Politica
Giustizia, Ue e migranti: tutti i dubbi costituzionali nel contratto M5S-Lega
di Giovanni Negri e Gianni Trovati
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Nei giorni delle «bozze» la polemica politica sull’accordo fra Lega e Cinque Stelle si è concentrata sulle ipotesi di «comitato di conciliazione», un organismo inedito chiamato a risolvere in corso d’opera le controversie fra le due «parti» del «contratto». Il lavoro di lima che ha preceduto il testo finale si è esercitato molto anche su questo punto, scolorendo il comitato a una sorta di “vertice di maggioranza”, versione formalizzata di una camera di compensazione che ha accompagnato tanti momenti critici della prima e della seconda Repubblica.

La revisione di forma e sostanza ha modificato anche altri passaggi controversi, lasciando sul terreno qualche contraddizione: la Costituzione dovrebbe prevalere sul diritto comunitario «fermo restando il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione», per la regola dell’equilibrio di bilancio (articolo 81) si ipotizza un «adeguamento» per «poter far fronte efficacemente ai diversi cicli economici», che però rappresentano un fattore già previsto dalla stessa norma costituzionale.

Più nette, e problematiche se lette nell’ottica della Carta in vigore, le posizioni sulla sicurezza, che chiedono di limitare drasticamente le pene alternative al carcere, di togliere al giudice la valutazione sulla «proporzionalità» della legittima difesa, e sull’immigrazione, come quelle che prevedono di riservare «alle famiglie italiane» forme di gratuità degli asili nido.

Per quel che riguarda i meccanismi di «conciliazione», conferma Francesco Clementi, docente di diritto pubblico comparato all’Università di Perugia, «nel testo finale ci si limita a indicare un organo politico, che ha perso anche le forme di commissione fra potere esecutivo e legislativo che aveva nelle prime bozze. Resta delicata l’idea di legare all’accordo tra i due partiti anche la calendarizzazione delle proposte di legge».

E per Giulio Enea Vigevani, docente di Diritto costituzionale a Milano Bicocca, i profili di tensione con la Carta sono tali e tanti da fare ritenere il contratto più «acostituzionale» che «anticostituzionale». Vigevani ne elenca alcuni: «A partire dalla prevalenza del diritto costituzionale italiano su quello europeo, un punto che mi sembra giuridicamente, non politicamente, eversivo: non avviene neppure in Germania. Oppure, senza soffermarsi sul vincolo di mandato, ricordo anche solo il divieto al ritorno in magistratura per la toga che è stata parlamentare, oppure dei profili di conflitto con la libertà religiosa del coinvolgimento delle comunità locali sui luoghi di culto».

Mentre per Oreste Pollicino, docente di diritto costituzionale alla Bocconi di Milano, «aspetti problematici riguardano i rapporti con l’Unione europea, si parla spesso di rinegoziare i trattati istitutivi. Il punto deve essere chiarito, l’Unione europea rimane una organizzazione internazionale i cui trattati possono essere modificati soltanto all’unanimità previa l’attivazione di una specifica procedura intergovernativa prevista dagli stessi Trattati». Infine Pollicino lancia un avviso sul Csm, organo di rango costituzionale, per il quale il ventilato cambiamento del sistema elettorale sia per i laici sia per i togati non dovrà alterare l’equilibrio oggi previsto dalla Carta.

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