Italia
L’asse vincente tra griffe e piccole imprese
di Giulia Crivelli
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A seconda di come se ne calcoli il perimetro, il tessile-moda-abbigliamento-accessori è il secondo o terzo settore manifatturiero italiano. Lo ha ricordato a Milano Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, meno di un mese fa,inaugurando la sede della maxi federazione che unisce Assopelletteria (già Aimpes), Aip, Anfao, Assocalzaturifici, Federorafi, Smi (Sistema moda Italia) e Unic. Una sorta di “unione di filiere” (tessile-abbigliamento, scarpe, pelletteria, gioielli, concia, occhiali e pellicce), che restituisce un quadro complesso e ricchissimo che il mondo ci invidia.

Un traguardo importante, celebrato con numeri in crescita: Confindustria Moda rappresenta un settore che ha chiuso il 2017 con un fatturato di 94,2 miliardi, in crescita del 3,2% e trainato dall’export (+5,2%, 65,6% del totale) , con un saldo commerciale positivo di 27,7 miliardi, pari a metà dell’intero saldo commerciale italiano.

Oggi l’Italia è leader mondiale nel medio e alto di gamma grazie alla diffusione e successo dei marchi della moda e lo è anche come polo produttivo: le maison del lusso francesi, europee e americane producono nei nostri distretti in Lombardia, Toscana, Veneto, investendo per potersi fregiare del l’etichetta “made in Italy”. Grandi gruppi francesi e svizzeri come Lvmh, Kering e Richemont hanno acquistato marchi e aziende , senza delocalizzare alcuna fase creativa e produttiva e presidiando sia le settimane milanesi delle sfilate, sia le vie del lusso di Milano, Roma, Venezia e Firenze.

Una leadership frutto di un lungo cammino, iniziato nel dopoguerra e che dal 1965 ha continuato a crescere. Per l’abbigliamento maschile, ci si può fare un’idea di questo straordinario cammino visitando la mostra Uomini all’italiana 1968. La confezione Zegna dalla sartoria all’industria, che resterà allestita a Trivero (Biella) fino al 28 ottobre.

Nata per celebrare i 50 anni dell’ingresso del gruppo piemontese nel ready-to-wear, la mostra fa capire come il patrimonio unico dell’Italia sia la filiera: nel caso di Zegna, tutto nacque con il Lanificio aperto nel 1910, poi ci fu il passaggio all’abbigliamento che portò alla notorietà del marchio. Come ha ricordato di recente Marino Vago, presidente di Sistema moda Italia, la componente di maggior peso di Confindustria Moda, la parte a valle della filiera, che può contare su margini più elevati, deve agire in una logica di sistema, sostenendo il monte, fatto di Pmi, meno note al grande pubblico e con minore potere negoziale.

«Il rischio, per il valle, è di indebolire i rami sui quali si è seduti e dai quali si guarda e domina il mondo». Un’immagine forte, ma azzeccata. Come forte è il segnale dato dalla nascita di Confindustria Moda, dove tutte le associazioni hanno pari dignità e, insieme, possono preservare la leadership italiana.

5 GIUGNO 2018
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