Politica
Un caminetto al Nazareno: la nuova fase del Pd tra Roosevelt e la svolta della Bolognina
di Andrea Carli
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È una delle immagini di questo Pd uscito travolto dalle politiche del 4 marzo. È il “caminetto”, ovvero una specie di cabina di regia composta dai rappresentanti delle diverse anime del partito che - nella testa di chi l’ha proposta in questi giorni immediatamente successivi alla sconfitta elettorale - avrebbe la funzione di definire in maniera più condivisa la linea politica del Pd nella fase post Renzi. Una soluzione che non è vista di buon occhio proprio dai renziani: temono che possa spalancare la porta a “inciuci”, primo fra tutti quel dialogo con i Cinque Stelle che - dicono - andrebbe contro il verdetto espresso degli elettori alle urne: saltare un giro e restare all’opposizione. Ma è una cabina di regia, il caminetto, che è vista di buon occhio da chi in questi giorni e in questi mesi non ha potuto influire sulla strategia politica del partito, o almeno non come avrebbe voluto.

Arriva nel Pd un luogo di coordinamento condiviso
Alla fine il reggente Maurizio Martina, durante la direzione del partito che si è svolta lunedì pomeriggio, ha ceduto. Il ministro uscente dell’Agricoltura che traghetterà i Dem almeno fino assemblea nazionale di aprile ha proposto «un luogo di coordinamento condiviso». Non l’ha chiamato “caminetto” per non attirarsi le critiche dei renziani, ma la sostanza è quella. Ed è una sostanza dal retrogusto squisitamente politico, e che prefigura un comitato ristretto nell’ambito del quale i rappresentanti delle diverse correnti del partito - renziani, calendiani, franceschiniani, cuperliani, orlandiani, prodiani e personalità legate a Emiliano, rottamati e rottamatori - decidono tutti insieme la nuova linea. Il partito deve stare all’opposizione? Il partito deve dialogare con i Cinque Stelle o con il centrodestra? Il partito deve entrare in un governo di scopo con tutti dentro per cambiare le regole del gioco? Questi sono i temi sul tavolo da qui alle prossime settimane.

I discorsi del caminetto di Roosevelt durante la Seconda guerra mondiale
Il termine “caminetto” non è una novità in politica. Celebri sono i “discorsi del caminetto”, rigorosamente radiofonici, con cui ogni settimana il presidente degli Stati Uniti d’America Franklin Delano Roosevelt negli anni difficili della seconda guerra mondiale si rivolgeva alle famiglie americane per tranquillizzarle sulla sorte dei tanti ragazzi partiti per il fronte, in Europa e nel Pacifico. La consuetudine è sopravvissuta fino ad oggi, nell’era Trump.

In Italia il precedente della svolta della Bolognina
Ma l’immagine del caminetto non è nuova nemmeno alla politica italiana. Nella sua rubrica sul Manifesto il giornalista e scrittore Alberto Leiss ricorda: «Ho ascoltato per la prima volta questo termine ai tempi della svolta del Pci: quando la contesa sul cambio del nome del partito stava precipitando nella conta dei Sì e dei No c’erano stati tentativi di comporre un accordo unitario. E tentativi simili si ripeterono in seguito col proposito di evitare – anche allora – la scissione. Si potrebbe pensare a iniziative positive, o quantomeno animate da buone intenzioni. Ma - aggiunge Leiss - il termine caminetto – soprattutto da parte dei più ferventi occhettiani e “svoltisti” – fu subito sinonimo di qualcosa da aborrire, una pratica orribilmente “consociativa”, una trama intessuta alle spalle del “popolo” di militanti – attivisti – elettori, un ritorno ai vecchi polverosi riti del “centralismo” dei comunisti, ecc.».

La storica Colarizi: 100mila incontri del caminetto tra I eII Repubblica
Gli “incontri del caminetto”, ricorda Simona Colarizi, docente di storia del sistema politico e dei partiti all’università di Roma La Sapienza, «sono incontri tra i maggiorenti di una forza politica, che non vogliono confrontarsi con il resto del partito o non vogliono aprire la discussione a un dibattito pubblico. Nella storia della Prima e della Seconda repubblica ce ne sono centomila. La politica italiana è fatta di caminetti. Il problema - aggiunge la storica - è che “la componente caminetto” è difficilmente documentabile». Ovvero? «Ci sono dei momenti nella vita politica in cui questi incontri sono decisivi - risponde Colarizi -. I presidenti della Repubblica, ad esempio, sono sempre stati decisi così. Ma in questo caso abbiamo delle carte di archivio che lo testimoniano». Per il resto si ricorre a voci di corridoio. Nella speranza che i documenti, quelli importanti, non siano stati gettati nel fuoco del caminetto. Niente di più probabile.

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