Politica20
Il duello Renzi-Salvini al Senato, primo round l’elezione del presidente
di Lina Palmerini

Nella storia più recente delle elezioni, è accaduto quasi sempre che sia stato il Senato il luogo più difficile per la maggioranza. Quello dove si è combattuto con i numeri per formare o tenere in vita i governi, dove il potere di interdizione era massimo su molte delle leggi più importanti a cominciare dal bilancio. Insomma, tra le due Camere è stato più spesso Palazzo Madama ad avere una centralità politica per fare o disfare alleanze e guidare le danze parlamentari. E pure questa volta ci sono leader che hanno fatto la loro scommessa proprio lì pensando che nella grande incertezza di questa legge elettorale, posizionarsi dove è più forte la capacità di condizionamento attribuisca un potere negoziale in più nel grande rebus che potrebbe aprirsi il 5 marzo. Non è detto che il voto ci consegni al caos ma – nel dubbio - c’è chi ha prenotato per se stesso e i suoi fedelissimi un seggio senatoriale. Lo ha fatto Matteo Renzi e pure Matteo Salvini.

Molti nel Pd fanno notare che il segretario ha scelto molti dei candidati a lui più vicini per portarli a Palazzo Madama, ritagliando per se stesso il ruolo di capogruppo “di fatto” anche se il prescelto sarà un altro. Il senso di raggruppare lì nomi come Bonifazi, Carbone, Fedeli, Marcucci, Parrini – solo per dirne alcuni – risponde alla logica di tenere il gruppo ben compatto soprattutto per la prima prova. In quello che è il vero debutto del risiko post-voto: l’elezione del presidente del Senato. È vero che c’è anche quello della Camera ma è più probabile che si faccia prima a Palazzo Madama dove la regola vuole che alla quarta votazione si proceda con il ballottaggio tra i più votati. È in questo passaggio che cominciano le trattative politiche vere, prima ancora che sia scattato il gong delle consultazioni al Colle.

E per quell’appuntamento Renzi ha la possibilità di gestire in proprio il negoziato con gli altri partiti presentandosi con un gruppo assolutamente fedele. E, in sostanza, potrebbe già avviare un eventuale dialogo con Forza Italia se davvero il suo schema - numeri permettendo - sarà quello di andare incontro a un’alleanza con il Cavaliere. Dall’altra parte dell’Aula avrà, però, Matteo Salvini. Anche il segretario leghista siederà a Palazzo Madama e da lì controllerà le mosse dell’avversario e dell’alleato. Insomma, per lui il test del presidente del Senato misurerà la tenuta del patto con Berlusconi. Tra l’altro, cosa affatto secondaria, in caso di caos eleggere il presidente del Senato vorrà dire soprattutto indicare un probabile candidato a ricevere un mandato esplorativo dal Colle.

Non è detto che i numeri a Palazzo Madama aiutino la scommessa del leader Pd, anzi. Secondo il politologo Roberto D’Alimonte - con la sua analisi pubblicata sul Sole 24 Ore della scorsa settimana - ha più probabilità di avere una maggioranza assoluta il centro-destra al Senato che non alla Camera. Se così fosse, non solo verrebbe meno il suo gioco ma Montecitorio diventerebbe il vero passaggio cruciale. E lì ci sono quasi tutti i big del partito - da Gentiloni a Minniti a Delrio e Franceschini - che già in campagna elettorale stanno mostrando un profilo più autonomo.

Hai raggiunto il limite di 10 articoli gratuiti disponibili questo mese.
Abbonati a Il Sole 24 Ore Mobile per avere accedere illimitatamente a tutti i contenuti del sito mobile
Inserisci il tuo numero di cellulare per attivare l'offerta o, se sei già abbonato, per continuare a leggere.
Altre informazioni