Attualita
Statistica, ingegneria, economia ma anche scienze educative: ecco dove c’è più fame di laureati
di Marzio Bartoloni
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Da qui a 5 anni ci saranno 2,5 milioni di posti di lavoro, di questi 2 milioni saranno frutto del turn over, il resto nuovi posti. Con i laureati e i diplomati che saranno tra i profili più ricercati perché saranno quelli colpiti di meno dall’automazione nel lavoro (dai robot all’intelligenza artificiale fino ai big data). E nelle previsioni appena messe a punto dal sistema Excelsior di Unioncamere insieme ad Anpal emerge che il «tasso di fabbisogno» più alto da qui al 2022 riguarda alcuni laureati in particolare: statistici, ingegneri, laureati in economia, medicina e chimica farmaceutica. A cui si aggiunge una sorpresa: quella dei laureati negli indirizzi insegnamento e formazione di cui ci sarà una forte domanda a fronte di un ampio turn over previsto nelle scuole.

Secondo le previsioni nel complesso, i “dottori” richiesti fino al 2022 sono circa 778mila, con una media annua di 155.600. A livello complessivo in cinque anni la quota maggiore dei fabbisogni previsti è destinata ai laureati dell’area economico-sociale (il 25%) pari a 191mila nuovi ingressi, di cui 151mila del gruppo economico-statistico e 40mila dell’indirizzo politico-sociale. Poco inferiore il fabbisogno di laureati dell’area umanistica (185mila, pari al 24%). Rientrano in quest’area i laureati in scienze motorie (10.300), insegnamento (81.600), letterario (42.100), linguistico (34.200) e psicologico (17.200). In terza posizione i 142mila laureati dell'area ingegneria-architettura, seguiti da quelli dell'area medico-sanitaria (137mila). Fin qui i grandi numeri. Perché le maggiori opportunità in termini di tasso di fabbisogno (una specie di termometro che segnala dove c’è più fame di laureati) dovrebbero riguardare l’indirizzo insegnamento che a fronte di un valore medio del fabbisogno di tutti i laureati pari a 3,1%, potrebbe far registrare un tasso a 7,3% (soprattutto per il turnover previsto nel settore pubblico dell'istruzione). Ma la richiesta più alta arriva anche dagli indirizzi statistico (5% il tasso di fabbisogno), ingegneria (4,2%), economico (3,8%), medico-sanitario (3,6%), chimico-farmaceutico (3,3%) e scientifico-matematico-fisico (3,1%).

Ma il sistema universitario è in grado di rispondere a questa domanda? I neo-laureati previsti in ingresso sul mercato del lavoro nel quinquennio - secondo le stime di Anpal e Unioncamere - sono circa 674mila e da qui nasce la preoccupazione, avanzata da molti osservatori, che possa profilarsi una carenza di offerta rispetto al fabbisogno di laureati espresso dal sistema economico. Nel mercato del lavoro è comunque presente uno cospicuo numero di laureati ancora in cerca di lavoro (circa 350mila), ma non è detto che questo “bacino” di occupabili corrisponda ai fabbisogni delle imprese, e più in generale del mondo del lavoro, per indirizzo di studio e per competenze specifiche richieste. Da qui l'opportunità di rafforzare ad ogni livello le attività di orientamento volte a ridurre il mismatch fra domanda e offerta di lavoro e le politiche di placement e raccordo tra scuola-università e lavoro.

Che il trend sia questo arriva anche dalla stima a più breve periodo. Solo a maggio sono 425mila le figure professionali di ogni livello che le imprese vogliono assumere, ma il disallineamento fra domanda e offerta di lavoro resta alto e riguarderà il 22% dei contratti programmati, avverte il bollettino di Exclesior secondo il quale le imprese «incontreranno maggiori difficoltà nella ricerca di candidati con elevata specializzazione (è ritenuto difficile il reperimento del 37,2% delle professioni intellettuali e scientifiche), di tecnici (35,3%) nonché di artigiani e operai specializzati (29,7%)». Il mismatch più elevato si registra in particolare per gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, fisiche e chimiche (il 57% dei 3.500 profili previsti in entrata è ritenuto di difficile reperimento), seguiti dagli ingegneri (39,1%). Fra i tecnici le maggiori difficoltà - continua Excelsior - sono segnalate per quelli informatici, telematici e delle telecomunicazioni (5.600 le entrate programmate di cui il 57% è considerato di difficile reperimento), nonché per i tecnici in campo ingegneristico.

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