciare a quale parte delle promesse? O al prezzo d violare i vincoli di bilancio e gli impegni con la Ue pur di accontentare i rispettivi elettori? Questa è la domanda. E il fatto che al vertice partecipino non solo Tria e Giorgetti – più prudenti sui conti – ma anche il ministro Savona che ha le sue idee sull’Europa e sullo sviluppo aiuta ad avere primi chiarimenti sugli equilibri - reali - che si formeranno.

Perché la legge di stabilità chiama in causa anche soggetti estranei al contratto di governo che non possono essere lasciati fuori. C’è Tria ma pure Moavero sarà parte in causa se Di Maio-Salvini vorranno forzare o addirittura strappare con l’Europa. E ci sono le strutture dello Stato, dal Mef alla Ragioneria dello Stato fino al Quirinale. Aver accelerato la discussione sulla stabilità è proprio la spia di questo equilibrio non trovato e del rischio finanziario che comporta trascinarsi fino a settembre.

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni