Italia
L’Alma Mater trampolino e hub di giovani talenti internazionali
di Francesco Ubertini

La quarta rivoluzione industriale in atto sta facendo sì che la competitività in termini economici di un Paese dipenda sempre meno da quella delle singole aziende e sempre di più da quella dei territori, ovvero dall’ecosistema in cui tali aziende sono collocate. Ecco quindi che la ricetta per un contesto competitivo non può non tener conto di alcuni ingredienti fondamentali: un tessuto di imprese dinamico, una forte sinergia tra il substrato imprenditoriale e quello istituzionale e la presenza di università innovative.

Se è vero che da un lato le università assumono un ruolo sempre più cruciale nella crescita dei territori, esse devono dall’altro sapere cogliere nuove sfide. Devono essere in grado di innovarsi e aprirsi all’ecosistema circostante. Devono saper governare i processi di cambiamento per non subirli e sfruttare le opportunità tecnologiche per mettere al centro lo studente. L’Università di Bologna già dal 2016 ha intrapreso questa strada con una scelta forte: quella di porre questa terza missione come pilastro del piano strategico al pari di didattica e ricerca.

L’Emilia-Romagna è una delle regioni simbolo in Europa, leader in Italia per propensione all’export e all’innovazione. Il territorio dispone di un ecosistema dinamico, con protagonisti di primo piano sia nel settore pubblico sia in quello privato. In questo contesto si colloca un progetto come Bi-Rex, il competence center Industria 4.0 approvato dal ministero dello Sviluppo economico. A guidarlo, l’Università di Bologna per conto di un partenariato pubblico-privato di 61 attori che operano in settori come meccatronica, logistica, finanza, Ict, biomedicale, agro-alimentare, energia, ambiente, automotive.

Tra le scelte più di impatto che l’ateneo sta compiendo con l’intento di ripensare al proprio ruolo, c’è anche quella di progettare percorsi didattici innovativi. Qui sono molti gli esempi che si potrebbero fare: dal lancio della piattaforma Moocs per la formazione a distanza (book.unibo.it) al progetto delle competenze trasversali. Come è noto, l’Unione europea ha individuato elementi chiave per la realizzazione e lo sviluppo di ogni persona, per la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione. Queste competenze vengono individuate in riferimento ad ambiti cognitivi, realizzativi, manageriali, relazionali e comunicativi e si integrano con le conoscenze disciplinari.

Già a partire dallo scorso anno l’Università di Bologna offre una serie di insegnamenti a scelta che possono consentire a ciascuno studente di sviluppare competenze spendibili nel mondo lavoro e della vita relazionale. Ancora più incisivo è il percorso che l’Università sta compiendo per rendere la didattica stessa sempre più innovativa e garantire un maggiore coinvolgimento da parte degli studenti sotto forma di interazione, partecipazione, rielaborazione critica, inclusività. Forte è anche l’impegno nel potenziare l’internazionalizzazione, che rappresenta sin dagli esordi dell’Alma Mater una delle sue cifre distintive. Con i suoi oltre 2.086 studenti che partono ogni anno, l’Università di Bologna è oggi la prima in Europa per lo scambio Erasmus.

Infine, l’Università sta investendo molto anche nello sviluppo di una strategia a favore dell’imprenditorialità. Si tratta di una sfida importante, perché l’obiettivo non è solo quello di favorire la creazione di nuove imprese, attraverso la valorizzazione dei risultati della ricerca (spinoff) o la creazione di startup da parte di studenti, ma anche la creazione di una cultura imprenditoriale che favorisca l’orientamento al cambiamento, la voglia di sperimentare e di mettersi in gioco. Al contempo, considerata la rilevanza dell’ecosistema, perché le idee provenienti dall’università ricevano attenzione e supporto alla crescita, l’ateneo ha creato una rete di relazioni con attori chiave del panorama dell’imprenditorialità a livello regionale, nazionale e internazionale. Nello scorso anno accademico l’Università ha attivato quasi 20mila tirocini curriculari che costituiscono un’utile occasione di formazione e crescita per gli studenti.

Molto è stato fatto, ma molto ancora si può fare. Tutti conosciamo il triste primato italiano che conta solo il 20% dei giovani laureati contro il 30% della media dei Paesi Ocse e addirittura il 60% di alcuni Paesi asiatici. Il futuro cammina sulle gambe dei nostri giovani. Un Paese che sa realmente guardare al futuro è un Paese che sa investire sui suoi giovani.

12 GIUGNO 2018
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