Politica20
Il braccio di ferro Salvini-Di Maio sotto il pressing del governo istituzionale
di Lina Palmerini
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Alla fine la scelta del capo dello Stato di dare un mandato mirato (solo tra centro-destra e 5 Stelle) e tempi brevi (fino a oggi) all’esplorazione di Elisabetta Casellati sta producendo i suoi effetti. Nel senso che i due “vincitori”, Salvini e Di Maio, ieri hanno stretto sulla trattativa con alcuni spiragli che poi si sono richiusi. Quello del leader dei 5 Stelle che ha aperto a un appoggio esterno di Forza Italia e Fratelli d’Italia ma ribadendo che i confini del Governo restano a due. E dall’altra parte, il capo della Lega che ha ribadito – da un comizio elettorale a Isernia - che il perimetro del centro-destra resta intatto ma che, a questo punto, sarà lui adesso a scendere in campo. Chiederà un pre-incarico? E con quale formula politica? Se davvero tiene unita la coalizione è evidente che non c’è il patto di maggioranza con i 5 Stelle. E dunque a queste condizioni è irrealistico ottenerlo a meno di colpi di scena. Si capirà oggi ma quello che è certo è che l’unica vera novità è che il tempo fissato dal Colle sta producendo l’effetto di stanare i principali attori protagonisti del primo “forno”: Salvini e Di Maio.

Ieri sera era difficile capire come si orienterà il capo dello Stato visto che aspetta il momento in cui la presidente del Senato riferirà dell’esplorazione. Non ci sono scelte pre-confezionate ma se sulla scena resterà solo il braccio di ferro di Salvini e Di Maio, sarà difficile per Sergio Mattarella concedere altro tempo a una opzione che si sta consumando sotto il colpo dei veti incrociati. O qualcuno dovrà cedere oppure si chiude definitivamente la prima delle opzioni politiche esplorate.

Difficile dire anche come si procederà e dare troppo per scontato il passaggio all’esplorazione di Roberto Fico, può diventare un azzardo se non ci saranno spiragli dal Pd. Ci saranno? E verso quale direzione? Resta la suggestione di un Governo a guida Giorgetti che coinvolga il centro-destra con pezzi di Pd. Comunque pure il rebus-Dem si dovrà chiarire nei prossimi giorni. «Un passo alla volta» questo si sente ripetere al Quirinale. Di certo intorno al Colle cresce la pressione per far nascere un Esecutivo di tregua. Ieri l’ha rilanciato Forza Italia con la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini, aveva aperto uno spiraglio lo stesso Giancarlo Giorgetti, molti esponenti del Pd ci puntano soprattutto perché la prospettiva delle urne tra sei mesi o un anno li terrorizza. Sanno bene che potrebbero ridursi ulteriormente consensi e seggi. E dunque non aspettano altro che un “appello” alla responsabilità di Sergio Mattarella.

Diverso potrebbe essere il calcolo dei vincitori, di Salvini e Di Maio: ora sparano a zero contro un Governo istituzionale ma alla fine potrebbero accettarlo a due condizioni. La prima è che sia a tempo, la seconda che abbia al centro una riforma della legge elettorale. Ritoccare le regole del Rosatellum e poi andare alle urne entro un anno, potrebbe essere il vero obiettivo. Nel frattempo Salvini fa il partito unico della destra e Di Maio prova a erodere altri voti al Pd.

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