Politica
Martina: «Programmi Lega-M5s irrealizzabili». Nel pomeriggio le dimissioni da ministro
di Redazione Roma
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Fare il “traghettatore” del Pd - dalla gestione Renzi all’elezione di un nuovo segretario - è un impegno a tempo pieno. La pensa così Maurizio Martina, da qualche giorno segretario reggente del partito, che da qualche ora non è più il ministro dell’Agricoltura del governo Gentiloni. «Da questo pomeriggio non sono più ministro, per rispetto del ruolo istituzionale che ho ricoperto fin qui e il ruolo che sono chiamato a svolgere», ha annunciato registrando la puntata di “Porta a Porta” (Rai 1) che andtà in onda questa sera. Nelle sue previsioni ora al ministero«ci sarà un interim del premier».

Pd all’opposizione: «È dovere del M5S indicare la strada»
Ufficializzato in tv l’addio all’incarico di ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali (la nomina nel febbraio 2014, premier Matteo Renzi, poi la conferma con Gentiloni presidente del Consiglio) Martina è tornato al tema centrale degli ultimi giorni: quale governo e con quale maggioranza dopo il voto del 4 marzo? «Confermiamo che i programmi di Lega e M5s sono irrealizzabili o perfino dannosi», ha spiegato al conduttore Bruno Vespa. Nessuna paura del confronto, «ma crediamo che il dovere di indicare la strada sia loro», ha aggiunto, certo di sapere da dove il Pd deve partire, «cioè l'opposizione». Quanto alle prospettive di un governo Lega-Pd, Martina ha rassicurato il segretario del Carroccio Salvini: «Stia tranquillo: non ci pensiamo nemmeno con il binocolo a un governo con loro».

Esclusi contatti M5S-Franceschini per presidenza Camera
E da capo di un partito per ora saldamente schierato all’opposizione Martina ha lanciato una frecciata al candidato premier M5S: «Evocare il ritorno al voto segnerebbe la sconfitta di chi ha vinto le elezioni. Suggerirei a Di Maio di abbandonare questi toni e di assumersi responsabilità piena di dire cosa fare senza giocare a mosca cieca». Smentire le indiscrezioni fa parte dei compiti di un “traghettatore”, e Marina non si sottrae. Quindi ha escluso «categoricamente» che Franceschini (ministro dei Beni culturali e capocorrente dem, ndr) «abbia avuto alcun contatto per la presidenze della Camera». «So bene che chi ha vinto ha l'onere e l'onore di indicare una prospettiva» - spiega dopo aver confermato la disponibilità del partito a un confronto sulle presidenze - «ma trovo giusto ragionare con tutti secondo le prerogative che devono avere queste figure».

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