Politica
M5S al test amministrative con l’insidia Lega. Anche al Sud
di Manuela Perrone
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Amici al governo, rivali alle elezioni amministrative . A parte i casi eclatanti di desistenza - da Vicenza a Siena , passando per Spoleto , con i vertici M5S che hanno negato l’uso del simbolo spianando la strada alla Lega - i due neopartner di governo domenica si contenderanno il voto di quasi 7 milioni di cittadini in 761 comuni. Ma mentre il Carroccio conta sul ritorno diffuso della coalizione di centrodestra e sul vento in poppa che sembra accompagnare Matteo Salvini anche nelle roccaforti storiche della sinistra, a partire dalla Toscana, le incognite per il Movimento sono molte di più.

La sfida di radicarsi sul territorio, a fronte del crescente successo nazionale, finora non sembra essere stata vinta dai pentastellati. La tradizionale forza della Lega nel formare la sua classe dirigente nei comuni e nelle regioni cozza contro la fragilità del M5S. Che nelle precedenti tornate elettorali locali, fatti salvi i trionfi due anni fa di Chiara Appendino a Torino e Virginia Raggi a Roma, ha avuto risultati deludenti. Stavolta si punta a sfruttare l’onda lunga del successo del 4 marzo al Sud, dove i Cinque Stelle hanno ottenuto percentuali record. Ma si confida anche nell’aiuto della Lega, che in alcune città meridionali (come Brindisi, Barletta, Siracusa e Trapani) ha scelto, non casualmente, di presentarsi da sola. E nell’instancabilità di Luigi Di Maio (inferiore forse soltanto a quella di Salvini), che oggi tornerà in Campania e poi concluderà la campagna in serata a Brindisi.

La progressiva centralizzazione del partito e le faide territoriali, unite all’impronta “virtuale” del M5S che tutto decide sulla piattaforma Rousseau, sono un’ipoteca pesante. Prova ne sia che in nessuno dei quattro comuni amministrati dal M5S chiamati a rinnovare i loro sindaci e consiglieri - Pomezia, Ragusa, Assemini e Quarto (dove però la sindaca Rosa Capuozzo ha amministrato dopo aver perso il “logo”) - si presenta il primo cittadino uscente. Emblematico il caso di Ragusa, dove centrodestra e centrosinistra sono andati in pezzi ma Federico Piccitto non ha potuto ripresentarsi per lo scontro con una sua ex assessora poi diventata deputata regionale, vicinissima a Giancarlo Cancelleri. Ma anche a Pomezia l’avventura di Fabio Fucci è finita male: contrario alla regola aurea del divieto dei due mandati, è stato detronizzato dalla sua maggioranza. Ora sfida i suoi ex compagni, rappresentati da Adriano Zuccalà.

Le comunali serviranno anche a testare la consistenza dell’eventuale elettorato moderato che aveva scelto il M5S il 4 marzo e che potrebbe essere rimasto “deluso” dal patto di governo con i leghisti. È la speranza del Pd, che con Forza Italia rischia di essere travolto, come già accaduto alle regionali in Val d’Aosta e in Friuli Venezia Giulia. Ma c’è un tarlo ben più fastidioso che tormenta i Cinque Stelle: il rischio che l’avanzata del Carroccio, data per scontata al Nord, si faccia sentire anche al Centro (a Fiumicino alle politiche la Lega era stato il primo partito del centrodestra) e soprattutto al Sud. Erodendo consensi non soltanto a Forza Italia, ma pure ai pentastellati. Magari non sufficiente a impedire loro la conquista delle amministrazioni, ma tale da pesare sugli equilibri interni al governo.

8 GIUGNO 2018
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