Sport
Vita di un Commisso viaggiatore: chi è l’americano di Calabria che vuole il Milan
di Francesco Prisco
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Se cerchi un italoamericano che ce l’ha fatta il tuo posto è il New Jersey. Varcato l’Hudson, trovi quanto di meglio la «categoria» offra. Vuoi uno scrittore? C’è Gay Talese, quello di Onora il padre. Vuoi un attore? Ti danno Joe Pesci. Un cantante? Hai l’imbarazzo della scelta: c’è Bruce Springsteen, col suo 50% di sangue italiano, il «Jersey Boy» Frankie Valli e fino a qualche anno fa avevi pure Frank Sinatra. Alla voce imprenditori con il pallino dello sport, trovi Rocco Commisso: calabrese di nascita, fondatore del network via cavo Mediacom, presidente dei New York Cosmos e adesso interessato a rilevare il Milan.

Vita avventurosa del Commisso viaggiatore
L’interessamento pare sia concreto. Esattamente quello che servirebbe per tirare l’ultra titolato club milanese fuori dal guado di una gestione cinese con troppe scatole per essere vera. Che Commisso riesca o meno nell’ambizioso progetto ce lo diranno le cronache dei prossimi giorni. La cosa chiara a tutti è che questo estroso figlio di pizzaiolo che si è fatto le ossa tra i tavoli, con la comanda in mano, per ritrovarsi a capo di un impero televisivo che fattura 2 miliardi di dollari l’anno, con un patrimonio personale stimato sui 4,5 miliardi, è l’esempio più classico dell’«American Dream». Nato nella Locride, a Marina di Gioiosa Ionica, nel 1949 viene battezzato Rocco, come il santo Patrono di Gioiosa capoluogo, protettore degli appestati e degli agenti assicurativi. Quello con la piaga nella gamba, il cane al seguito e la borraccia di zucca appesa al bastone del viandante. Pure Commisso, come il santo da cui prende nome, è viaggiatore: alla tenera età di 12 anni attraversa l’Atlantico e approda al Nuovo Mondo, dove trova ad aspettarlo la pizzeria che papà ha aperto al Bronx. La leggenda vuole che tra i tavoli lavorasse qualcosa come 40 ore a settimana, contribuendo in maniera decisiva ai ricavi dell’azienda di famiglia.

Il vicecapitano che fondò Mediacom
Ma Rocco lavora soprattutto per pagarsi gli studi, prima alla Mount Saint Michael Academy, poi alla Columbia University dove, nel 1971, consegue una laurea in ingegneria industriale. Il calcio lo aiuta non poco, perché la retta è in larga parte coperta dalle borse di studio che ottiene giocando per i Columbia University Lions, la squadra di calcio dell’università dove è vice capitano. Alla Columbia frequenta anche la Business School, guadagnandosi un Mba. Dopo gli studi parte la carriera. E che carriera, tutta in bilico tra l’industria e la finanza: Commisso passa dalla big pharma Pfizer alla Chase Manhattan Bank e alla Royal Bank of Canada, prima di approdare a Cablevision, colosso della Tv via cavo dove ricoprirà la carica di vicepresidente esecutivo, fino alla fusione con Warner Media. Nel 1995 il manager si mette in proprio e, nell’autorimessa di casa, fonda Mediacom, società che parte comprando licenze via cavo da piccole Tv locali. Arrivano nuovi investitori e Mediacom diventa l’ottavo broadcaster d’America. Nel tempo libero Commisso coltiva la musica leggera italiana: apre qualche locale in cui si esibiscono artisti del calibro di Little Tony e Gianni Nazzaro, Camaleonti e Cugini di Campagna. Passaggi biografici, questi ultimi, che potrebbero rendere il personaggio parecchio simpatico a quella parte di popolo rossonero che ancora rimpiange miti e riti di Silvio Berlusconi.

Il «difetto»? La fede juventina
Il pallone resta comunque il «pallino» dell’imprenditore residente a Saddle River che, nel gennaio del 2017, rileva i New York Cosmos, la società sportiva della Grande Mela che alla fine degli anni Settanta mise insieme un dream team di stelle mondiali sul viale del tramonto che andava da Pelé a Beckenbauer, passando per Chinaglia e Neeskens. Quei tempi sono lontani: i Cosmos militano nella Npsl, campionato americano di quarta divisione, una specie di serie C a stelle e strisce, con non poche polemiche da parte del patron che vorrebbe ben altra considerazione per il blasone della squadra. Commisso punta al rilancio: da qui l’idea di giocare le partite casalinghe al campo sportivo di Coney Island, con vista sulla spiaggia e sul leggendario luna park che fece da set ai Guerrieri della notte.

Da qui personaggi illustri della Tv Usa come Spongebob, cartoon culto di Nickelodeon, avvistati spesso a bordo campo. Ma vuoi mettere il campionato italiano? Il tycoon di Mediacom ha più di una volta avuto occasione di investirci: gli proposero Sampdoria, Palermo, Reggina, Catania, Pescara e persino Roma, prima dell’avvento di Pallotta, non se ne fece mai nulla. Motivo? Pare che abbia in qualche modo pesato l’amore del Nostro per la Juventus, club nel quale sarebbe volentieri entrato come socio di minoranza. Da Vinovo, tuttavia, non sono mai arrivati segnali positivi in questo senso. E allora, a 69 anni d’età, Mr. Rocco ha probabilmente l’ultima chance di entrare nel calcio italiano che conta. Quello nostro non sarà il campionato più bello del mondo di una volta, la maglia non è bianconera ma come main sponsor ha Fly Emirates, guarda caso la stessa compagnia aerea di Dubai che sponsorizza i Cosmos. Il Milan, per uno come Commisso, è troppo bello per essere vero. Anzi, come direbbe il paisà Frankie Valli, «too good to be true».

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