Sport
Con le Zebre il grande rugby ritorna all'Aquila
di Giacomo Bagnasco
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Un match di rilevo internazionale in uno dei territori italiani più votati al rugby. Piegato da un terremoto avvenuto nove anni fa, che ha avuto ripercussioni anche sullo sviluppo dello sport locale. I neroverdi dell'Aquila - società che compare nell'albo d'oro del campionato italiano con la bellezza di cinque scudetti - sono scivolati all'indietro, in quella serie A che in realtà è una seconda divisione, venendo dopo l'Eccellenza. Che a sua volta, a dispetto del nome, non raccoglie i migliori giocatori del Paese, ora dirottati in prevalenza verso il Benetton Treviso e le Zebre di Parma. I superclub del Pro14, campionato internazionale che mette in campo anche “franchigie” irlandesi, scozzesi, gallesi e (dalla stagione in corso) sudafricane.

Proprio le Zebre riporteranno all'Aquila il rugby internazionale. Lo faranno sabato allo Stadio Tommaso Fattori, che ospiterà un match valido per il 20° turno della stagione regolare di Pro14: i loro avversari saranno i Dragons gallesi, recentemente battuti al fotofinish dal Benetton a Treviso. E se i veneti hanno ancora una esigua speranza di terminare tra le prime otto e conquistare i play-off, nonché un posto nella Champions Cup (equivalente della Champion League calcistica) edizione 2018/2019, le Zebre - che hanno all'attivo quattro successi - sono fuori dai giochi. Entrambe le squadre hanno comunque fatto meglio dell'anno scorso: il Benetton, poi, ha già eguagliato il record stagionale di 10 vittorie e ha la possibilità di superarlo nelle ultime due partite, in Irlanda contro il Leinster e a Treviso nel derby italiano di chiusura.

Intanto la squadra con sede a Parma è già in Abruzzo, in vista dell'incontro di sabato alle 17, che sarà preceduto dalla sfida del campionato di serie A tra L'Aquila e la capolista Cus Genova. Ieri ha fatto tappa ad Avezzano, che tra l'altro è la città del trequarti ala Giovanbattista Venditti, e da oggi sarà nel capoluogo. «È necessario introdurre elementi di innovazione nel rugby italiano - sostiene Andrea Dalledonne, amministratore unico della franchigia tornata sotto l'egida federale dopo le difficoltà registrate sotto una gestione privata - e una delle mosse che abbiamo individuato consiste nel portare lo spettacolo dove c'è domanda. In più intendiamo fare un gesto di solidarietà verso la popolazione e la città dell'Aquila pochi giorni dopo il nono anniversario del terremoto». La prevendita dei biglietti procede in maniera giudicata soddisfacente e una serie di iniziative farà da contorno alla partita. «In particolare nella serata dopo il match coinvolgeremo le vie della città e soprattutto il centro storico. Ci saranno tra l'altro musica e stand gastronomici, con i nostri giocatori e quelli gallesi mischiati tra la gente».

L'intento è quella di non fermarsi all'episodio isolato. «Crediamo in questo possibile sviluppo - spiega Dalledonne -. Abbiamo cercato di fare qualcosa di bello e di nuovo, nonostante le difficoltà legate al trasferimento “fuori casa” di una partita interna. In sede locale abbiamo ricevuto un grande aiuto sul piano organizzativo e anche per questo pensiamo di tornare all'Aquila nella prossima stagione. Con un obiettivo in più: finito il Pro14, a maggio visiteremo diverse città italiane e cercheremo di fissare altri match lontano da Parma».

Idee che piacciono ai giocatori. Valerio Bernabò, seconda linea di lungo corso, non ha dubbi: «Ci spostiamo molto volentieri, è bello allargare il nostro raggio di azione ed è bello essere all'Aquila. So che l'attesa è alta e che ci accoglieranno con molto calore». E Venditti, gigantesca ala abruzzese doc, è il più contento di tutti: «Torno a giocare nella mia regione dopo 10 anni - dice -. La presenza di tanti amici sarà uno stimolo in più. Si è realizzata un'ottima idea, per dare una piccola mano alla città e per giocare davanti a un pubblico caldo e appassionato, in uno dei non tanti posti d'Italia dove il rugby è vissuto come merita. E ora cerchiamo di vincere: abbiamo lasciato in giro diverse occasioni ma si sono visti progressi sul piano del gioco e sotto l'aspetto societario e dirigenziale».

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