Politica
Governo Lega-M5S, accordo sul premier: pronto Conte. Braccio di ferro sul Tesoro
di Marzio Bartoloni
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«Stamattina abbiamo chiuso l’accordo sul premier e sulla squadra di ministri e speriamo che nessuno metta veti su una scelta che rappresenta la volontà della maggioranza degli italiani». Ad annunciarlo è il leader della Lega Matteo Salvini dopo la conclusione del faccia a faccia di domenica a Roma con il capo dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio.

Dalle ultime indiscrezioni, la casella più importante del governo, quella di premier, dovrebbe andare a Giuseppe Conte mentre agli Esteri potrebbe arrivare Giampiero Massolo. Con il leghista Giancarlo Giorgetti in lizza tra il Tesoro e il sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio. Ma per Palazzo Chigi o via XX settembre spunta anche il nome dell’economista Paolo Savona, 82 anni, un passato in Banca d’Italia e ministro dell’Industria nel Governo Ciampi e a capo Dipartimento Ue di Palazzo Chigi a metà anni duemila con Berlusconi premier. Nei desiderata della Lega, in particolare, Savona potrebbe occupare la poltrona del ministero dell’Economia e delle Finanze.

«Abbiamo scelto un nome equilibrato che soddisfa noi e loro», ha spiegato Salvini. Ormai per il Governo giallo-verde dove potrebbero entrare anche gli stessi due leader («Siamo disponibili a metterci la faccia»), il traguardo è sempre più in vista. Il Quirinale stamattina convocherà i gruppi di Lega e Movimento Cinque stelle. Secondo quanto si è appreso da fonti politiche le due delegazioni potrebbero salire al Colle nel pomeriggio. Intanto sono stati circa 215mila i cittadini che in questo fine-settimana sono andati ai gazebo della Lega per votare il contratto di governo. I sì hanno raggiunto il 91% del totale.

Il faccia a faccia di domenica, durato quasi due ore, è terminato all’ora di pranzo ed è stato tutto incentrato, si apprende in ambienti politici, sul nodo del premier e sulla squadra di governo. Nel corso della giornata i due leader hanno avuto anche una serie di contatti telefonici. Il nome del premier («Non saremo né io né Di Maio») sarà - dice Salvini - una «persona di valore, di spessore e riconosciuta che finora potrebbe non aver mai votato né il M5S né la Lega, così come secondo me anche alcuni ministri». Come detto, il nome in pole tra quelli di area Cinque Stelle è quello del professore di diritto privato dell’università di Firenze Giuseppe Conte, mentre scende quello di Andrea Roventini che in passato si era schierato contro la flat tax. A Luigi Di Maio dovrebbe andare il nuovo super ministero Lavoro-Sviluppo economico la cui unione è stata proposta dallo stesso leader M5S « per risolvere i problemi degli italiani». A Salvini dovrebbe andare il ministero degli Interni, mentre per gli Esteri è favorito Giampaolo Massolo. Infine all’Economia resta sempre forte la candidatura del leghista Giancarlo Giorgetti (anche se su questa casella spinge anche M5S). Giorgetti è però accreditato anche per la poltrona di sottosegretario a Palazzo Chigi. Sul Mef e sulla Difesa peseranno in ogni caso i “consigli” di Mattarella. C’è infine l’ipotesi sempre aperta - ribadita domenica da Salvini («a me piacerebbe») - che al Governo entri anche Fratelli d’Italia.

Tra gli altri nomi per i restanti ministeri ci sarebbe Laura Castelli in pole per la Pa, Giulia Grillo verso la Sanità. Per la Lega Nicola Molteni potrebbe guidare l'Agricoltura (per il quale circola anche il nome di Fontana), Gian Marco Centinaio è in pole per gli Affari Regionali o per il nuovo ministero del Turismo, Giulia Bongiorno è tra i favoriti per Riforme e Rapporti con il Parlamento (in merito al quale non si esclude la scelta di Riccardo Fraccaro). Il dicastero dei Trasporti dovrebbe andare alla Lega (tra i nomi si fa quello di Stefano Candiani) così come quello dell’Ambiente (in pole Lucia Borgonzoni). Sport e Beni Culturali andranno probabilmente al M5S: i nomi in pole sono quelli di Domenico Fioravanti e Emilio Carelli. Tra i tecnici favorito anche il rettore della Statale Gianluca Vago all’Istruzione mentre Vincenzo Spadafora, fedelissimo di Di Maio, è in pole per gli Affari Europei.

Salvini ha anche replicato su twitter al ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire: «Un ministro francese “avverte” il futuro governo: non cambiate niente o saranno problemi. Altra inaccettabile invasione di campo. Non ho chiesto voti e fiducia per continuare sulla via della povertà, della precarietà e dell’immigrazione: prima gli italiani». Le Maire in una intervista televisiva aveva messo in guardia sul fatto che la stabilità della zona euro può essere «messa a rischio» se il prossimo governo italiano non rispetterà i suoi impegni su debito, deficit e banche. Salvini in visita ai gazebo del Carroccio a Fiumicino ha prima spiegato che «se ci chiedono di fare come i governi precedenti, faremo l’esatto contrario. I francesi si occupino della Francia e non mettano il naso nelle cose altrui, semmai parliamo di Ventimiglia e dei migranti fermi al confine». E ha poi ribadito che il prossimo Governo andrà a Bruxelles per rivedere la flessibilità sui conti: «Andremo a trattare, noi non siamo la Grecia, abbiamo un potere contrattuale, una forza economica maggiore di altri Paesi».

È Di Maio, domenica pomeriggio da Teramo, a fare eco alle parole di Salvini: «Prima di spread e dei parametri di Bruxelles vengono i cittadini italiani con i loro diritti essenziali. E se dovremo pretendere qualcosa in Europa non andremo col cappello in mano ma chiederemo i margini per poter spendere come seconda forza manifatturiera in Europa e che da 20 miliardi ne vede rientrare 10-12 rispetto a quella dominante negli ultimi anni». Dal canto suo Salvini ha poi spiegato che Alitalia non sarà svenduta «a pezzettini». «Non ci sono bacchette magiche - ha aggiunto - però se il nostro governo riporterà ufficialmente il ministero del turismo, non si può rilanciare il turismo senza una compagnia di volo che sia a disposizione di questo Paese». E poi ha aggiunto che nel contratto «non c’è il blocco della Tav. Ci sono progetti che saranno riesaminati, alcuni saranno confermati, altri ridiscussi». Parole che sembrano contraddette da quelle di Di Maio che qualche ora dopo avverte: «Dico ai francesi che per la Tav avete scavato, scavato per anni ma ormai è superata, quindi prendiamoci quei soldi e mettiamoli nel trasporto pubblico locale». Mentre al ministro francese Le Maire il leader M5S risponde: «Fateci partire e poi ci criticate, ne avete tutto il diritto».


21 MAGGIO 2018
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