Parlamento
Negozi aperti nei giorni festivi indietro tutta: in arrivo la stretta. Anche per l’e-commerce
di Nicoletta Cottone
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Massimo 12 giorni l’anno di festività lavorate per ogni singolo esercizio commerciale. E in ogni comune il 25% degli esercizi aperti per settore merceologico. Con turni a rotazione stabiliti a livello comunale. Liberalizzazioni completa solo per gli esercizi commerciali delle località turistiche. Lo prevede la proposta di legge che modifica la disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali presentata alla Camera dal deputato M5S e sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa, insieme ai parlamentari pentastellati Massimiliano De Toma, Rachele Silvestri e Andrea Vallascas. Attualmente, in base all'articolo 31 del decreto “Salva Italia”, c’è libertà di orari, sia sul fronte delle ore di funzionamento che di aperture domenicali e festive.

SONDAGGIO: GIUSTO O SBAGLIATO IMPORRE DEI LIMITI?

Tanto è vero che ci sono negozi aperti 24 ore su 24. La liberalizzazione attuata dal Governo Monti ha interessato tutte le attività di commercio e di somministrazione di alimenti e bevande su tutto il territorio nazionale. I comuni possono comunque intervenire in caso di problemi di ordine e quiete pubblica, sicurezza e tutela della salute.

Addio alle liberalizzazioni
Viene giudicata fallimentare la liberalizzazione di orari e aperture degli esercizi commerciali introdotta in via sperimentale dall’ultimo governo Berlusconi e confermati dal governo Monti nel decreto Salva Italia della fine del 2011. Sotto la lente della proposta di legge da una parte la conflittualità nella ripartizione della competenza sulla materia fra Stato e regioni, dall’altra il danno economico subito dai piccoli commercianti. La liberalizzazione prevista dal decreto Monti, secondo Crippa, «non operando alcuna distinzione tra piccoli e grandi esercenti, li pone in condizione di concorrenza diretta e spietata, senza mediazione alcuna».

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Paletti anche all’e-commerce
La proposta di legge prevede che la competenza legislativa e la potestà regolamentare del commercio sia riportata alle regioni e agli enti locali, ai quali spetta la definizione della pianificazione della turnazione delle festività lavorate. Paletti anche per l’e-commerce: nei giorni festivi il cliente potrà collegarsi ai siti ed effettuare l’ordine, «ma l’attività commerciale che si svolge in Italia non sarà esercitata in alcune delle sue fasi». Le regioni, in accordo con gli enti locali e sentito il parere dei comitati locali e delleorganizzazioni di categoria, dovranno definire il piano di aperture domenicali e festive che dovrà prevedere un 25% di esercizi aperti per settore merceologico e un numero massimo di 12 festività lavorative annue per singolo esercizio commerciale. La base è un modello sperimentato a Modena. Lì il comune nel 2015 ha sperimentato un Codice comportamentale di autoregolamentazione con chiusure dei negozi in alcune festività, da Natale a Capodanno, al 1° maggio, con aperture a rotazione solo in alcuni punti della città. Inoltre presso il ministreo dello Sviluppo economico verrebbe istituito un Osservatorio sulle aperture domenicali e festive.

Piccoli esercenti soccombono alla concorrenza
Secondo Crippa la deregulation ha portato il personale della grande distribuzione a turni massacranti e senza scelta: «persi - scrive Crippa nella proposta di legge - in quello che non si può fare altro che definire ricatto occupazionale». E con i piccoli esercenti che soccombono alla concorrenza, non potendo contare su risorse di personale consistenti. «Il risultato di questa concorrenza da far-west è la chiusura dei piccoli esercizi, con una desertificazione dei centri storici e dei quartieri più periferici che è sotto gli occhi di tutti». E cita di dati di Confcommercio, che attestano che solo nella distribuzione commerciale sono spariti quasi 59mila negozi fra il 2008 e il 2017.

Cominardi incontra i sindacati
Intanto ilsottosegretario al Lavoro Claudio Cominardi ha incontrato i sindacati di base per discutere il tema delle aperture domenicali. Cominardi ha espresso la volontà del Governo di porre rimedio agli effetti negativi delle liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti. «Migliaia di lavoratori e commercianti attendono risposte a un problema di grandi proporzioni. La base di partenza resta l'originaria proposta di legge di Michele Dell'Orco», ha spiegato Cominardi al termine dell'incontro. La proposta del 2014 del deputato penstastellato Dell’Orco, che oggi è sottosegretario alle Infrastrutture, obbligava i negozi alla chiusura per almeno 6 festivi all'anno. La proposta superò il vaglio della Camera, ma si fermò al Senato.

Contraria Confimprese: le aziende costrette a licenziare
Confimprese è contraria alla chiusura dei negozi nei giorni festivi, così come proposto dal Movimento 5 Stelle. «Le aziende saranno costrette a licenziare, l'intero comparto perderà 400mila posti di lavoro e il 10% del fatturato. Significherebbe quindi perdere il 15% della forza lavoro in un Paese che ha un tasso di disoccupazione dell'11%, con un Pil in forte rallentamento nel secondo trimestre e un futuro delle famiglie molto incerto», afferma Mario Resca, presidente Confimprese. Gli acquisti, piegano « non sono di necessità ma di impulso, la gente consuma se ne ha l'opportunità, ma se i negozi sono chiusi rinuncia e non compra».

Coop vuole partecipare al tavolo, contraria Confimprese
Intanto Coop ha chiesto al Governo di partecipare al tavolo perché occorre «un nuovo equilibrio tra le esigenze dei consumatori e quelle dei lavoratori: condividiamo quanto già proposto dal vice presidente Luigi Di Maio per una nuova regolamentazione delle aperture domenicali e festive», ha spiegato Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop (la associazione nazionale delle cooperative di consumatori) durante la presentazione del rendiconto economico sociale 2017 delle Coop.

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